Ossigeno #3

64 65 cortile vari [a/w 1985-86], mucche tricolore ed oche giulive all’occorrenza, per la sua linea Couture!, cui non faceva mai mancare un punto esclamativo finale - perché ogni segno linguistico e ciascun simbolo grafico, in un’attitude profeticamente anticipatrice dell’uso contemporaneo delle emoticons, può farsi latore di un messaggio ben preciso. Abiti come statements, manifesti di una nuova presa di coscienza, supportati da una carica comunicativa che passava dal taglio del tessuto al taglio delle pagine adv: in un’era più che mai assoggettata al potere del logo, Franco Moschino ne cambiò la destinazione d’uso usando la parola per sovvertirne la tirannia. Non solo Moschifo, Niente o Ready to where? a caratteri cubitali sulle t-shirts, ma Stop the fashion system! o Attenzione: la pubblicità può causare seri danni al vostro cervello e al vostro portafogli per campagne sociali anti-razziste, pacifiste ed ecologiste che, più che pubblicità di moda, sembravano geniali pubblicità progresso. Un atto creativo basato anche su parole, punteggiature e simbolismi, e un atto di denuncia attraverso i corpi di quelle stesse donne che hanno saputo, vampirescamente, consumare il suo medium e il suo messaggio. than ever subject to the power of the logo, Franco Moschino subverted the tyranny of words by turning them against themselves. Thus Moschifo, Nothing and Ready to where? in big letters on t-shirts; Stop the fashion system! and Warning: advertising can cause serious damage to your brain and to your wallet! in social awareness campaigns on racism, pacifism and the environment. More than adverts for fashion, they were genius adverts for progress. An act of creation based on words, punctuation, symbols, and an act of denunciation emblazoned on the bodies of vampire women that devoured both his medium and his message. stage name habitus ABITUDINE, HABITAT, ABITO. La medesima radice etimologica, portata in luce da luminari della storia della sociologia [Pierre Bourdieu, Marcel Mauss], a rilevare la stessa intima matrice: abitiamo un abito come abitiamo uno spazio, in relazione alle nostre abitudini ed alla nostra natura. Un abito iconico nella storia della moda, ed uno spazio museale celebre in quella dell’architettura, relazionati al Nome d’Arte presentato: fil rouge, ancora e sempre, l’uomo. HABIT, HABITAT, ATTIRE. The same etymological root, brought to light by luminaries in the history of sociology [Pierre Bourdieu, Marcel Mauss], pointing out the same intimate matrix: we inhabit an attire in the same way that we inhabit a space, in relation to our habits and our nature. An iconic costume in the history of fashion, and a famous museum in the history of architecture, related to the Stage Name presented: fil rouge, still and always, the human. franco moschino, moschino couture! ‘90s advertising «Franco sta per sincero; Moschino per insetto fastidioso»; questa la descrizione che dava di sé lo stilista che faceva della moda una rivoluzione dall’interno - ergo, una vera rivoluzione - in anni e in un sistema dove gli abiti erano un affare troppo serio per poter risultare credibile. Nomen Omen. La formazione culturale ed artistica all’Accademia di Brera, e la gavetta negli uffici stile di Versace e di Cadette, gli diedero una solida base da trasgredire; l’ironia feroce e un’attitudine surreal-dadaista furono strade percorribili per fare industria senza mai tradire la propria natura di artista e di rivoluzionario situazionista, consapevole della carica esplosiva innescabile da un détournement. «Franco è stato forse l’unico stilista italiano (allora si chiamavano ancora così) a lavorare circondato da amici complici del suo modo di pensare, di vedere le cose, di reagire alle cose. �uasi una Factory che, senza di lui, ha dato seguito al suo percorso8». Un percorso fatto di sfilate come happenings straordinari, di mannequins come performers, libere di danzare scatenate o di camminare carponi, ora in tailleur dal taglio Chanel con dadaiste stoviglie al posto dei bottoni [a/w 198889], ora imbustate in abiti da sera fatti di sacchi della spazzatura [s/s 1994] o delle sue stesse shoppers griffate [s/s 1987], ora in camicie di forza for fashion victims only [a/w 1990-91], ora in preziose crinoline sormontate da animali da «Franco9 stands for sincere; Moschino10 for annoying insect». That's how Franco Moschino described himself, a fashion designer who saw fashion as a question of internal revolution - ergo, true revolution - at a time when clothes were too serious to be credible. Nomen Omen. After training in Milan's Accademia di Brera and cutting his teeth with Versace and Cadette, Moschino had a firm foundation on which to base his transgressions. Ferocious irony and an approach that combined elements of surrealism and dadaism enabled Moschino to make his way in the fashion trade without ever betraying his artistic nature, aware - as the perfect situationist he was - of the explosive power of détournement. «Franco was perhaps the only Italian fashion designer to work surrounded by friends who shared his way of thinking, seeing things, reacting to things. Like another Factory, that carried on his work without him8». Moschino's catwalks were one long sequence of extraordinary happenings. His models were real performers, dancing frenetically or crawling on all fours, in Chanel two-pieces with dadaesque buttons [a/w 1988-89], evening dresses made of bin bags [s/s 1994] or of his own label shoppers [s/s 1987], straight jackets for fashion victims only [a/w 1990-91], crinolines decked in farmyard animals [a/w 1985-86], tricolour cows and silly gooses for his Couture! collection, which always finished in an exclamation mark - because as Moschino saw, long before the advent of the emoticon, every punctuation mark and graphic symbol can bear a precise message. Clothing as a statement, a manifesto of a new awareness, with a communicative power that passed leapt from the cut of the garments to the adverts in fashion magazines: in an age more nome d’arte left: moschino advertising campaign, 1992 right: moschino advertising campaign, 1990 8 Michele Ciavarella, Moschino. 30 anni e sembra ieri, [translation: Moschino. 30 years and it seems like yesterday], Style Magazine – Corriere della Sera, 22/09/2013] 9 translation: Frank. 10 translation: Gnat.

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