59 La storia La prima volta che siamo entrati in contatto con il suolo portoghese attraverso una zappa, il suono del metallo contro la roccia è riecheggiato fendente. La terra non solo era compatta, come molte incontrate in Brasile, ma anche arida e pietrosa. Ogni località, si sa, possiede una sua unica composizione pedologica. Ma presto ci siamo resi conto che non si trattava soltanto di geologia. �uesto suolo era intriso di storia. Una storia di impiego agricolo che trascendeva di gran lunga tutto ciò che avevamo sperimentato in Brasile. Così come illustri musei europei mettono in mostra i retaggi della storia occidentale, i suoli di quella porzione di penisola iberica esibivano i resti delle tante civiltà che avevano solcato quelle terre sin dagli albori della pratica agricola. Il suddetto episodio si svolse nel 2018, anno in cui ci trasferimmo nel Baixo Alentejo, Portogallo del sud. Muovemmo poi verso la Spagna meridionale prima di stabilirci in Italia, dove ci troviamo dall'autunno 2021. Praticare l'Agricoltura Sintropica in questi luoghi è stato un privilegio che ci ha permesso di applicare in contesti mediterranei tutto ciò che abbiamo imparato da Ernst Götsch. Sebbene il suolo, l’andamento delle precipitazioni e le specie botaniche fossero diversi da quelli a cui eravamo abituati a relazionarci nei tropici, ha giocato a nostro favore il fatto che l'Agricoltura Sintropica non si è mai basata su un’unica ricetta universale. Piuttosto, essa rappresenta una cornice concettuale e fattuale che consente a praticanti provenienti da ogni angolo del mondo di creare agroecosistemi simili in forma, funzione e dinamiche agli ecosistemi naturali originari del luogo cui appartengono. In regioni con una tradizione agraria e pastorale profondamente radicata, la prima sfida consiste nel riuscire a distinguere quale potrebbe essere l'aspetto del loro ecosistema naturale originario. I dati paleobotanici indicano che, all'inizio dell'attuale periodo interglaciale, l'Europa meridionale e il Nord Africa erano ammantate da molte foreste: querce decidue e grandi olmi nella loro calotta superiore, frassini, terebinti e sorbi in quella inferiore. Ciò suggerisce che l'ecosistema naturale originario dell’intero bacino del Mediterraneo fosse una foresta semi-decidua a più livelli, con quella biodiversità tipica della successione ecologica avanzata. Il nostro obiettivo è dunque quello di raggiungere uno stato di rigogliosità analogo, integrando in questi sistemi altrettante specie agronomicamente preziose. Il presente Le condizioni iniziali di Amadeco, masseria di nove ettari nella costa adriatica pugliese, si presentavano come estremamente sfidanti. Il suolo deficitava di materia organica (inferiore allo 0,5%, secondo le analisi di laboratorio), l'acqua salmastra sotterranea era inadatta all'irrigazione, la biodiversità era scarsa e la rada vegetazione estiva lasciava il terreno esposto durante il periodo più critico dell'anno. Un quadro che somigliava ben poco alla terra che un tempo ospitava una florida comunità vegetale. Inoltre, ci troviamo nella zona di infestazione della Xylella fastidiosa, un batterio associato a una patologia che sta devastando gli oliveti tradizionali, pilastro dell'identità locale. Siamo consapevoli che questa regione porta le cicatrici di una recente crisi fitosanitaria che ha alterato drammaticamente il paesaggio, impattando su attività economiche e comunità locali. Ciò suggerisce dunque che siamo a un punto di svolta, in cui le risoluzioni alle sfide del luogo sono tanto necessarie quanto urgenti.
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