OSSIGENO rispetto
Abbiamo dedicato al tema del rispetto il tredicesimo numero di Ossigeno, incontrando esperienze e autori dal Brasile al Portogallo, dalla Francia, all’Inghilterra, al Messico, al Belgio. Particolare interessante: nonostante le distanze e la trasversalità dei temi, uno degli elementi comuni è la parola chiave rivoluzione. Lo stravolgimento di certi punti di vista è uno degli obiettivi di Ossigeno, il cui mezzo è una raccolta di esempi di pensiero e di organizzazione sociale ed economica, con il merito di aver affrontato la vita quotidiana attraverso una prospettiva completamente diversa. Tutto questo perché ciò di cui abbiamo bisogno oggi richiede nuovi approcci, visioni e strategie. �uel che occorre è un punto di vista ampio, di comunità, dove sono riconsiderati concetti quali esigenze e aspirazioni, produzioni e scambi. La strada percorsa finora ha indagato dalla A di anima alla Z di zoologia, e ogni meritevole azione nata sotto una nuova prospettiva è un racconto che vogliamo condividere. Agricoltura e geometria, machete e petali, pelle e cortecce, senso civico dell’investimento, da Otis Redding a Notorious B.I.G. a Pier Paolo Pasolini; in una fertile mescolanza, le storie e le persone riunite in Ossigeno 13 si incontrano sul tema rivoluzione del modo di pensare, di agire, di progredire, aggiornandoci su cosa intendiamo con la parola rispetto – che per Ossigeno significa condividere. We dedicated the thirteenth issue of Ossigeno to the topic of respect, meeting experiences and authors from Brazil to Portugal, from France to England, to Mexico, to Belgium. Interesting detail: despite the distances and the transversality of the subjects, one of the common features is the key word revolution. The overturning of certain points of view is one of the main purposes of Ossigeno, whose medium is a compendium of thought examples and social and economic organisation, with the merit of dealing with everyday life through a radically different perspective. All this because what we need today requires new approaches, visions and strategies. What is needed is a broad, community perspective, where concepts such as needs and aspirations, production and exchange are reconsidered. The road travelled so far has explored from the A of anima to the Z of zoology, and every worthy action born from a new perspective is a tale we are willing to share. Agriculture and geometry, machetes and petals, hides and cortices, a civic sense of investment, from Otis Redding to Notorious B.I.G. to Pier Paolo Pasolini; in a fertile mélange, the stories and people brought together in Ossigeno 13 meet on the theme of revolution in the way of thinking, acting, progressing, bringing us up to date on what we mean by the word respect - which for Ossigeno means sharing. Mario Zani
Respicio (e altre storie di sguardi) _ di Raffaele Alberto Ventura Paradosso del rispetto: e se fosse la nostra domanda ossessiva di rispetto a causarne l’attuale scarsità? Raffaele Alberto Ventura indaga per O13 il rispetto in filosofia, in antropologia… e nel rap. L’Economia della Ciambella per ridisegnare le imprese _ di Erinch Sahan L’Economia della Ciambella come bussola per la trasformazione del design aziendale, in nome del rispetto per l’umanità e il pianeta. L’analisi di Erinch Sahan, alla guida del DEAL – Doughnut Economics Action Lab. L’Agricoltura Sintropica come filosofia, il rispetto come imperativo categorico. Conversazione con Ernst Götsch _ di Stefano Santangelo Dalla sua fazenda brasiliana, il padre dell’Agricoltura Sintropica Ernst Götsch ci illustra, tra filosofia e agraria, la rivoluzione verde del suo paradigma di eco-rinascita sempre più applicato su scala mondiale. Case history: Masseria Amadeco, Puglia. Rispettare il futuro attraverso la Sintropia _ di Dayana Andrade, Felipe Pasini Rispetto del futuro attraverso la tradizione: sulla base dell’Agenda Götsch, i giornalisti Andrade e Pasini analizzano il caso della loro masseria, che in soli due anni e mezzo ha quadruplicato il contenuto di materia organica nel suolo. La Perla _ graphic novel di Alain Cancilleri Le tavole concepite per O13 dall’illustratore belga Alain Cancilleri, per una fiaba delicata come il suo tratto e le sue cromie: sul fondale degli abissi, una storia di rispetto e restituzione di ciò che è prezioso. Per una decolonizzazione del sistema alimentare globale: il modello Masala y Maíz. Conversazione con Saqib Keval e Norma Listman _ di Federico Tosi Mestizaje Rebelde è la locuzione di riferimento per ciò che accade alle culture alimentari nel Sud globale, storicamente depredate finché due chef combattenti hanno deciso di contrastare il sistema. La loro storia, attraverso la loro voce. Il corpo e il riparo: rispetto dei diritti e arte contemporanea. Conversazione con Berlinde De Bruyckere _ di Fabiola Triolo Nessuno, più di lei, sa scolpire il rispetto per la vita, a prescindere dal suo involucro. Nessuno, più di lei, crea bellezza a partire dalla non-zona del margine. In un viaggio tra il rispetto e il suo opposto, O13 incontra Berlinde De Bruyckere. Microcredito e Social Business. Le radici di una rivoluzione globale _ di G. Minto, G. Buzzao, A. Cuomo Il luminoso esempio di Muhammad Yunus, Nobel per la Pace nel 2006, per apprendere come i modelli di microcredito e Social Business possano innescare la più che mai urgente rivoluzione dell’equità e della sostenibilità. R-E-S-P-E-C-T (Find out what it means to me) _ ciclo fotografico di Mustafa Sabbagh Nell’era del bombardamento iconografico, Mustafa Sabbagh indaga la fabbrica della costruzione di un’icona, tra il linguaggio ultra-pop dell’adv e l’azzeramento dello dimensione spazio/tempo: quanto rispetto si deve all’immagine? 08 22 40 58 70 94 80 138 146
