76 77 concettuale da parte di artisti che sanno mettersi in gioco, consapevoli del principio di indeterminazione di Heisenberg e padroni delle tecniche di valutazione del rischio [The uncertain scene, 2010], che permettono loro di lavorare su quel momento imprescindibile di imprevedibilità che rende viva, ad ogni palco calcato, ogni loro azione drammaturgica. Numero dei giocatori: da 1 a xn. CollettivO CineticO sa rendere materiale coreografico corpi flessuosi di danzatori professionisti [Bolero / The head down tribe, 2018, con i danzatori del Balletto di Roma come pop-zombie, divoratori di selfie e di azioni reiterate a metà strada tra il videogioco arcade Ghosts‘n’Goblins, quello survival-horror Resident Evil e il capolavoro di Antonin Artaud Il teatro e il suo doppio] e corpi, acerbi o maturi, di individui apparentemente lontani alla danza, come in <age> [2012, 2014] e il suo dispositivo di realtà aumentata A different kind of age [2016]: nel complesso delle due pièces, un maestoso rubabandiera generazionale tra sedicenni e sessantenni - denominati esemplari e analizzati attraverso un corposo questionario di autodefinizione precedentemente somministrato loro - di cui dar conto in scena dei comportamenti, ad ogni replica differenti e ad ogni replica a loro ignoti. Un Bestiario di Cortázar 3.0 in movimento, ispirato ai due momenti del Kontakthof di Pina Bausch13 [un estratto dei quali è magistralmente diretto da Rainer Werner Fassbinder nel suo Teatro in Trance, 1981] e condotto sulla base della geniale aleatorietà di John Cage. Il rigore clinico, tassonomico, di un dramaturg laureato in scienze fisiche e statistiche con 110 e lode, un coreografo/entomologo dal sapere eclettico - come quello di Zygmunt Bauman nel suo Homo Consumens14 nel definire uno sciame: una moltitudine fluida, libera da gerarchie, che si muove attorno a una passione. In definitiva, un CollettivO CineticO, memore della lezione goffmaniana su La vita quotidiana come rappresentazione e su ciascuno di noi come attore sociale. Del resto, la stessa separazione tra attori e spettatori, nel gioco di ruolo messo in atto dal collettivo, risponde alla dinamica dei fluidi: una voyeuristica audience che non resta a commentare le mosse altrui all’angolo del tavolo da gioco, ma che partecipa della drammaturgia di ogni creazione, dal dilemma amletico dell’essere o non essere risolto in sala per mezzo di un applausometro [Amleto, 2013] al campione umano prelevato dalla platea e analizzato sulla scena del crimine in Sherlock Holmes [2015, indagine surreal-investigativa per stabilire cosa sia arte contemporanea e cosa spazzatura], al gioco estremo di |X| No, non distruggeremo […], performance interattiva del 2010 in cui gli spettatori - che fossero essi passivi, aggressivi o puri goliardi - posseggono pieno controllo delle azioni di tre performers bendati, manovrabili attraverso una consolle. «L’arte performativa è un’arte che avviene con lo spettatore, lo spettatore è la variabile fondamentale. Rendere veramente live una performance significa farla reagire con questa variabile fondamentale e farla diventare il suo specchio15». Tenuta da gioco: sintetica, come una tuta dell’Adidas in poliestere [Variazioni posturali degli abitanti di stanze asimmetriche in regimi meteorologici controllati (chi inciampa lo fa apposta), 2015, tributo cinetico a The show must go on di Jérôme Bel], una tuta da ginnastica ritmica in lycra [10 miniballetti, 2015, omaggio coreografato agli Esercizi di stile Raymond �ueneau], una tuta sadomaso in latex o un pigiamone pezzato in pile [mi riferisco, in questi ultimi due casi, al primo atto di Sylphidarium e ad una sfilata di objets trouvés che fa propria e supera l’estetica new-dada, incalzata dalle musiche originali di Francesco Antonioni eseguite dal vivo]. Sintetica come è sintetico un corpo nudo, libero dalla retorica di qualsiasi scampolo di stoffa, libero di poter mettere in atto la sua sintesi. Campo da gioco: lo spazio, carnale o cyborg, di un’identità conquistata attraverso un login, della quale Pinocchio - automa umano per antonomasia – si fa emblema [pin:######, 2008]. Un wc pubblico trasmesso altrove in tempo reale attraverso una mini-videocamera [Diluire la prossimità. Azioni pubbliche per spazi privati, 2009]. Un’arcata dentale forzatamente in vista, sintetizzata nella D di un sorriso da emoticon, come riflessione sull’ob-scene, sull’osceno, su ciò che resta fuori dalla scena [::D – monoscritture retiniche sull’oscenità dei denti, 2009] e il suo sequel: il grafismo X di occhi strizzati e mai del tutto autenticati, da confinare con il nastro adesivo nello spazio di una vignetta da fumetto [XD – vignette sfuse per uso topico, 2010]. Per CollettivO CineticO l’indagine sullo spazio prende le forme di un trip intergalattico tra smartphones e carne, tra la cellulosa delle pagine di fumetti manga e la celluloide di uno schermo 16:9 in differita, per tornare infine a casa, attraverso Benvenuto Umano [2017, ultima tappa dell’architettura coreografica decennale C/O] sulla pelle di corpi nudi, iconografie enciclopediche della storia dell’arte, decifrate da una sacerdotessa bendata incappucciata in una felpa oversize. È l’applicazione in danza delle eterotopie foucaultiane; è lo spazio reso vivibile attraverso un atto mentale, prima che un gesto fisico. Il respiro delle pieghe. L’attrito dello sguardo. Il buio della pelle, il buio in scena. Una performance cinetica sta per cominciare. Ora, just push play. 12 Renzo Francabandera, L’arte si nutre di cadaveri: il Sylphidarium di CollettivO CineticO, Pane Acqua Culture, 02/12/20177 13 Pina Bausch, Kontakthof mit Damen und Herren ab 65 [2000] e Kontakthof - Ein Stück von Pina Bausch mit Teenagern ab 14 [2008]. 