Ossigeno #5

130 131 the O’ spa the O’ spa nostre scelte alimentari, così come renderci merito per esse. Pur non percependolo, infatti, sappiamo che esso è seduto alla nostra tavola, con noi. Essendo per il 95% vegetariano, ricompenserà le nostre scelte orientate verso sostanze vegetali, ricche di fibre. Il consumo eccessivo di carne e derivati animali, invece, provocherà la proliferazione dei batteri della putrefazione; quello di zuccheri, grassi e farine raffinate quella di batteri patogeni, causando l’insorgenza di stati di disbiosi. Una disbiosi del microbiota può determinare l’indebolimento dell’intestino, portando alla cosiddetta leaky gut syndrome [sindrome dell’intestino permeabile], nella quale compaiono fenditure attraverso cui il contenuto intestinale si ‘infiltra’ nel flusso sanguigno. Attraversato il proverbiale Rubicone, il fiotto porta con sé un carico di proteine che possono scatenare allergie o malattie autoimmuni, ma anche batteri e neurotossine batteriche chiamate lipopolisaccaridi. Una volta entrate in circolo, esse andranno a colpire altri organi come fegato, reni e cuore, causando infiammazioni e malattie diffuse. A questo fenomeno si ritengono collegati il diabete di tipo 1, la celiachia, la sclerosi multipla, l’asma - ma anche la sensibilità alimentare, l’acne persistente o altri problemi della pelle, la fatica, la tiroidite di Hashimoto, la depressione, l’autismo, i dolori articolari, gli sbalzi d’umore sembrano essere ancelle di tale sindrome. Di fronte a una tale mole di affezioni non c’è motivo di disperare. Il consumo di cibi prebiotici, l’abbandono di abitudini di vita avverse al nostro secondo cervello e l’esercito di ricercatori che si fa carico di scavare in profondità i misteri delle viscere sono altrettanto reali e fanno ben sperare. Per dirla con le parole di Michael Gershon: «Le viscere non sono certo il genere di organo che fa battere il cuore. Nessun poeta scriverebbe mai un’ode all’intestino. A esser sinceri, l’opinione generale è che il colon sia una parte ripugnante dell’anatomia. La sua forma è nauseante, il suo contenuto disgustoso e ha un cattivo odore. L’intestino è una cosa primitiva, viscida e simile a un serpente. Il suo corpo giace attorcigliato nella pancia, e quando si muove striscia. Per farla breve, l’intestino è spregevole e abietto, diversamente dal cervello, dal quale affiorano pensieri saggi. L’intestino è decisamente un organo che soltanto uno scienziato potrebbe amare. E io sono uno di quelli³». 1 trad. Delle cause, dei segni e della cura delle malattie croniche. 2 Nobuyoki Sudo et al., Postnatal microbial colonization programs the hypothalamic-pituitary-adrenal system for stress response in mice, 2004 - studio approvato dalla Commissione Etica per gli Esperimenti Animali della Kyushu University. 3 Michael D. Gershon, Il secondo cervello, ed. Utet, 1998 Su questo ecosistema umano recentemente si sono moltiplicate in modo esponenziale il numero di ricerche scientifiche focalizzate, in particolare, sull’intestino, con la speranza di svelare le relazioni tra quella che impropriamente viene chiamata flora batterica e il nostro equilibrio psicofisico. «Lo stomaco è la fonte del piacere e della tristezza, e per la vicinanza del cuore, e per il consenso con l'anima; la sua facoltà imprime all'animo il carattere di alacrità o di abiezione». Con queste parole, già nel primo secolo avanti Cristo, Areteo di Cappadocia in De causis, signis et curatione acutorum morborum¹ intuiva le correlazioni tra condizione psicologica e viscere. È tuttavia solo negli ultimi anni che si è cominciato a registrare un interesse sempre crescente nei confronti del microbiota enterico, il nostro organo dimenticato. Gradualmente, la mole di dati raccolta sta permettendo di decifrare il funzionamento e il comportamento delle moltitudini che vivono in noi e delle relazioni che legano il nostro secondo cervello al primo. Il microbiota enterico è difatti in grado tanto di sintetizzare quanto di riconoscere ormoni neuroendocrini, producendo fattori neuroattivi capaci di comunicare con l’ambiente nel quale vive - con il nostro secondo cervello, ma anche con lo stesso sistema nervoso centrale. Tra le capacità del microbiota contiamo quella di modulare la secrezione della serotonina ad opera di cellule enterocromaffini, responsabili della produzione della Serotonina 5-HydroxyTryptamine [o 5-HT]. In altre parole: di renderci felici. Più del 90% dell’ormone della felicità è infatti “fabbricato” dal nostro secondo cervello, così come circa il 50% della dopamina. In un certo senso, inoltre, il nostro microbiota è in parte responsabile anche di ciò che siamo, di ciò che proviamo. Un esperimento condotto su topi da laboratorio² ha messo a confronto un gruppo di due esemplari: il primo composto da cavie standard, ovvero provviste di microbiota, ed un secondo campione germ-free. Posti in una stanza vuota, i topi provvisti di microbiota enterico cominciano l’esplorazione dello spazio che li circonda per poi lentamente ritirarsi negli angoli nel giro di un’ora, comportamento questo perfettamente normale per la loro specie. I topi germ-free, invece, non esauriscono la necessità di esplorare una stanza entro sessanta minuti, ma continuano piuttosto a girare intorno, dimostrando di trovarsi in un evidente stato di ansia. In generale, questi esemplari mostrano un anomalo sviluppo cerebrale, problemi di apprendimento, di sviluppo sociale, di mobilità intestinale, e sono più propensi alle infezioni, al consumo maggiore di cibo e ad un ridotto consumo di ossigeno. Non solo salute fisica quindi, ma anche mentale ed emotiva sembrano essere a carico del microbiota enterico. Il «tutte le malattie hanno origine nell'intestino» di Ippocrate non era, quindi, privo di fondamento. Come contemporanei aruspici, saremo un giorno in grado di capire il significato degli eventi che accadono al nostro corpo, di prevedere il futuro della nostra salute analizzando le nostre stesse viscere? Sicuramente per ora sappiamo che l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento di uno stato di eubiosi del nostro microbiota, che come un esigente commensale può soffrire delle il secondo cervello e il microbiota. lo stato dell’arte

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