Respicio (and other look-back stories) _ Raffaele Alberto Ventura Paradox of respect: what if it was our obsessive demand for respect causing its current scarcity? Raffaele Alberto Ventura investigates for O13 respect in philosophy, anthropology... and rap. Doughnut Economics to redesign business _ by Erinch Sahan The Doughnut Economics as a compass for transforming business design in the name of respect for humanity and the planet. The analysis of Erinch Sahan, head of DEAL - Doughnut Economics Action Lab. Syntropic Agriculture as a philosophy, respect as a categorical imperative. Conversation with Ernst Götsch _ by Stefano Santangelo From his Brazilian fazenda, the father of Syntropic Agriculture Ernst Götsch illustrates, between philosophy and agrarianism, the green revolution of his eco-regenerative paradigm increasingly applied on a global scale. Case history: Amadeco Farm, Puglia. Respecting the future through Syntropy _ by Dayana Andrade, Felipe Pasini Respect for the future through tradition: based on the Götsch Agenda, journalists Andrade and Pasini analyse the case of their farm, which has quadrupled the organic matter content of the soil in just two and a half years. La Perla _ graphic novel by Alain Cancilleri The panels created for O13 by the Belgian illustrator Alain Cancilleri, for a tale as delicate as his tracts and tones: on the depths of the abyss, a story of respect and restitution of what is most precious. For a decolonization of the global food system: the Masala y Maíz model. Conversation with Saqib Keval and Norma Listman _ by Federico Tosi Mestizaje Rebelde is the reference locution for what happens to food cultures in the global South, historically despoiled until two fighting chefs decided to confront the system. Their story, through their voices. The body and the shelter: respect for rights and contemporary art. A conversation with Berlinde De Bruyckere _ by Fabiola Triolo No one, more than she, knows how to mold respect for life, beyond its skin. No one, more than she, creates beauty from the non-zone of the margin. On a journey between respect and its opposite, O13 meets Berlinde De Bruyckere. Microfinance and Social Business: the roots of a global revolution _ by G. Minto, G. Buzzao, A. Cuomo The shining example of Muhammad Yunus, Nobel Peace Prize winner in 2006, to learn how microcredit and Social Business models can trigger the most urgent revolution in equity and sustainability. R-E-S-P-E-C-T (Find out what it means to me) _ photo cycle by Mustafa Sabbagh In the era of iconographic bombardment, Mustafa Sabbagh investigates the factory of icon construction, between the ultra-pop language of advertising and the zeroing of the space/time dimension: how much respect is owed to the image? 14 30 48 64 70 88 118 142 146 backdrops in O13: Luana Gugliotta, Un-fetishism, 2024
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8 Respicio (e altre storie di sguardi) Raffaele Alberto Ventura Filosofo di formazione, Raffaele Alberto Ventura (Milano, 1983, vive e lavora a Parigi) ha una lunga esperienza professionale nel marketing culturale. Il suo saggio Teoria della classe disagiata (ed. minimum fax, 2017) è stato caso editoriale e uno degli esordi più acclamati degli ultimi anni, seguito da La guerra di tutti. Populismo, terrore e crisi della società liberale (ed. minimum fax, 2019); Radical choc. Ascesa e caduta dei competenti (ed. Einaudi, 2020), e La regola del gioco. Comunicare senza fare danni (ed. Einaudi, 2023). Ha scritto, tra gli altri, su Repubblica, Il Foglio, Rivista Studio, Tuttolibri, Esquire e sull’Harvard Business Review, oltre ad aver partecipato al lancio del sito Le Grand Continent assieme al Groupe d’Études Géopolitiques della École Normale Supérieure di Parigi. Attualmente scrive sul quotidiano Domani e sulla rivista francese Esprit. Il rapporto annuale 2021 del Censis ha fatto ampio uso delle sue teorie.
9 Non c’è più rispetto. È la frase che borbottano gli anziani da più di un secolo, per commentare i tempi che cambiano. Eppure, a ben guardare, di rispetto non si è mai parlato così tanto: oggi la parola torna insistentemente nei pezzi rap, viene ripetuta in televisione, è al centro di campagne di sensibilizzazione. E se la società contemporanea fosse addirittura ossessionata dal rispetto? Il rispetto è, per così dire, la forma sedimentata dello sguardo degli altri. Associato al prefisso re-, il verbo specere (‘guardare’) indicava in latino ciò che viene considerato e riconsiderato dalla giusta distanza: in questo caso, il valore di una persona. Non stupisce, quindi, la centralità del rispetto in un’epoca in cui tutti, attraverso i social media, passiamo il tempo a giudicare ed essere giudicati, continuamente esposti agli sguardi. L’ossessione per il rispetto è figlia della nostra dipendenza dai like. È il coronamento di una lunga storia: nel Medioevo, il rispetto indicava la deferenza e l'onore dovuti a qualcuno di rango superiore, una logica feudale che sopravvive nelle retoriche mafiose sull’onore. In età moderna, con l'evoluzione delle idee di uguaglianza, il rispetto ha cominciato a essere inteso più ampiamente come riconoscimento del merito intrinseco di ogni individuo, mentre oggi viene visto come un principio universale che implica considerazione per le differenze culturali, estendendosi anche alla natura. Rispettare è così diventata un'attività a tempo pieno: rispettare i colleghi, rispettare le sensibilità, rispettare le minoranze, rispettare l'ambiente… È un'attività che richiede competenze articolate, per non incorrere in tragiche gaffe e rischiare di mancare di rispetto a qualcuno o a qualcosa. D'altra parte, ciascuno di noi è perennemente occupato ad assicurarsi di essere rispettato a sua volta. Insomma, è come se l'intera esistenza fosse oramai concentrata non soltanto sul guardare e l'essere guardati, ma anche sul guardare in che modo gli altri ci guardano, e addirittura guardare in che modo gli altri guardano noi che li guardiamo. �uesto vertiginoso gioco di specchi rischia davvero di farci perdere la testa; ma come ci siamo finiti dentro?
