24 possono convivere anche un miliardo di batteri4, che raccolgono e liberano molti dei nutrienti di cui le piante si sostentano, producendo ormoni della crescita e altri composti complessi che le aiutano a svilupparsi. �uando le piante sono affamate di determinati nutrienti, o il suolo è troppo secco, o troppo salato, ricorrono a batteri specifici che possono aiutare a superare tali carenze. I microrganismi allertati dalla pianta creano un anello difensivo attorno alla sua radice respingendo i patogeni, educando e stimolando il suo sistema immunitario, aiutandola a resistere agli attacchi di funghi o di insetti. Osservando questo panorama da una prospettiva più ampia, emergono aspetti sorprendenti. La rizosfera si trova al di fuori della pianta, ma è tanto essenziale per la sua salute e sopravvivenza quanto i tessuti della pianta stessa. È come se fosse il suo intestino esterno5, e in effetti le analogie tra rizosfera e intestino umano hanno dello sbalorditivo. Ad esempio, esistono più di mille phyla (= tipi principali) di batteri, ma sono sempre gli stessi quattro6 a dominare tanto la rizosfera quanto l'intestino dei mammiferi. �uesto è quanto sappiamo, ma ogni anno gli scienziati del suolo mettono a segno scoperte notevoli, che ci spingono a rimettere mano alle nostre conoscenze. Il suolo possiede proprietà non comuni a nessun altro ecosistema, a nessun'altra struttura. Alcune di queste, in particolare la sua risposta coordinata7 allo stress ambientale, suggeriscono che potremmo giungere a considerarlo col tempo come una sorta di super-organismo. Poco, sulla terra, ci è occulto quanto il suolo. A questo sistema scarsamente noto ci affidiamo per il 99% del nostro fabbisogno calorico8; eppure lo trattiamo con indifferenza, persino con disprezzo. La scienza del suolo è scandalosamente sottofinanziata. Non esiste un istituto di ecologia del suolo in nessun luogo della terra. Esistono trattati internazionali su telecomunicazioni, aviazione civile, garanzie sugli investimenti, proprietà intellettuale, sostanze psicotrope e doping nello sport, ma non esiste un trattato globale sul suolo. Agiamo come se questa struttura biologica incredibilmente intricata riuscisse a reggere ogni nostro sopruso, continuando a nutrirci. No, non può. Lo stiamo distruggendo in mille modi. C'è il danneggiamento fisico causato da dissodamenti scriteriati. C'è la contaminazione e l'urbanizzazione selvaggia. Ci sono coltivazioni agricole, in particolare quelle di mais e patate, che lo deteriorano e lo espongono alle intemperie invernali. C'è l'uso eccessivo di fertilizzanti: troppo azoto induce i microrganismi a consumare il carbonio che ne tiene insieme la struttura. Ci sono i pesticidi che uccidono la vita sotto il suolo tanto quanto danneggiano quella sopra di esso. In quasi tutti i terreni coltivati, il suolo si sta deteriorando a una velocità che lascia senza fiato. Ma l’impatto tende a essere più grave là dove fa più male, ossia nei Paesi più poveri, in parte perché molti di essi si trovano nelle fasce più calde del mondo – dove piogge intense, cicloni e uragani strappano via dal terreno la superficie esposta – e in parte perché le persone affamate sono spesso costrette a coltivare su pendii scoscesi e in altri luoghi fragili. Una recente analisi afferma che i tassi di erosione nelle nazioni più povere del mondo sono aumentati del 12% in soli undici anni9. In alcuni Paesi, soprattutto in America centrale, nell'Africa tropicale e nel Sud-est asiatico, oltre il 70% delle terre coltivabili sta andando incontro a gravi fenomeni di erosione10. La crisi climatica, causando siccità più intense e tempeste di vento e pioggia, non farà che esacerbare la situazione11: a causa di siccità, erosione e sovrasfruttamento del suolo, la desertificazione sta già affliggendo un terzo della popolazione mondiale12. Il danno al suolo in luoghi aridi è uno dei motivi per cui la resa dei cereali nell’Africa subsahariana non è più aumentata dal 1960, pur avendo registrato un boom in altre parti del mondo. Stiamo minando la capacità del suolo di rinnovarsi, compromettendone la struttura e rendendolo più vulnerabile agli shock esterni. La perdita di resilienza del suolo potrebbe verificarsi in modo incrementale e insidioso: come in altri sistemi complessi, potremmo non essere in grado di rilevare il segnale di allarme fino a quando un trauma ci porterà dritti al punto di non ritorno. In caso di grave siccità, il tasso di erosione di un suolo già fragile e degradato può aumentare fino a seimila volte13. In altre parole, il suolo collassa. Terre fertili possono trasformarsi, più o meno dall’oggi al domani, in polveriere.
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