14 «Gli sciami, diversamente dalle colonne in marcia, non necessitano di sergenti o caporali. Gli sciami si orientano in modo infallibile senza l'intervento di superiori ficcanaso con i loro ordini giornalieri. Nessuno guida gli sciami verso i prati fioriti; nessuno ha bisogno di tenere a freno i membri degli sciami, far loro prediche, spingerli avanti con la forza e le minacce, o tenerli in riga. Chi voglia far tenere a uno sciame d'api la direzione che desidera farà bene a coltivare i fiori nel prato giusto piuttosto che addestrare ogni singola ape». ibid. 15 Marco Argentina. La teoria in pratica. Le prospettive di Francesca Pennini - intervista pubblicata il 09/03/2016 in Ipercinetica, blog realizzato in occasione della rassegna bolognese dedicata a CollettivO CineticO. stage name Just push play E allora, giochiamo. Suoniamo, interpretiamo, scherziamo, rappresentiamo, esibiamo; del resto, in inglese - lingua più parlata al mondo, seconda solo al cinese mandarino - la parola è sempre quella: play. Spingiamo play, spingiamolo oltre; e diamo inizio alle danze. Descrizione del gioco: il gioco proposto è una via di mezzo tra quello di ruolo e il gioco di società - la società contemporanea, all’interno della quale esso affonda le sue radici sinaptiche; forse è anche un po’ gioco d’azzardo, di quell’attitudine tra la meraviglia e il bilico; sicuramente è gioco motorio [laddove ‘motorio’ è sinonimo di ‘cinetico’]. Per non parlare dei giochi di parole. Gioco di logica e di strategia; di costruzione, di simulazione; virtual game, videogame, a tratti wargame. È contatto di corpi e contatto telematico, rubrica di contatti con cui chattare danzando. In una teatrografia dalla muscolatura già possente, stando ai suoi appena compiuti dieci anni, CollettivO CineticO è cresciuto come maturo dispositivo ludico, un boardgame di sensi virtuali e nonsense iperreali, il cui repertorio «può essere complessivamente interpretato come un corpus fatto di elementi molto diversi, ma riconducibili ad un’idea rigorosissima di pensiero “ludoscenico”, inteso come contenitore di quella grammatica del gioco che tanto bene descrisse Huizinga in un suo celebre saggio, intitolato Homo Ludens12» - saggio all’interno del quale Umberto Eco, nella sua introduzione del 1973, tratteggia l’ipotesi che sorgente originaria della cultura altra non sia che il gioco. Regolamento del gioco: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: c’era una volta Marcel Duchamp, a partire dal quale parte anche l’arte contemporanea, che andava matto per il gioco degli scacchi - al punto tale da affermare che non tutti gli artisti sono giocatori di scacchi, ma tutti i giocatori di scacchi sono artisti. È in quella stessa attitudine da ready-made di cui Duchamp fu padre, del saper vedere oltre la forma delle cose, che CollettivO CineticO è Maestro dei Giochi: così, ripercorrendo le loro performance, una nuca rasata e sormontata da una parrucca al contrario diventa volto impossibilitato all’espressività [Eye was Ear, 2008], un telo avvolto da distendere nell’arco di tempo che occorre all’intonazione dell’aria barocca vivaldiana Deh ti piega si fa metafora dell’atto violento della spiegazione di un’opera [*plek-, 2012], un cumulo di inanimate piume candide prende vita e danza per mezzo di un drone [10 miniballetti, 2015], eteree Silfidi del balletto classico mutano transgenicamente in larve silfidi della terra umida [Sylphidarium - Maria Taglioni on the ground, 2016]. Pure applicazioni di arte nome d’arte A questo titolo corrispondono più voci, di seguito elencate. Questa è una pagina di disambiguazione; se sei giunto qui cliccando un collegamento, puoi tornare indietro e correggerlo. Vedi anche le voci che iniziano con o contengono il titolo. - Just push play – tredicesimo album in studio degli Aerosmith, uscito il 6 marzo 2001 per l’etichetta Columbia - Play [EN, verbo] – giocare, suonare, interpretare, agire, scherzare, rappresentare, fingere, esibire, dirigere - Play [EN, sostantivo] – gioco, azione, partita, dramma, divertimento, mossa, scherzo, opera teatrale - Play – album di Moby del 1999 - Play – singolo di Jennifer Lopez del 2001, estratto dall'album J. Lo - Play – dvd di Peter Gabriel del 2004 - Play – rivista statunitense di videogiochi - Play framework – framework per sviluppare applicazioni web - Play – gestore di telefonia mobile in Polonia Avviso ai gentili lettori: se, nel consultare il box soprastante, avete per un attimo creduto di esservi imbattuti in una pagina di disambiguazione di Wikipedia, complimenti: avete appena sperimentato un’eterotopia foucaultiana, di quelle care alle drammaturgie di CollettivO CineticO, superando così la fase di selezione per poter prendere parte al nostro gioco...
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