Ossigeno #13

140 Parafrasando le sue parole, il Social Business è un’impresa a tutti gli effetti, finanziariamente sostenibile e autonoma, che opera per raggiungere un determinato obiettivo sociale. Un Social Business non produce perdite, non distribuisce dividendi ed è gestito e controllato da investitrici e investitori privati mossi da motivazioni altruistiche. I Social Business operano principalmente nel campo della riduzione della povertà, della promozione della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale su scala globale. I meccanismi che regolano la sua attività sono quelli del mercato tradizionale. Eventuali profitti generati vanno reinvestiti nel business al fine di espanderne l’impatto, attraverso il miglioramento del prodotto/ servizio offerto, o la creazione di altri Social Business che possano contribuire a mitigare ulteriori problemi socio-ambientali. In altre parole, le fondamenta del Social Business risiedono nella coniugazione delle dinamiche più virtuose del mercato con la responsabilità e la consapevolezza di innovatrici e innovatori pronti a rivoluzionare le regole del gioco e mettere al centro degli interessi dell'impresa il benessere delle persone e del pianeta. Il profitto diventa quindi un mezzo, non più il fine. Potremmo prospettare il Social Business come la fusione di obiettivi socioambientali tipici del settore pubblico e del non profit, con l'efficienza e l’efficacia organizzativa del settore privato. In una contemporaneità caratterizzata da crisi poliedriche, causate in larga parte dall’azione antropica e da modelli di business intrinsecamente insostenibili ed esclusivi, il Social Business e gli imprenditori e imprenditrici sociali che lo promuovono emergono come una forza catalizzatrice e generativa di impatto positivo. È infatti difficile immaginare che siano delle società di capitali businessas-usual, possedute da shareholders orientati alla massimizzazione nel breve termine dei loro investimenti, a costituire un’economia che sappia fronteggiare le sfide del millennio – povertà crescente, disuguaglianze, crisi climatica e della biodiversità, tra le altre. Il framework degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, concertati nel 2015, offre una piattaforma integrata utile a orientare e declinare l’impatto del Social Business su vari fronti e sfide. Agendo sugli specifici obiettivi e sub-obiettivi, gli imprenditori e le imprenditrici sociali diventano agenti di cambiamento sistemico: con le loro innovazioni sociali, sono in grado di innescare meccanismi di transizione verso paradigmi economici, culturali e sociali più sostenibili e responsabili. Nel vasto panorama delle sfide globali, poche iniziative possono vantare la portata e l'ambizione di questa Agenda. È un manifesto di speranza, un impegno collettivo per abbracciare valori fondamentali come il rispetto e l'uguaglianza universale, la dignità umana e la sostenibilità ambientale. Con la firma unanime dei 193 Paesi membri dell'ONU, questo piano ambizioso si propone di rivoluzionare il mondo entro il 2030, affrontando questioni complesse e interconnesse. Ma a rendere l'Agenda 2030 così straordinaria è la sua inclusività. A differenza degli Obiettivi del Millennio, qui ogni individuo e settore è rappresentato e chiamato a contribuire al cambiamento. Anche alcune frange del settore privato hanno abbracciato questa missione, implementando forme di Social Business che hanno qualificato le aziende come partner altamente strategici per il non profit e il mondo istituzionale nell’iter verso un futuro migliore. Le storie di successo abbondano. Dall’impresa We Collect, originata dal movimento Zero Waste Laos, in cui giovani attivisti e attiviste accompagnano governi locali e aziende in processi di sostenibilità ambientale, all'agenzia Nai Nami in Kenya che offre opportunità a giovani di strada come guide turistiche a Nairobi, il mondo

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