25 cercare la possibilità di una verità bisognava nuotare verso il fondo sempre più oscuro, mentre in senso inverso emergevano le narrazioni religiose, scientifiche, antropologiche, ognuna a suo modo semplificatoria, ognuna a suo modo tanto vera quanto falsa. Goffredo Fofi ha definito quel libro – L’enigma del lago rosso – «un viaggio nella confusione del mondo e nella babele delle tante risposte che vengono cercate e che vengono date». Tutte travolte, alla fine, dalle acque del Nyos, che ha serbato il suo mistero chiuso in sé, come cantano nella Turandot. Si è inabissato Achab con Moby Dick, si inabissano anche tante altre storie umane, la scrittura prova a salvare almeno la loro narrazione. Ma Frank Westerman – e qui chiudo giocandomi la carta di un piccolo colpo di scena – è anche l’autore di un altro memorabile reportage geo-storico-politico dedicato a una montagna, l’ultima del genere umano, o forse la prima: quel monte Ararat (2010) che dà il titolo al libro e dove andò a fermarsi l’arca di Noè. Prima di noi, il Diluvio. (�uando sto per premere il tasto dell’ultimo punto di questo pezzo alzo un attimo lo sguardo. Sono seduto a gambe incrociate su una panchina di pietra alle Zattere, e adesso vedo la Giudecca e il Molino Stucky. Proprio in quel momento, all’improvviso, comincia a piovere. Immaginate il rumore).
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