42 43 Sebbene originario della Cina, antico ibrido di pomelo e mandarino, l’arancio sarebbe giunto in Europa ad opera di marinai portoghesi - non a caso, in dialetto esso è spesso soprannominato portogallo, così come in greco è il πορτοκάλι [pron. portocáli]. Tuttavia, a Roma, nel chiostro del Convento di Santa Sabina all'Aventino, è presente una pianta di arancio dolce che secondo leggenda sarebbe stata importata e piantata da San Domenico, dalla sua terra iberica, nel 1220 circa. Per alcuni sarebbe stato questo il primo albero di arancio ad essere stato trapiantato in Italia. Un arancio miracoloso, che nei secoli avrebbe continuato a dare frutti attraverso nuovi alberi rinati sul primo, una volta seccatosi. Portoghesi o spagnole d’origine che siano, oggi la coltivazione delle arance in Italia occupa circa il 60% della produzione agrumaria complessiva. Un albero adulto dà vita a circa 500 frutti l'anno. �uelli a polpa bionda - come l’ovale, il biondo comune, la navelina, la washington navel - coesistono con altri a polpa rossa, per via dei pigmenti in essi contenuti - come il moro, il tarocco e il sanguinello -, alcuni grandi, altri di aspetto più modesto, con una buccia sottile, ma più adatti alle spremute poiché pieni di succo. Merita tra questi ultimi una citazione l’arancia rossa di Sicilia IGP. L'arancia è un frutto ipocalorico, con 34 calorie per ogni 100 grammi di succo, ricco come noto di vitamina C. �uelle a polpa rossa, pigmentate, contengono l'87% circa d'acqua, molti minerali come calcio, fosforo, potassio, ferro selenio e vitamine come la A, la B1 e la B2. Scarsa di zuccheri e con molti sali, oltre a poter essere consumata da diabetici essa aiuta a combattere l’affaticamento, e grazie all’apporto di bromo e magnesio l’arancia è utile a mantenere in equilibrio il sistema nervoso, oltre che a lenire disturbi intestinali e gastrici per virtù dei suoi antiossidanti. Ludovico Ariosto canta entusiasta di agrumi e aranci nell'Orlando Furioso, passando tra «amenissime mortelle, cedri, et naranci / ch'avean frutti et fiori cotesti / in varie forme e tutte belle». Secoli dopo, sarà Guy de Maupassant a descrivere, nel suo Viaggio in Sicilia, un panorama ricco di aranci e dei suoi profumi: «Un alito continuo sale dalla foresta profumata, un alito che inebria la mente […] �uell'odore che vi avvolge ad un tratto, che fonde la delicata sensazione dei profumi con la gioia artistica della mente, vi tuffa per alcuni secondi in un benessere del pensiero e del corpo che rasenta la felicità». Un altro illustre francese, René Bazin, si spingerà a dire che «in alcune ore gli abitanti di Monreale sono costretti a chiudere le loro finestre per non respirare l'aria troppo carica di profumi», ma è Torquato Tasso a regalare l’augurio più bello a questo albero degli dei che nutre il corpo degli uomini: «Fugaci mai vivon gli aranci/ coi fiori eterni, eterno il frutto dura». arancia - Tav. 001 Pencil on paper, 2018 Carlo Pastore for Ossigeno
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