Ossigeno #4

56 57 Nel 1986 Anversa entrava nella geografia, e nella storia, della moda, conquistando la posizione di capitale occidentale dello stile più raffinatamente concettuale, in forza dell’atto squisitamente riot di sei illustri sconosciuti provenienti dalla Royal Academy of Fine Arts di Anversa. Su un furgone diretto verso una Londra vibrante di cultura underground, a dispetto dell’imperante conservatorismo thatcheriano, durante la British Designers Week [ma senza cartoncino di invito] quelli che una stampa del settore incantata battezzò I Sei di Anversa¹ piazzarono in tre giorni le loro collezioni in templi quali Barney’s e Bergdorf Goodman’s, mandando all’aria la cultura del logo in virtù di quello che, nell’arte, è molto più importante della leggibilità di una scritta: la riconoscibilità di uno stile. In 1986 Antwerp gained a place into history, as into geography, of fashion, conquering the position of western capital of the most refined conceptual style, in virtue of the exquisitely riot act of six illustrious strangers coming from the Royal Academy of Fine Arts in Antwerp. On a van heading to a London vibrant with underground culture, in spite of the imperious Thatcherian conservatism, during British Designers Week [but without invitation card] those baptized by an enchanted press as The Antwerp Six² placed in three days their collections in temples the likes of Barney's and Bergdorf Goodman's, sabotaging the logo culture by virtue of what, in art, is much more important than the readability of a writing: the recognisability of a style. 1 Nel 1981, anno della loro laurea, i Sei di Anversa erano in realtà sette, ma nel 1984 il settimo componente - loro amico e compagno alla Royal Academy - ricevette un’offerta di impiego dall’ufficio stile di Jean-Paul Gaultier a Parigi. Tuttavia egli non smise mai di sentirsi legato al gruppo, da lui stesso definito «figlio illegittimo di Rei Kawakubo e Yohji Yamamoto»: si trattava di Martin Margiela. 2 In 1981, year of their graduation, the Antwerp Six were actually seven, but in 1984 the seventh member - their friend and companion at the Royal Academy - received a job offer from Jean-Paul Gaultier’s style office, in Paris. However, he never ceased to feel connected to the group, which he himself defined «illegitimate son of Rei Kawakubo and Yohji Yamamoto»: the seventh in question was Martin Margiela. 2° I Sei di Anversa - The Antwerp Six The Antwerp Six, 1987 from left to right: Ann Demeulemeester, Dirk Van Saene, Marina Yee, Dries Van Noten, Walter Van Beirendonck, Dirk Bikkembergs - credits & courtesy: Philippe Costes stage name Danza, Iris, danza. Danza tra la sperimentazione visionaria dell’alchimista, quella clinica del tecnico, quella duchampiana dell’artista concettuale. Con un trascorso nel balletto classico, Iris danza oggi nel terrain vague, ibrido e fecondo, della contaminazione tra le arti, trasformando la couture in scultura. È il movimento la cifra stilistica di ogni sua creazione, come lei stessa dichiara: «Se dovessi usare una sola parola per descrivere il mio lavoro, sarebbe ‘movimento’». Iris danza nel presente per condurlo nel futuro, figlia del suo tempo e dello zeitgeist fiammingo da lei stessa reso digitale, microscopica nella chimica del tessuto, telescopica nell’humus di un territorio – quello delle Fiandre – il cui solco di sei giganti è ancora umido... Dance, Iris, dance. Dance between the alchemist’s visionary experimentation, the technician’s clinical one, the conceptual artist’s Duchampian one. With a background in classical ballet, today Iris dances on hybrid and fertile terrain vague of contamination between the arts, turning couture into sculpture. Movement is the stylistic code of each of her creations, as she herself states: «If I had to use one word to describe my work, it would be 'movement'». Iris dances in the present to lead it into the future, daughter of her time and of Flemish zeitgeist by herself digitalized, microscopic in chemistry of the fabric, telescopic in humus of a territory – the Flanders’ one – whose sulcus left by six giants is still wet... 1° Iris van Herpen Portrait of Iris van Herpen, 2017 credits: Carla van de Puttelaar for The New Yorker – courtesy: Iris van Herpen nome d’arte

RkJQdWJsaXNoZXIy NDUzNDc=