11 A cosa serve il rispetto? Una lotta a morte per il puro prestigio: questa è la dinamica essenziale della società secondo uno dei più importanti interpreti della filosofia di Hegel, ovvero il russofrancese Alexandre Kojève, maestro dei più grandi intellettuali francesi del Novecento. �uando due individui si incontrano, ciascuno desidera essere riconosciuto dall'altro come essere autonomo e libero. �uesta ricerca di riconoscimento porta a un confronto in cui ciascuno rischia la propria vita – materialmente o simbolicamente – per dimostrare la propria superiorità. Il risultato di questa lotta è la sottomissione di uno dei contendenti, che diventa il servo, mentre l'altro diventa il padrone. We call it master and servant, cantavano i Depeche Mode con qualche ammiccamento sadomasochista. Il desiderio di essere rispettati può suonare come un lusso, un bisogno artificiale, persino una follia: in fondo, direbbe qualcuno, il rispetto mica si mangia. I moralisti dell’età barocca denunciavano l’assurdità della corsa agli onori, alla gloria, alla soddisfazione dell’amor proprio. E invece col rispetto, appunto, si mangia. La peculiarità delle società umane consiste precisamente nel dotarsi di funzioni simboliche per realizzare fini materiali. Il lusso lubrifica i legami, i bisogni artificiali servono a soddisfare i bisogni materiali, la società è una folie à deux, à trois, à dix, à mille. Lo aveva capito il grande storico Ibn Khaldun, osservando le dinamiche alla corte dei califfi medievali, dove ogni investimento in prestigio si traduceva materialmente in potere. Il rispetto dovuto a ognuno era un elemento essenziale per garantire la asabiyya, ovvero la solidarietà del gruppo. È per questo che il rispetto è tanto importante ai margini della società borghese, nei bassifondi, là dove sopravvivono le logiche dell’orda primitiva: questo sentimento ancestrale permette di far funzionare una micro-società all’interno di un’altra società, fornendo un incentivo reputazionale all’osservanza delle norme del gruppo. In effetti, la rigorosa conformità all’ordine comunitario è vitale per permettere al gruppo di restare solidale e coeso a fronte della minaccia costituita da altri gruppi, che si tratti di bande rivali oppure dei tutori dell’ordine dominante. Ma non è più solo questione di bassifondi. Oggi il mondo intero assomiglia sempre di più a queste micro-società fondate sulle logiche pre-moderne del prestigio, dissing inclusi. Su Instagram o TikTok posso dimostrare il mio valore senza mediazioni, facendo dono delle mie creazioni proprio come facevano i nativi col rito del potlatch, alla base della teorizzazione della cultura del dono. �uesto rituale tradizionale delle tribù dell’America del Nord, descritto dagli antropologi un secolo fa, consisteva nello scambio e nella distruzione di beni per affermare il proprio status all'interno della comunità. In modo simile oggi, il potlatch social permette di ottenere rispetto e quindi fare amicizia, incontrare l'amore, trovare uno sponsor, un cliente oppure un lavoro. In generale, la ricerca di approvazione attraverso le metriche dei social media – like, condivisioni, engagement: le forme del rispetto digitale – costituisce un’alternativa ai più classici indicatori socio-economici del valore della persona, come reddito, patrimonio e titolo di studio. I like sono una valuta parallela capace di generare un nuovo ordine di valori.
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