Ossigeno #13

12 In questo modo, la disintermediazione social rimescola le carte e scuote le vecchie gerarchie. Oggi le star della musica, della letteratura, della politica vengono dal web e appena possono monetizzano nel mondo reale il rispetto ottenuto in quello virtuale. Il problema è che una società in cui tutti hanno eguali opportunità è anche una società in cui tutti sono perennemente in concorrenza. Una disperata corsa per il rispetto: un sogno che assomiglia molto a un incubo, un paradiso vicinissimo all’inferno. Agli sconfitti tocca il rovescio del rispetto, ovvero l’umiliazione. Il paradosso del rispetto Malgrado tutte le buone intenzioni, ottenere rispetto è sempre più difficile, perché bisogna sgomitare in mezzo alla folla indistinta. Malgrado tutte le attenzioni, è sempre più difficile anche evitare di mancare di rispetto a qualcuno. Peggio: più ci agitiamo per farci notare, lasciando ovunque le nostre tracce digitali, più rischiamo di offendere qualcuno. A forza di guardare in che modo gli altri guardano noi che li guardiamo potremmo perdere di vista l’essenziale. Così l’ossessione per il rispetto rischia di fomentare il sentimento diffuso di non essere all’altezza. Sigmund Freud sapeva che il desiderio di soddisfare le aspettative altrui, interiorizzate come ideali, può portare alla nevrosi. Contro ogni visione individualista, i promotori della Diversity & Inclusion difendono invece una cultura del rispetto generalizzato, rivolta al riconoscimento della dignità umana e al trattamento equo delle minoranze culturali, di genere, di orientamento sessuale e di background sociale. Dietro alle buone intenzioni c’è anche un’esigenza molto pragmatica: gestire le tensioni che emergono da una realtà multiculturale, dove la frammentazione comunitaria rischia continuamente di tradursi in conflitto, come quando i dissing dei rapper portano a un’escalation mortale. �uello che alcuni chiamano il politicamente corretto non è altro che l’etica comunicativa di una collettività che vuole evitare la guerra civile. È difficile convivere, se non c'è rispetto. In un simile contesto, la capacità di interagire rispettosamente con gli altri richiede la padronanza delle differenze culturali e una certa precauzione linguistica per evitare stereotipi, pregiudizi e termini offensivi. Il tema si lega a quello dell’orgoglio (pride) della differenza di ognuno, intersezione tra unicità e appartenenza. Il tema è centrale anche all’interno delle aziende. Negli ultimi anni chi si occupa di management e di risorse umane ha notato, in effetti, che le nuove generazioni cercano soddisfazioni simboliche accanto a quelle economiche: oltre allo stipendio, appunto, anche il rispetto. Essere ascoltati e valorizzati è fondamentale per il benessere e la motivazione dei dipendenti. Una cultura del rispetto si sta diffondendo, capace di includere donne e uomini e persone non-binarie, individui di tutte le età, etnie, orientamenti sessuali, identità di genere, abilità fisiche e mentali, credenze religiose, background socio-economici e lingue, e poi flora e fauna, entità geologiche, oggetti tecnici, forse un giorno anche le intelligenze artificiali. In pratica, una scala di valori in cui tutto ha esattamente lo stesso valore.

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