Ossigeno #4

38 39 al nocciolo to the core ¹ consultabile online @ manentscripta.files.wordpress.com/2010/08/peanuts-last-strip.gif La parola diceva poco anche a Charles M. Schulz, quando gli venne proposta per battezzare il suo fumetto a strisce giornaliere. Peanuts gli sembrava un nome «totalmente ridicolo, senza significato e senza dignità». A differenza del suo umorismo, che egli stesso ci teneva a definire invece molto dignitoso. Non ci stava, a banalizzare il suo lavoro. «È un'impresa terribilmente seria». Portata avanti quotidianamente, tradotta in più di 20 lingue, esportata in circa 70 Paesi. I suoi Peanuts non erano certo noccioline. Il mondo del fumetto, dai territori più o meno limitrofi della Disney, non ha affatto incoraggiato la benevolenza di Schulz nei confronti di quel nome. Le noccioline capaci di trasformare Pippo in Super Pippo gli saranno sembrate nient'altro che la sottolineatura ridicola di un cambiamento improbabile. Soprattutto per uno come lui, che i superpoteri li vedeva nei modi in cui si pensa alle cose, e non di certo nelle imprese che si riescono a compiere uscendo fuori dall'ordinario o trasgredendo alle leggi della fisica e della natura. Troppo lontana e distante nella sua sacralità interdimensionale, neanche l'arte precolombiana della civiltà Moche deve aver convinto Schulz a cambiare opinione rispetto alle arachidi. Inutile per lui vederle raffigurate sulle placche d'oro e d'argento che componevano le preziose collane al collo dei Sacerdoti-Guerrieri defunti. Lui avrebbe senza dubbio scelto altro, per accompagnare quel misterioso passaggio. Come infatti fece per il suo, scegliendo parole di semplice ringraziamento dattilografate dal cane miglior amico della macchina da scrivere, Snoopy¹. La verità in tutto questo è che le arachidi - con le loro 13 vitamine, i 26 sali minerali, il 30% di proteine e addirittura 30 volte il resveratrolo contenuto nell'uva - non scherzano affatto. Sono un cibo più nutriente della carne, altro che noccioline. E se mai qualcuno dovesse chiedervi «Pesa più un chilo di noccioline o un chilogrammo di fegato di manzo?», voi potreste tranquillamente rispondere «Un chilo di noccioline». Infischiandovene altamente del fatto che chi vi ha posto la domanda possa credere che non abbiate colto il tranello che in essa si celava. Lasciate pure che vi guardino con l'espressione di chi non ha capito se avete capito. Poi, se volete, prendetevi la soddisfazione di dirgli che il peso sarà pure lo stesso, ma il valore è molto diverso. Che poi, a esser fiscali e amanti della botanica, le verità sono addirittura due e la seconda è questa: le noccioline non sono frutta secca, le noccioline sono legumi. Come i piselli, i ceci, i fagioli tutti e la soia. E adesso, passiamole ai raggi X queste noccioline. Contengono, tra le altre ragguardevoli sostanze, potassio, rame, magnesio, vitamina B3, vitamina E, acido oleico e diverse molecole antiossidanti. Un mix che può aumentare il colesterolo buono [HDL] e favorire la riduzione del colesterolo cattivo [LDL] e dei trigliceridi, con una benefica funzione di prevenzione delle malattie cardiovascolari. Anche se sono ricche di grassi e hanno un notevole ² Il riferimento è qui a Vladimir Jankélévitch, Le je-ne-sais-quoi et le presque-rien, ed. PUF, Parigi, 1957 contenuto calorico, sembra quindi che possano fare bene al cuore. Ma anche al fegato. Perché le arachidi hanno un effetto ipocolesterolemizzante e prevengono la formazione di calcoli biliari, composti principalmente proprio da colesterolo. La cosa bella è che le noccioline non ci risparmiano la loro generosità in nessuna occasione. In cucina o al bancone, loro ci sono. In granella o intere, loro si offrono. Spalmabili, tendono all'infinito. L'olio che se ne ricava, col suo altissimo punto di fumo, è perfetto per la frittura, mentre applicato sul corpo allevia dolore e infiammazioni. Ma torniamo all'infinito, perché le arachidi hanno molto più a che fare con l'infinito che con il quasi niente². Prendiamo una nocciolina per il guscio. Poggiamola su un foglio e percorriamone il contorno con una matita. Poi togliamola dal foglio. Il contorno tracciato ricorderà vagamente il numero otto, il simbolo dell'infinito. Ma mancherà ancora qualcosa. Allora spezziamo il guscio al centro, allontaniamo le due parti e, di nuovo, percorriamone i contorni. �uando arriveremo al punto di rottura, attraversiamo quello spazio di vuoto dirigendo il segno verso la parte frontale opposta e continuiamo a scendere, o a salire se siamo partiti dal basso, per poi fare lo stesso quando raggiungeremo l'altro punto di rottura. Non sarà mai necessario togliere la matita dal foglio, ma attraversando il vuoto tra le due parti concentratevi sulla sensazione di vertigine che porta dritta al cambiamento estremo, l'unico capace di spezzare l'automatismo che ci vincola a un'unica possibilità esistenziale. Spezzare quel guscio significa creare lo spazio necessario a liberare il coraggio del capovolgimento, nell'attraversamento del vuoto che innesca il cambiamento, certi che troveremo il nutrimento necessario per affrontarlo e superarlo. Le arachidi, questo nutrimento ce lo garantiscono sul piano fisico. E possono farlo perché é la pianta stessa ad affrontare ad ogni ciclo di vita quel capovolgimento. Il suo nome scientifico, Arachis hypogæa, ne è un grande indizio, e l'assenza di rachide una notevole agevolazione. Sia la crescita che lo sviluppo di questa pianta erbacea annuale, infatti, ripercorrono lo schema dell'otto: dalla terra la pianta germoglia verso il cielo, fiorisce, e quando i fiori raggiungono la maturità, dopo essere stati impollinati, tornano nuovamente alla terra, per interrarsi fino a cinque centimetri. In questa condizione avviene il processo che dai fiori vedrà svilupparsi i 'frutti' - e che frutti... - pronti per tornare alla luce con tutto il nutrimento che li contraddistingue. E adesso tu chiamale ancora, se vuoi, noccioline.

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