134 �uesta è una storia giapponese, dove l’osservazione riprende il sopravvento per andare oltre i limiti che ogni forma di conoscenza prima o poi manifesta. C’è molta spiritualità nella vita che andiamo a raccontare con la testimonianza diretta di chi questa esperienza l’ha osservata coi suoi occhi, ma non sia questa una scusa per estraniarsene: poche culture riescono ad allinearsi pienamente con il Buddhismo Zen che fa da contorno. Ciò su cui ci si deve concentrare è il tempo, la sua importanza e il suo senso per l’uomo e la natura. Rispetto del tempo e dei risultati che garantisce se, dal contare i minuti, si passa a comprendere il suo agire, la sua relazione con le cose. La vita di Masanobu Fukuoka (1913 –2008) è raccontata in molte lingue e la sua tecnica del non-fare in agricoltura è dibattuta a livello a scientifico e citata in svariate pubblicazioni. All’inizio della sua esperienza mandò in momentanea rovina i campi di famiglia; altrettanto vero è che, assecondando il tempo e le esigenze delle piante, queste gli garantivano raccolti sorprendenti per qualità e quantità. Su una cosa l’opinione scientifica è concorde parlando di Fukuoka: le esigenze di biodiversità degli ecosistemi vanno rimesse al centro del discorso agricolo e le sue tecniche sono un sostenibile esempio con cui integrare l’agricoltura per la salvaguardia del suolo. Pubblicato nel 1980, La rivoluzione del filo di paglia è il saggio con cui Fukuoka introduce alla sua nontecnica in agricoltura. Giannozzo Pucci è uno degli editori che ha contribuito alla diffusione del saggio dall’Estremo Oriente; fiorentino, appartiene a quel novero di persone che si spende precorrendo i tempi, che affronta tematiche con mezzo secolo di anticipo rispetto all’allarme generale. Pucci è tra gli ispiratori del movimento ecologista e ha vissuto l’agricoltura e l’amicizia con Fukuoka. Il cuore della visione di Fukuoka è nella paglia che dà il nome al libro, paglia lasciata dalla precedente coltura o stesa a mano, che deve coprire il terreno di coltivazione. Fertilità, germinazione, protezione dagli animali e gestione dell’acqua sono fattori interamente gestiti da lei, la paglia, o la pacciamatura, naturale cittadina dell’ecosistema. In questa lettiera si intrecciano i resti organici delle piante appena coltivate e degli animali, i funghi e i batteri. Arriva l’acqua e il tutto nutre il suolo. Altro fattore chiave è la compresenza di più colture a sovrapporsi e passarsi il testimone, a impedire che ci sia spazio per le erbacce invernali e le infestanti. Incrociando le braccia e lasciando fare a questo strato sopra il suolo, lui non degrada e l’ecosistema giunge al suo equilibrio. La tecnica di Fukuoka è figlia del suo territorio di origine, dove ha maturato l’esigenza di un cambio di strategia e dove ha iniziato a sperimentare la rivoluzione del filo di paglia. Universale è divenuto l’effetto dell’applicazione del suo approccio verso il suolo: sono infatti scientificamente provati i risultati sulla fertilità del terreno, impensabili sulle strade industriali dell’agricoltura, la cui intensività di produzione può in ogni modo essere raggiunta se si osserva l’ambiente e gli si lascia il tempo per far fruttare quell’ecosistema che per natura si creerebbe in quel luogo. «Fukuoka era uno scienziato, lavorava per le dogane e svolgeva controlli e verifiche quotidiane. Veniva da una famiglia di coltivatori e, a un certo punto, ha avuto una conversione che ha Federico Tosi Agricoltura e suolo: i risultati, inattesi, del non-fare
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