Ossigeno #5

La Faenza Lotta, il suo cambiamento l’ha giocato sulla mente, sull’approccio alla disciplina. «Una volta la greco-romana era una seconda scelta, dopo altri sport più noti. Ora presentiamo la nostra capacità sportiva propedeutica, lo sviluppo fisico armonioso e psicologico che questa attività rende possibile». Le parole sono di Giovanni Morsiani, presidente di Faenza Lotta e vicepresidente vicario FIJLKAM, la Federazione Italiana che riunisce le discipline del Judo, della Lotta, del Karate e delle Arti Marziali. «Lavoriamo molto con le scuole per far capire che questo sport, con le sue regole, aiuta nella crescita personale. E su questo non ho dubbi». «L’avversario ha due braccia e due gambe, come voi». Giovanni Morsiani presenta uno dei primi grandi atleti e allenatori della palestra, Antonio Randi, con quello che fu il suo motto. «�uello era il suo coaching, far capire che alla fine si è tutti uguali, che le paure che ci agitano sono le stesse degli altri. La lotta è questo, ti dà la possibilità di affrontare un avversario con delle regole certe, aiuta a capire che ci si può mettere in gioco». «La lotta - ribadisce a più riprese Morsiani - è crescita personale in un contesto sociale, perché si va soli in pedana ma bisogna anche imparare a fidarsi del proprio allenatore, a vivere in relazione alla squadra e nel rispetto delle regole». «Lo sport della lotta è uno sport di cambio di stato, di situazione: c’è un prima e un dopo, e il dopo lo si può creare. Lo sport ti aiuta, in una determinata situazione psicofisica, a cambiare lo stato delle cose. Mi alleno sulla tecnica, sulla tattica e sulla fisicità per imparare a cambiare lo stato. �uesto è quello che serve, e così è la vita: lavorare sul proprio comportamento per adeguarsi ai cambiamenti». Prima e dopo. Sintetizzando l’illustrazione della disciplina fatta dal presidente di Faenza Lotta, i ‘prima’ e i ‘dopo’ con cui si può dipingere la lotta sono numerosi. - Prima vincono gli atleti più accessoriati, poi - con l’allenamento e lo sviluppo della tecnica - il risultato può essere sovvertito. - L’allenamento e il confronto accompagnano dall’iniziale senso di insicurezza a elementi vivi di autostima. - Si inizia divertendosi, si prosegue con la passione. «Deve essere sempre così», puntualizza Morsiani. Il cambiamento della Faenza Lotta, e del movimento sportivo cui appartiene, è avvenuto nella mente con un cambio di approccio, portando nelle scuole un cerchio. «Cerchiamo di parlare il linguaggio delle scuole e dei ragazzi per entrare sempre prima in contatto con loro, organizzando una serie di attività che li portano a capire che il nostro è uno sport completo e fa crescere fisicamente e psicologicamente il ragazzo, con poche ma certe regole. La lotta aiuta in una crescita armoniosa del fisico, impegna tutta la muscolatura e non preclude l’applicazione in altri sport. La lotta ha un rischio infortuni molto più basso del calcio». il gioco Si forma un cerchio per terra, e due ragazzi al centro si mettono in posizione-valzer. Col primo contatto prendono confidenza con la spinta esterna e con la ricerca del proprio equilibrio. Al via si sa che l’altro ragazzo cercherà di spostarci, si dovrà dunque prevedere la sua mossa e contrastarla. Occorre essere veloci nella prevenzione e creare i presupposti dell’azione. Meno un punto se si tocca un ginocchio dell’avversario. Meno un punto se si tocca il cerchio. Meno un punto se si cade. «Questo crea eccitamento e rammarico. Forma quei presupposti che, attraverso il gioco, plasmano un dialogo dove c’è chi gestisce gli altri e c’è chi vince». È cambiato il richiamo rivolto ai ragazzi per far scoprire loro la disciplina, così come si è fortemente cercata una versatilità di approccio negli allenatori. «Una volta era più un sovrapporre una storia e un percorso personale su vite altrui, con le stesse tecniche e motivazioni ripetute. Ora è necessario un approccio più specifico, e un bravo allenatore si comporta anche a seconda del materiale umano che ha a disposizione. Un concetto semplice, per quanto difficile da attuare». «La lotta è un gioco con regole certe, e deve divertire. Se si ricerca un campione a tutti costi, questa è una violenza. Il campione deve emergere da solo, in un percorso dove, da un divertimento, nasce una passione. Altrimenti si creano mostri schiavi del risultato». 118 119 under pressure under pressure

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