10 Le forme del rispetto Limitiamoci alla storia recente. Nel 1965, il cantante soul americano Otis Redding pubblicava il singolo Respect, nel quale un uomo chiede rispetto alla propria compagna. Tuttavia il pezzo raggiunge il successo nazionale e internazionale solo due anni dopo, con la cover cantata da Aretha Franklin, che ne modernizza il significato. Innanzitutto è una donna a chiedere rispetto al suo uomo, dando così alla canzone i tratti di un inno femminista. La temperie culturale spinge verso una lettura politica e Respect diventa un pezzo sui diritti civili, quelli dei neri in lotta contro il razzismo. In effetti, nell’America degli anni ‘60 il problema non sono più le leggi, che sulla carta trattano oramai tutti i cittadini nello stesso modo, bensì le discriminazioni di fatto, come i bianchi del Sud che non accettano bambini coloured nelle loro scuole. Il problema, insomma, è proprio la mancanza di rispetto: rispetto della legge federale, rispetto delle persone. Ma i tempi cambiano. Decenni più tardi, Notorious B.I.G. firma la sua Respect, nella quale descrive le difficoltà di crescere nell’ambiente ostile del ghetto e la necessità di guadagnarsi, appunto, il rispetto dei pari. Nulla a che vedere col rispetto della legge federale, qui: Biggie evoca le logiche di status all’interno della scena rap, un insieme di norme di sopravvivenza fondate su valori come l’autenticità, la lealtà, la perseveranza, la forza di carattere. In generale, i rapper non chiedono rispetto per la loro comunità bensì lottano tra loro, all’interno della comunità, per accumulare prestigio. È il sintomo di una delusione rispetto agli ideali degli anni Sessanta: se non posso essere accettato dall'intera società, allora mi accontenterò di regnare nella mia cerchia ristretta. Così si torna in un certo senso alla concezione feudale del rispetto, inteso come segnale di un rango. Lo si evince, ascoltando le canzoni, da certe espressioni ricorrenti, dai toni cavallereschi: bow down (‘inchinati’), pay homage (‘mostra ammirazione’), watch the throne (‘osserva il trono’)... Essere rispettati nel rap significa scalare la piramide sociale, diventare il king o il boss, e dal pinnacolo esercitare il proprio potere su tutti gli altri. Una forma di riscatto per chi viene dal ghetto, ma anche per tutti quei ragazzi della classe media che, in questo storytelling un po’ mafioso, riconoscono l’espressione metaforizzata della propria esperienza. L'adolescenza assomiglia a un ghetto, dove vigono regole brutali e la reputazione è il bene più prezioso. Certo, capita – e capita spesso – che la logica del rispetto sfugga di mano. Per una mancanza di rispetto davanti a una discoteca, ogni tanto parte una coltellata. Nel 1994 fu un colpo di pistola a uccidere Notorious B.I.G. – di dissing in dissing, le vanterie che aveva accumulato per acquisire prestigio all'interno della sua fazione avevano spazientito la fazione rivale. L'uomo che gli ha sparato, armandosi di coraggio e prendendosi la responsabilità del crimine, si è sicuramente fatto una nomea tra i suoi. Talvolta per il rispetto si uccide, talvolta si muore.
11 A cosa serve il rispetto? Una lotta a morte per il puro prestigio: questa è la dinamica essenziale della società secondo uno dei più importanti interpreti della filosofia di Hegel, ovvero il russofrancese Alexandre Kojève, maestro dei più grandi intellettuali francesi del Novecento. �uando due individui si incontrano, ciascuno desidera essere riconosciuto dall'altro come essere autonomo e libero. �uesta ricerca di riconoscimento porta a un confronto in cui ciascuno rischia la propria vita – materialmente o simbolicamente – per dimostrare la propria superiorità. Il risultato di questa lotta è la sottomissione di uno dei contendenti, che diventa il servo, mentre l'altro diventa il padrone. We call it master and servant, cantavano i Depeche Mode con qualche ammiccamento sadomasochista. Il desiderio di essere rispettati può suonare come un lusso, un bisogno artificiale, persino una follia: in fondo, direbbe qualcuno, il rispetto mica si mangia. I moralisti dell’età barocca denunciavano l’assurdità della corsa agli onori, alla gloria, alla soddisfazione dell’amor proprio. E invece col rispetto, appunto, si mangia. La peculiarità delle società umane consiste precisamente nel dotarsi di funzioni simboliche per realizzare fini materiali. Il lusso lubrifica i legami, i bisogni artificiali servono a soddisfare i bisogni materiali, la società è una folie à deux, à trois, à dix, à mille. Lo aveva capito il grande storico Ibn Khaldun, osservando le dinamiche alla corte dei califfi medievali, dove ogni investimento in prestigio si traduceva materialmente in potere. Il rispetto dovuto a ognuno era un elemento essenziale per garantire la asabiyya, ovvero la solidarietà del gruppo. È per questo che il rispetto è tanto importante ai margini della società borghese, nei bassifondi, là dove sopravvivono le logiche dell’orda primitiva: questo sentimento ancestrale permette di far funzionare una micro-società all’interno di un’altra società, fornendo un incentivo reputazionale all’osservanza delle norme del gruppo. In effetti, la rigorosa conformità all’ordine comunitario è vitale per permettere al gruppo di restare solidale e coeso a fronte della minaccia costituita da altri gruppi, che si tratti di bande rivali oppure dei tutori dell’ordine dominante. Ma non è più solo questione di bassifondi. Oggi il mondo intero assomiglia sempre di più a queste micro-società fondate sulle logiche pre-moderne del prestigio, dissing inclusi. Su Instagram o TikTok posso dimostrare il mio valore senza mediazioni, facendo dono delle mie creazioni proprio come facevano i nativi col rito del potlatch, alla base della teorizzazione della cultura del dono. �uesto rituale tradizionale delle tribù dell’America del Nord, descritto dagli antropologi un secolo fa, consisteva nello scambio e nella distruzione di beni per affermare il proprio status all'interno della comunità. In modo simile oggi, il potlatch social permette di ottenere rispetto e quindi fare amicizia, incontrare l'amore, trovare uno sponsor, un cliente oppure un lavoro. In generale, la ricerca di approvazione attraverso le metriche dei social media – like, condivisioni, engagement: le forme del rispetto digitale – costituisce un’alternativa ai più classici indicatori socio-economici del valore della persona, come reddito, patrimonio e titolo di studio. I like sono una valuta parallela capace di generare un nuovo ordine di valori.
