Ossigeno #13

9 Non c’è più rispetto. È la frase che borbottano gli anziani da più di un secolo, per commentare i tempi che cambiano. Eppure, a ben guardare, di rispetto non si è mai parlato così tanto: oggi la parola torna insistentemente nei pezzi rap, viene ripetuta in televisione, è al centro di campagne di sensibilizzazione. E se la società contemporanea fosse addirittura ossessionata dal rispetto? Il rispetto è, per così dire, la forma sedimentata dello sguardo degli altri. Associato al prefisso re-, il verbo specere (‘guardare’) indicava in latino ciò che viene considerato e riconsiderato dalla giusta distanza: in questo caso, il valore di una persona. Non stupisce, quindi, la centralità del rispetto in un’epoca in cui tutti, attraverso i social media, passiamo il tempo a giudicare ed essere giudicati, continuamente esposti agli sguardi. L’ossessione per il rispetto è figlia della nostra dipendenza dai like. È il coronamento di una lunga storia: nel Medioevo, il rispetto indicava la deferenza e l'onore dovuti a qualcuno di rango superiore, una logica feudale che sopravvive nelle retoriche mafiose sull’onore. In età moderna, con l'evoluzione delle idee di uguaglianza, il rispetto ha cominciato a essere inteso più ampiamente come riconoscimento del merito intrinseco di ogni individuo, mentre oggi viene visto come un principio universale che implica considerazione per le differenze culturali, estendendosi anche alla natura. Rispettare è così diventata un'attività a tempo pieno: rispettare i colleghi, rispettare le sensibilità, rispettare le minoranze, rispettare l'ambiente… È un'attività che richiede competenze articolate, per non incorrere in tragiche gaffe e rischiare di mancare di rispetto a qualcuno o a qualcosa. D'altra parte, ciascuno di noi è perennemente occupato ad assicurarsi di essere rispettato a sua volta. Insomma, è come se l'intera esistenza fosse oramai concentrata non soltanto sul guardare e l'essere guardati, ma anche sul guardare in che modo gli altri ci guardano, e addirittura guardare in che modo gli altri guardano noi che li guardiamo. �uesto vertiginoso gioco di specchi rischia davvero di farci perdere la testa; ma come ci siamo finiti dentro?

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