42 Gli faccio notare che ciò avveniva negli anni ‘70, quando la crisi ecologica cominciava ad affacciarsi nel dibattito pubblico, ma non tanto urgentemente quanto oggi: «È vero», argomenta, «la crisi ecologica era presente e già visibile, ma non ancora così urgente come lo è oggi, quindi il mio intervento non rispondeva ancora a un sentimento di urgenza. La verità è che mi sono sempre considerato un agricoltore, e anche quando portavo avanti le mie ricerche in genetica agivo sempre come un agricoltore. Se le piante stanno male non producono: diventerà allora dispendioso coltivarle perché hai bisogno di aiuti esterni, e da un mero punto di vista economico non è intelligente, ecco. È come lavorare da schiavo per altri, e non lavorare liberamente con la natura – è contro natura. Non era così chiaro nella mia mente, in quel periodo, come invece lo è oggi. Non si tratta di ecologia. Dobbiamo capire come sviluppare nuove strategie, come essere in grado di sopravvivere e di assecondare la vita su questo pianeta. Perché, in un certo senso, agiamo in modo suicida, suicida sotto tutti i punti di vista. Dobbiamo assolutamente cambiare strategia: e allora non si tratta solo di ecologia, si tratta di intelligenza. Circa diciotto anni fa, ho iniziato a leggere i filosofi romani antichi. Beh, per loro era del tutto fuori discussione utilizzare fertilizzanti provenienti da fonti esterne. Se leggi Plinio il Vecchio, che visse più di duemila anni fa, troverai che ci racconta con stile incantevole che l'olivo cresce all'ombra dell'albero di porpora, e il fico all'ombra dell'olivo, e poi il pesco all'ombra del fico. E in inverno, erbe e ortaggi crescono all'ombra di ognuno di essi. I Romani coltivavano cereali, grano, legumi e verdure, la maggior parte di quelle che consumiamo oggi sono mediterranee, da loro adottate e trasformate in coltivazioni. Vedi, l'Impero Romano è sopravvissuto circa mille anni, ma io credo che la nostra civiltà non riuscirà a sopravvivere in queste condizioni ancora per molto, perché in un arco di tempo molto ristretto siamo stati capaci di impoverire l'ecosistema e portarlo al collasso». Le voci dei filosofi antichi fanno spesso eco alle sue negli interventi pubblici di divulgazione dei principi della Agricoltura Sintropica; infatti, Ernst Götsch ha spesso sostenuto che l'Agricoltura Sintropica sia un modo di pensare, una filosofia. Un’affermazione di cui gli domando il senso: «L'Agricoltura Sintropica è per me più un sistema di filosofia applicata, che non una tecnica. Mi avvalgo di determinate tecniche e della dinamica della successione naturale delle specie, che può essere descritta come una copia di ciò che la natura compie a livello strategico per muoversi nello spazio. Successione naturale delle specie significa che la vita si è naturalmente sviluppata al fine di evolvere, nello spazio e nel tempo. Siamo parte di un sistema intelligente e di un macrorganismo. Di conseguenza non siamo noi i comandanti in capo, e non possiamo avanzare il possesso di nulla. Non siamo che parte di un macrorganismo. Comportamenti disarmonici delle parti di un macrorganismo inducono modifiche nel macrorganismo stesso. Di conseguenza, la presenza della parte non armonica può risultare ridondante. È ciò che sta accadendo alla specie umana nell’arco degli ultimi dodicimila anni, a cominciare proprio dall’Impero Romano – dapprima, abbattendo foreste per impiantarvi colture a livello locale; in seguito, confidando in una presunta intelligenza superiore, a livello nazionale, avviando un collasso ancora più potente; infine, a livello continentale. Nell'Impero Romano l'agricoltura era dominata da grandi aziende, con molti schiavi, che lavoravano in enormi campi. L’unica differenza rispetto all’attualità è data dal fatto che oggi usiamo le macchine, e ci auto-scagioniamo credendo che ciò sia più sostenibile». Per questo motivo, Götsch mi invita a leggere ciò che scrisse Cicerone nel suo De Vita Rustica: «Cicerone dedicava molto tempo al suo appezzamento, e non solo per diletto. Amava lavorare, e diceva che l'agricoltura, secondo lui, era l'arte più sofisticata che l'essere umano avesse mai sviluppato. E adesso? Negli ultimi sessanta
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