12 In questo modo, la disintermediazione social rimescola le carte e scuote le vecchie gerarchie. Oggi le star della musica, della letteratura, della politica vengono dal web e appena possono monetizzano nel mondo reale il rispetto ottenuto in quello virtuale. Il problema è che una società in cui tutti hanno eguali opportunità è anche una società in cui tutti sono perennemente in concorrenza. Una disperata corsa per il rispetto: un sogno che assomiglia molto a un incubo, un paradiso vicinissimo all’inferno. Agli sconfitti tocca il rovescio del rispetto, ovvero l’umiliazione. Il paradosso del rispetto Malgrado tutte le buone intenzioni, ottenere rispetto è sempre più difficile, perché bisogna sgomitare in mezzo alla folla indistinta. Malgrado tutte le attenzioni, è sempre più difficile anche evitare di mancare di rispetto a qualcuno. Peggio: più ci agitiamo per farci notare, lasciando ovunque le nostre tracce digitali, più rischiamo di offendere qualcuno. A forza di guardare in che modo gli altri guardano noi che li guardiamo potremmo perdere di vista l’essenziale. Così l’ossessione per il rispetto rischia di fomentare il sentimento diffuso di non essere all’altezza. Sigmund Freud sapeva che il desiderio di soddisfare le aspettative altrui, interiorizzate come ideali, può portare alla nevrosi. Contro ogni visione individualista, i promotori della Diversity & Inclusion difendono invece una cultura del rispetto generalizzato, rivolta al riconoscimento della dignità umana e al trattamento equo delle minoranze culturali, di genere, di orientamento sessuale e di background sociale. Dietro alle buone intenzioni c’è anche un’esigenza molto pragmatica: gestire le tensioni che emergono da una realtà multiculturale, dove la frammentazione comunitaria rischia continuamente di tradursi in conflitto, come quando i dissing dei rapper portano a un’escalation mortale. �uello che alcuni chiamano il politicamente corretto non è altro che l’etica comunicativa di una collettività che vuole evitare la guerra civile. È difficile convivere, se non c'è rispetto. In un simile contesto, la capacità di interagire rispettosamente con gli altri richiede la padronanza delle differenze culturali e una certa precauzione linguistica per evitare stereotipi, pregiudizi e termini offensivi. Il tema si lega a quello dell’orgoglio (pride) della differenza di ognuno, intersezione tra unicità e appartenenza. Il tema è centrale anche all’interno delle aziende. Negli ultimi anni chi si occupa di management e di risorse umane ha notato, in effetti, che le nuove generazioni cercano soddisfazioni simboliche accanto a quelle economiche: oltre allo stipendio, appunto, anche il rispetto. Essere ascoltati e valorizzati è fondamentale per il benessere e la motivazione dei dipendenti. Una cultura del rispetto si sta diffondendo, capace di includere donne e uomini e persone non-binarie, individui di tutte le età, etnie, orientamenti sessuali, identità di genere, abilità fisiche e mentali, credenze religiose, background socio-economici e lingue, e poi flora e fauna, entità geologiche, oggetti tecnici, forse un giorno anche le intelligenze artificiali. In pratica, una scala di valori in cui tutto ha esattamente lo stesso valore.
13 �uesta sfida fa riemergere tutti i paradossi del concetto di rispetto. Possiamo parlare ancora di 'scala' di valori se questa scala è orizzontale, come il tapis roulant degli aeroporti? Siamo davvero capaci di apprezzare in eguale misura ogni persona e ogni cosa, dal più umile degli esseri umani alla più esotica delle specie ittiche? Oppure, al contrario, dietro alle nostre belle parole la logica del rispetto resta verticalissima e siamo condannati a una competizione sempre più agguerrita, per accaparrarci quella risorsa scarsa che è lo sguardo degli altri? La stratificazione di significati tanto diversi non può che generare un’infinità di contraddizioni, nelle quali siamo immersi fino al collo. Come canta Marracash, Oggi come oggi tutto è inclusivo a parte i posti esclusivi. Il rispetto oscilla tra una vocazione gerarchica e un’aspirazione egualitaria, tra l’essere il principio ordinatore della piramide sociale oppure la grande forza livellatrice di una comunità di pari. Per questo, forse, quella per il rispetto non può essere altro che un’ossessione, una specie di malattia, un bisogno profondo ma impossibile da soddisfare, un pozzo senza fondo. Sisifo, Prometeo, Tantalo sono le figure mitologiche di questo supplizio ricorsivo che Freud chiamava nevrosi. Ma se fosse proprio la nostra domanda ossessiva di rispetto a provocare la sua scarsità generalizzata? L’umiliazione non esiste in natura: è il residuo del tentativo umano di assegnare un valore a tutto. Se così fosse, allora forse il solo modo di liberarci dalle catene del rispetto sarebbe semplicemente di rinunciare ad appiccicare un valore alle cose. Solo a quel punto, liberati dall'onere di classificare, soppesare e giudicare, gli sguardi cesserebbero di essere strumenti di controllo e sorgenti di nevrosi, per diventare i quieti testimoni della varietà del mondo.
14 Respicio (and other look-back stories) Raffaele Alberto Ventura Graduated in Philosophy, Raffaele Alberto Ventura (Milan, 1983, lives and works in Paris) features a long experience in cultural marketing. His essay Theory of the non-leisure class (transl., 2017) has been a publishing case and one of the most acclaimed debuts in recent years – followed by The War of All. Populism, terror and the crisis of liberal society (transl., 2019); Radical shock. Rise and fall of the competent ones (transl., 2020), and The Rule of the Game. Communicating without doing harm (transl., 2023). Over the years, he has been an author on, among others, Repubblica, Wired, Esquire and the Harvard Business Review, as well as having participated in the launch of Le Grand Continent, together with the Groupe d'Études Géopolitiques of the École Normale Supérieure in Paris. He currently writes for the daily newspaper Domani and the French magazine Esprit. The 2021 Censis annual report made extensive use of his theories.
15 There’s no respect anymore. This is the phrase muttered by the elderly for over a century, as they comment on changing times. Yet, upon closer examination, it seems that respect has never been more discussed: today, the word is persistently featured in rap lyrics, reiterated on television, and central to awareness campaigns. Could it be that contemporary society is even obsessed with respect? Respect is, so to speak, the sedimented form of the gaze of others. Associated with the prefix re-, the verb specere ('to look') indicated in Latin that which is considered and reconsidered from the proper distance: in this case, the worth of a person. It is thus unsurprising that respect occupies a central role in an age where everyone, through social media, spends time judging and being judged, perpetually exposed to the gaze of others. The obsession with respect is a by-product of our dependence on likes. It is the culmination of a long story: in the Middle Ages, respect denoted the deference and honour owed to someone of superior rank, a feudal logic that still survives in mafia rhetoric concerning honour. In the modern era, with the evolution of ideas of equality, respect began to be understood more broadly as recognition of the intrinsic merit of each individual; whereas today, it is viewed as a universal principle which demands regard for cultural differences, extending even to nature. Respecting has thus become a full-time occupation: respecting colleagues, respecting sensibilities, respecting minorities, respecting the environment… It is an activity that requires intricate skills, in order to avoid tragic faux pas and the risk of disrespecting someone or something. Conversely, each of us is constantly preoccupied with ensuring that we are respected in turn. It is as if our entire existence is now focused not only on looking and being looked, but also on looking at how others look at us, and even looking at how others look at us looking at them. This dizzying hall of mirrors could indeed drive us mad; but how did we get into this?
16 The shapes of respect Let’s just focus on recent history. In 1965, the American soul singer Otis Redding released the single Respect, in which a man demands respect from his female partner. However, the song only gained national and international success two years later, with the cover sung by Aretha Franklin, who modernised its meaning. Firstly, it is a woman demanding respect from her man, thus giving the song the traits of a feminist anthem. The cultural climate was driving towards a political reading, and Respect became a song about civil rights, those of Black people fighting against racism. Indeed, in 1960s America, the problem was no longer the laws, which on paper treated all citizens equally, but rather the factual discriminations, such as Southern whites who did not accept coloured children in their schools. The problem, in essence, lies precisely in the lack of respect: respect for federal law, respect for people. But times do change. Decades later, Notorious B.I.G. released his own Respect, in which he describes the struggles of growing up in the hostile environment of the ghetto and the necessity of earning, precisely, the respect of his peers. Nothing to do with respect for federal law, in here: Biggie evokes the status dynamics within the rap scene, a set of survival norms founded on values like authenticity, loyalty, perseverance, and strength of character. Generally, rappers do not seek respect for their community, but rather they compete among themselves, within the community, to accumulate prestige. It is a symptom of disillusionment with the ideals of the 1960s: if I cannot be accepted by the whole society, then I will be content to reign within my narrow circle. Thus, in a certain sense, we are back to the feudal conception of respect, conceived as the insignia of a rank. This can be discerned, listening to the songs, in certain recurring expressions, in the chivalric tones: bow down, pay homage, watch the throne... To be respected in rap means climbing the social pyramid, becoming the king or the boss, and from the pinnacle, exercising power over everyone else. A form of redemption for those from the ghetto, but also for all those middle-class youths who recognise, in this somewhat mafia-like storytelling, the metaphorical expression of their own experience. Adolescence indeed resembles a ghetto, where brutal rules prevail, and reputation is the most precious asset. Of course, it may happen — and indeed it often does — that the logic of respect can get out of hand. For a lack of respect outside a nightclub, occasionally a stabbing occurs. In 1994, it was a gunshot that led Notorious B.I.G. to death – from dissing to dissing, the boastfulness he had accumulated to gain prestige within his faction had exasperated the rival faction. The man who shot him, arming himself with courage and taking responsibility for the crime, surely gained a reputation among his peers. Sometimes, one might kill because of respect; sometimes, one might die because of it.
17 What is respect for? A fight to the death for pure prestige: this is the essential dynamics of society according to one of the most important interpreters of Hegel’s philosophy, the Russian-French Alexandre Kojève, master of the greatest French intellectuals of the twentieth century. When two individuals meet, each wishes to be recognised by the other as an autonomous and free being. This quest for recognition leads to a confrontation in which each risks his or her life, materially or symbolically, to demonstrate his or her superiority. The result of this struggle is the submission of one of the contenders, who becomes the servant, while the other becomes the master. We call it master and servant, sang Depeche Mode with some sadomasochistic winks. The longing to be respected may sound like a luxury, an artificial need, even a folly: after all, one might say, respect won’t feed you. The Baroque moralists denounced the absurdity of the race for honours, for glory, for the satisfaction of self-love. Yet, respect, indeed, can feed. The peculiarity of human societies lies precisely in equipping themselves with symbolic functions, to achieve material ends. Luxury lubricates bonds, artificial needs serve to satisfy material ones, society is a folie à deux, à trois, à dix, à mille. The great historian Ibn Khaldun understood this by observing the dynamics at the court of medieval caliphs, where every investment in prestige materially translated into power. The respect owed to each one was an essential factor in guaranteeing asabiyya, or the solidarity of the group. This is why respect is so important on the fringes of bourgeois society, in the slums, where the logics of the primitive horde still survives: this ancestral sentiment facilitates the functioning of a micro-society within another society, providing a reputational incentive for the observance of group norms. Indeed, strict conformity to the community order is vital to enable the group to remain supportive and cohesive in the face of any threats posed by other groups, be they rival gangs or enforcers of the dominant order. But it is no longer all about the slums. Today, the whole world increasingly resembles these micro-societies based on pre-modern logics of prestige, dissing included. On Instagram or TikTok, I can prove my worth without mediation, by donating my creations just as the natives did through the ritual of potlatch, the basis of the theorization of gift culture. This traditional ritual of North American tribes, as first described by anthropologists a century ago, consisted of the exchange and destruction of goods to assert one's status within the community. Similarly today, the social potlatch allows one to gain respect and thus make friends, meet love, secure a sponsor, a customer, or a job. In general, the search for approval through social media metrics — likes, shares, engagement: the shapes of digital respect — constitutes an alternative to the more traditional socio-economic indicators of a person’s worth, such as income, wealth, and educational qualifications. Likes are a parallel currency capable of generating a new order of values. In this way, social disintermediation reshuffles the deck and shakes old hierarchies. Today, stars in music, literature, politics come from the web and as soon as they can, they monetise in the real world that kind of respect obtained in the virtual one. Problem is that a society in which everyone is given equal opportunities is also a society in which everyone stands in perpetual competition. A desperate race for respect: a dream resembling a nightmare, a paradise verging on hell. The defeated can only get the flip side of respect, namely humiliation.
18 The paradox of respect Despite all good intentions, getting respect is increasingly difficult, because one always has to scamper through the undistinguished crowd. Despite all cautions, it is also increasingly difficult to avoid disrespecting someone. Worse still: the more we strive to be noticed, leaving our digital traces everywhere, the more we risk offending someone. By dint of looking at how others look at us looking at them, we may lose sight of what really matters. Thus, the obsession with respect risks fomenting the widespread feeling of not being enough. Sigmund Freud knew that the desire to meet others’ expectations, internalised as ideals, can lead to neurosis. Against all individualistic views, the Diversity & Inclusion proponents instead advocate a culture of generalised respect, aimed at recognising human dignity and fair treatment of minorities in terms of culture, gender, sexual orientation and social background. Behind the good intentions, lies also a very pragmatic need: managing the tensions that can arise from a multicultural reality, where community fragmentation continually risks translating into conflict, as when rappers’ dissing leads to a deadly escalation. What some call political correctness is nothing but the communicative ethics of a collectivity willing to avoid civil war. It is hard to live together, as long as respect is not there. In such a context, the ability to interact respectfully with others requires mastery of cultural differences and a certain linguistic caution in order to avoid stereotypes, prejudices, and offensive terms. This issue is closely tied to the notion of pride in one's own differentness, at the intersection of uniqueness and belonging. This issue is also key within companies. In recent years, those involved in management and human resources have indeed noticed that the new generations are seeking symbolic satisfactions alongside economic ones: beyond a salary, in fact, they are also striving for respect. Being recognised and valorised is fundamental for the well-being and motivation of employees. A culture of respect is spreading, capable of embracing women and men and non-binary individuals, persons of all ages, ethnicities, sexual orientations, gender identities, physical and mental abilities, religious beliefs, socio-economic backgrounds and languages, and then flora and fauna, geological entities, technical objects, and perhaps one day, artificial intelligences too. Basically, a scale of values in which everything holds the same exact value. This challenge brings forth all the paradoxes of the concept of respect. Can we still speak of a 'scale' of values if this scale is horizontal, like an airport treadmill? Are we truly capable of equally appreciating each and every person and thing, from the humblest of human beings to the most exotic of fish species? Or, on the contrary, behind our fine words, does the logic of respect remain profoundly vertical, condemning us to an increasingly fierce competition to grab that scant resource that is the gaze of others? The layering of such diverse meanings cannot but generate an infinity of contradictions, in which we are immersed up to our necks.
19 As Marracash sings, Today everything is inclusive apart from exclusive places. Respect oscillates between a hierarchical vocation and an egalitarian aspiration, between being the organizing principle of the social pyramid or the great levelling force of a community of equals. Hence, perhaps, the quest for respect cannot be anything other than an obsession, a kind of disease, a profound but impossible to satisfy need, a bottomless pit. Sisyphus, Prometheus, Tantalus are the mythological figures epitomising this recursive torment that Freud used to call neurosis. But what if our obsessive demand for respect is precisely the cause of its generalized scarcity? Humiliation does not exist in nature; it is the residue of the human attempt to assign a value to everything. If that is the case, then perhaps the only way to free ourselves from the fetters of respect would simply be a matter of giving up the impulse to attach a value to things. Only then, released from the burden of classifying, weighing, and judging, would gazes cease to be instruments of control and sources of neurosis, becoming instead the quiet witnesses of the world's variety.
22 L'Economia della Ciambella per ridisegnare le imprese Erinch Sahan Erinch Sahan (Bursa, Turchia, 1981) è alla guida del settore Affari e Imprese presso il Doughnut Economics Action Lab. Precedentemente, è stato CEO della World Fair Trade Organization e ha trascorso sette anni in Oxfam, dirigendo iniziative di campagna e fondandone il Future of Business Initiative. Sahan è membro del consiglio del Social Enterprise World Forum e detiene la cattedra di Catene di Valore Sostenibili al Cambridge Institute for Sustainability Leadership.
23 Stiamo attraversando situazioni profondamente critiche. Il dissesto climatico ed ecologico è già causa di eventi estremi, affliggendo la nostra produzione alimentare, spezzando le catene di approvvigionamento e ferendo ovunque le comunità. La disparità economica cresce, e milioni di persone non riescono a soddisfare bisogni essenziali come quello di cibo, di mezzi di sussistenza, di energia, di acqua pulita, di elementi vitali. I sistemi economici, finanziari e imprenditoriali del XX secolo dovranno adattarsi e mutare rapidamente, se vogliamo invertire questa tendenza. Ma, all’interno della sfera imprenditoriale, qualcosa sta frenando tale necessaria inversione di rotta. Secondo il Circularity Gap Report 2024¹, «La quantità totale di materiali consumati dall'economia globale continua ad aumentare: nei soli ultimi sei anni abbiamo consumato oltre mezzo trilione di tonnellate di materie prime, quasi quanto in tutto il XX secolo». Anche se questo settore si dice entusiasta di concetti come sostenibilità, economia di scopo ed economia circolare, sta tuttavia arrancando nella trasformazione del design dei suoi articoli, dei processi di produzione o delle pratiche di approvvigionamento, mancando di provvedere all’eliminazione di prodotti, o di clienti, che non potranno mai essere pienamente sostenibili o aderenti all'economia del futuro. Il mondo delle imprese si aggrappa ancora a modelli di business obsoleti. �ualcosa deve cambiare. �ualcosa può cambiare. ¹Consultabile online @ www.circularity-gap.world/2024
24 L'Economia della Ciambella come bussola della trasformazione L'Economia della Ciambella fornisce una valida bussola per invertire questa rotta, con l'obiettivo di soddisfare i bisogni di ogni persona nei limiti dei mezzi disponibili sul pianeta vivente. La Ciambella è composta da due anelli concentrici: uno rappresenta la base sociale, che garantisce che a nessuno manchi l'essenziale per vivere, mentre l'altro descrive il tetto ecologico, per assicurarsi che la specie umana non oltrepassi, a livello collettivo, quei confini che salvaguardano i processi vitali della Terra. Tra questi due anelli si trova uno spazio, a forma di ciambella, ecologicamente sicuro e socialmente giusto: uno spazio in cui l'umanità può prosperare. Attualmente, tuttavia, l'umanità non dimora in questo spazio sicuro e giusto che la ciambella circoscrive. L'economia globale sta sfondando la capacità della Terra di sostenere la vita, mentre miliardi di persone continuano a soffrire della mancanza del minimo vitale indispensabile. cambiamento climatico acidificazione degli oceani chimico carenza sfruttamento del suolo dell’aria depauperamento di ozono potabile cibo salute DEFICIT reddito e lavoro voce politica sociale uguaglianza di genere abitazione reti sociali energia pace e SPAZIOSICUROEGIUSTOPERL’UMANITÀ ECONOMIARIGENERATIVAEDISTRIBUTIVA BASE SOCI ALE TETTO ECOLOGI CO
25 cambiamento climatico acidificazione degli oceani chimico carenza sfruttamento del suolo dell’a ria depauperamento di ozono DEFICIT reti sociali energia ac a potabile cibo salute istruzione BASE SOCI ALE TETTO ECOLOGI CO abitazione uguaglianzadi genere e itàsociale vocepolitica paceegiustizia redditoelavoro OLTRE IL LIMITE SOSTENIBILE LIMITE SOSTENIBILE NON �UANTIFICATO
26 Trasformare le imprese per liberare la proattività Per entrare nella Ciambella è dunque necessaria una radicale trasformazione delle dinamiche dell'economia globale. Una necessità oggi riconosciuta anche dalle dirigenze aziendali, con una percentuale pari alla quasi metà dei CEO – secondo un sondaggio risalente a gennaio 2024 e condotto da PwC su oltre 4.700 amministratori delegati – che ritengono che le loro imprese non possano più esistere, se non reinventandole radicalmente. La crisi climatica rappresenta un forte – ma non l’unico – motore di questa spinta innovatrice. Utilizzare l'Economia della Ciambella per guidare questa trasformazione significa affrontare il nucleo centrale della riprogettazione del business e della finanza. Significa abbandonare definitivamente il modello attuale di imprenditoria incrostato sulla domanda: quanto profitto possiamo ricavare, attraverso questa impresa? Molte iniziative, concetti e modelli di sostenibilità odierni si sforzano di rimanere allineati a questa domanda, ma innescano azioni che generano sia alti rendimenti, che importanti impatti positivi. Alcune transizioni e misure necessarie nel contesto imprenditoriale riescono a ottemperare a tale ricerca di soluzioni win-win, ma molte altre no: molte imprese non sono in grado di accedere a questa più completa gamma di iniziative. Ci sono azioni urgenti che potrebbero essere commercialmente sostenibili, seppur con ritorni più bassi e più lenti, generando importanti benefici per la società e per il pianeta. Per sbloccare queste azioni ambiziose, e agevolare tale necessaria transizione, le imprese e la finanza devono allora riprogettarsi intorno alla domanda: quanti benefici possiamo generare, attraverso questa impresa? Riprogettare le imprese Esaminare la progettazione di un'impresa significa esplorare l'essenza e la struttura di ogni azienda. Il lavoro dell'autrice Marjorie Kelly è di supporto nel definire questo percorso, guidandoci nell’analisi di: 01. Scopo _ interrogandosi sui motivi dell’esistenza di quell’impresa e sui capisaldi del suo modello di business. 02. Reti _ valutando la natura delle sue relazioni con fornitori e clienti, lavoratori e comunità, governi e settore industriale, per determinare se si tratta di partenariati coinvolti e a lungo termine o di relazioni mercificate, di breve durata e transitorie. 03. Governance _ identificando chi ha potere e responsabilità, chi prende decisioni e come queste vengono plasmate. 04. Titolarità _ mettendo in discussione potere, priorità e aspettative dei suoi proprietari, e come ciò influisca sulle azioni reali e potenziali dell’azienda. 05. Finanze _ determinando la natura della sua relazione finanziaria, includendo parametri, limitazioni e possibilità create dai margini, dai dividendi e dalle aspettative di uscita.
27 Nell’analisi approfondita di questi aspetti, è utile porsi le domande formulate dal Doughnut Economics Action Lab: Aspetti da considerare per stabilire se l’attuale progettazione rappresenti un freno Aspetti da considerare per individuare modalità migliorative di riprogettazione Esiste un divario tra lo scopo dichiarato e la realtà quotidiana (a livello culturale, operativo, di impatto)? �uale sarebbe il vostro scopo, se la vostra azienda si mettesse al servizio del benessere sociale e ambientale? Siete in grado di stabilire collaborazioni a lungo termine e fidelizzate (ad esempio, con i fornitori)? Siete in grado di ridefinire le vostre collaborazioni allineandole al vostro scopo (es. contratti a lungo termine, tariffe che lo agevolino)? �uali stakeholder prendono posto nel vostro board, e quali dovrebbero prenderlo? �uali stakeholder potrebbero far parte del vostro board per gestire meglio i compromessi tra obiettivi ecologici, sociali e finanziari (es. lavoratori, pianeta)? �uali stakeholder mancano ancora all’interno del vostro assetto proprietario? La proprietà può andare incontro al cambiamento per allinearsi meglio con il suo scopo (es. partecipazione dello staff o degli organi, modifiche ai diritti di voto tra i proprietari)? In che modo le aspettative sui margini di guadagno e sui profitti modellano le vostre priorità e opportunità? Come si possono rimodellare le aspettative su margini e dividendi, al fine di sbloccare le idee più innovative? SCOPO RETI GOVERNANCE TITOLARITÀ FINANZE
28 L’approccio delle aziende al design d’impresa Attraverso questi livelli di progettazione, imprenditori e leader aziendali stanno già ponendo in essere rilevanti innovazioni nel design d’impresa. Si pensi, ad esempio, a progetti aziendali che fanno della Terra azionista unica, direttrice del CdA, amministratrice delegata dell’azienda stessa. Facciamo alcuni nomi: la compagnia statunitense di abbigliamento outdoor Patagonia ha fatto della Terra la sua 'azionista unica', la B Corp britannica di cosmesi naturale Faith In Nature ha 'nominato la Natura nel suo board', azienda olandese di formaggi plant-based, ha rimodellato il ruolo del CEO per garantire alla natura la priorità. Gestire la catena di approvvigionamento di queste aziende probabilmente significa anche sentirsi liberi di investire in relazioni più profonde. Nel dedicarsi al design del prodotto o del packaging sarà maggiore la motivazione a sperimentare nuovi approcci, pur nella previsione di ricavi più lenti (almeno nel medio termine) rispetto allo status quo. Modificare in tal senso il design della governance e della titolarità ne modifica anche gli stimoli più profondi, e segnala allo staff che la dichiarazione di scopo è realmente viva e concreta, anche quando richiede investimenti, propensione al rischio e pazienza maggiori. Un modello diffusosi recentemente è quello della titolarità dei dipendenti, cresciuto nel 2023 nel Regno Unito del 37% (come rilevato dal sito web employeeownership. co.uk). Le ricerche mostrano che questo modello porta a una maggiore vocazione delle imprese a investire internamente (50% in più rispetto ad altri modelli), a garantire salari di base mediamente più alti di £2.700 e alla condivisione dei profitti, una attitudine maggiore del 50% all’espansione della propria workforce, all’investimento nella sua formazione (+12%) e a una più alta soddisfazione (+73%) e produttività (+8-12%) dello staff. Imprese di questo tipo includono Scott Bader, azienda biochimica globale da £200 milioni che impiega 750 persone in 7 siti produttivi e 17 uffici nel mondo. Anche negli Stati Uniti la titolarità dei dipendenti si sta diffondendo rapidamente grazie a esempi come Eileen Fisher, compagnia capace di attivare investimenti atti a promuovere iniziative ecologiche nella sua catena di approvvigionamento, sostenendo in tal senso e in maniera più ampia il suo intero settore industriale. Nuovi modelli mostrano anche che modifiche nella catena di fornitura, nelle comunità e nell'industria in generale possono divenire cuore pulsante della progettazione profonda di un’azienda. Il marchio di cioccolata olandese Tony’s Chocolonely ha ridisegnato titolarità e governance per tutelare al meglio il suo scopo di 'far sì che diventi norma la cioccolata 100% slave-free', istituendo quote azionarie con diritti speciali affinché l'azienda renda conto del suo scopo e porti avanti le prassi commerciali e l'impegno verso quei produttori di cacao che garantiscono il progresso verso il suo fine ultimo. L'importatore tedesco El Puente ha garantito comproprietà e rappresentanza in CdA sia dei suoi lavoratori che dei suoi fornitori, unitamente ad altri stakeholder, di modo che i fornitori possano concretamente plasmare la strategia dell'azienda e il suo approccio nella creazione di relazioni commerciali. La casa automobilistica gallese Riversimple ha creato un modello di governance multistakeholder, battezzando uno schema di cosiddetta Future Guardian Governance che garantisce che ciascuno degli stakeholder interessati abbia una persona di fiducia nel board, che funga da 'guardiana' dei propri interessi. Einhorn, Ecosia, SELCO, Café Direct sono ulteriori esempi di aziende che hanno adottato modelli di titolarità che conferiscono quote di controllo a fondazioni,
29 organizzazioni non profit e comunità per la garanzia di mantenimento di uno scopo sociale. Recology, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, società di gestione dei rifiuti e del riciclo interamente di proprietà del suo staff, utilizza la sua titolarità per perseguire l’obiettivo di 'un mondo senza rifiuti'. Ma i modelli di comproprietà non si limitano ai lavoratori, essendo emersa una vasta gamma di sistemi di energia rinnovabile di proprietà comunitaria (ad esempio, REScoop), che consentono alle cooperative di energia rinnovabile di concentrarsi sull'accesso all'energia, mantenendo le radici ben salde nell’interesse della comunità. Nell'industria della moda, imprese aderenti al commercio equo e solidale come Manos del Uruguay, Creative Handicrafts e Sasha hanno generato schemi in cui lavoratori e artigiani detengono la proprietà e controllano la governance, mettendo in campo i profitti per creare benefici aggiuntivi per lavoratori e artigiani – come la loro formazione e la condivisione degli utili, accanto allo stanziamento di investimenti utili al successo dell'azienda. Un'ondata di innovazione nella progettazione imprenditoriale sta vivificando il mondo degli affari. Dalla Steward Ownership all’impresa sociale, dalle cooperative alla titolarità dei dipendenti, stanno affiorando modi diversificati e personalizzati di progettare le imprese. Un recente programma di monitoraggio che si sta dimostrando accessibile, conveniente e focalizzato sulla promozione di tali innovazioni nel design delle imprese è People and Planet First. Nuovi strumenti e soluzioni per riprogettare imprese e finanza �uestione cruciale per il lancio di imprese basate su tali modelli, o per la loro conversione, è l’ulteriore progettazione di nuovi mezzi di investimento e finanziamento. Criticamente, stanno nascendo modelli finanziari a supporto di queste imprese tra cui l'Alternative Ownership Enterprise Learning Hub di Transform Finance, dove gli investitori apprendono e condividono altri sistemi attraverso cui plasmare approcci agli investimenti atti a supportarli. Anche lo strumento Capital Explorer di Abaca è una guida utile nell’aiutare gli imprenditori a esplorare una vasta gamma di opzioni per attirare gli investimenti di cui necessitano in alternativa al capitale di rischio, che raramente si adatta a questo tipo di riprogettazioni aziendali. Ulteriori iniziative di supporto includono lo strumento E2C – Exit to Community, di Zebra's Unite e Media Design Lab, per sostenere l’imprenditoria nell’esplorazione di nuovi modelli di titolarità per le loro aziende. Lasciarsi alle spalle design aziendali obsoleti è possibile. Certo, ciò richiede proattività da parte degli investitori, come dimostrano le iniziative di Transform Finance e di altri soggetti. Certo, ciò richiede slanci innovativi nelle politiche pubbliche, come illustrato nella breve guida per i responsabili politici pubblicata da DEAL – Doughnut Economics Action Lab². Forse, ancor più criticamente, ciò richiede leader aziendali ambiziosi e motivati a sviluppare quei modelli di redesign aziendale di cui il mondo ha bisogno. È per questo che DEAL ha messo a punto uno strumento³ per guidarli attraverso un processo esplorativo delle trasformazioni progettuali che potrebbero liberare la necessaria proattività, ridisegnando quei modelli diversificati di impresa finalmente capaci di rispettare il pianeta che ci accoglie e l’umanità che ci accomuna. ²Consultabile online @ wwwdoughnuteconomics.org/tools/public-policies-to-foster-regenerative-businesses ³ Scaricabile online @ www.doughnuteconomics.org/tools/doughnut-design-for-business-core-tool
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