O for Ólos O di Ólos E questo come influisce sulle nostre vite? L’inevitabile conclusione è che dobbiamo resettare il nostro orologio ogni giorno per 15 minuti. E lo facciamo. Se così non fosse, ci sveglieremmo ogni singolo giorno con 15 minuti di ritardo, arrivando in men che non si dica a svegliarci nel bel mezzo del pomeriggio. A tal proposito, gode di una certa fama il disturbo da jet-lag. Che cosa succede in quel caso? L’espressione ‘jet-lag’ significa che se io parto dalla East Coast, in America, per venire dove abiti tu - quanto ci saranno, sei ore di differenza? - l’alba è sei o sette ore prima; di conseguenza, se voglio volare da New York a Roma, arriverò dopo un viaggio in aereo verso le sei/sette della mattina, più o meno all’alba o poco dopo in relazione all’ambiente, mentre per il mio corpo saremo intorno alle due o alle tre del mattino. Lungi da me la tua comprensione, ma arrivando in tempi brevi in un nuovo luogo, volando sia da Est che da Ovest, sarebbe opportuno che reimpostassi il tuo orologio nella nuova località - in questo caso, in Italia - solo di un’ora al giorno, non di sei, peraltro tutte appena arrivato. C’è troppo scarto. Professor Hall, immagino che anche lei abbia molto viaggiato in giro per il mondo. È mai stato in Italia? Sì, negli anni ’60, con degli amici. Siamo stati a Genova, a Pisa, a Roma, a Siena, a Firenze, a Venezia e sul Lago di Garda. Ero incantato, profondamente affascinato. Era tutto molto diverso dall’America. Non dimenticherò mai un episodio: quando eravamo a Roma l’abbiamo visitata in lungo e in largo, ma una cosa che tenevo particolarmente a vedere era La vocazione di San Matteo di Caravaggio a San Luigi dei Francesi, una piccola chiesa romana. Siamo andati lì diverse volte trovandola sempre chiusa, per turni di riposo o per chissà cos’altro. Abbiamo continuato ad andare avanti e indietro da lì e un giorno finalmente ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo trovata aperta, e mi sono trovato di fronte a questo capolavoro. Ne era valsa la pena. Viaggiare ora mi viene difficile non solo per la mia età, ma anche per la posizione del Maine rispetto al resto del mondo. L’aeroporto più vicino funziona a stento. È un vero incubo. Si è almeno goduto il suo viaggio in Svezia, in occasione della consegna del Nobel? Sì, più o meno. Ero già stato in Svezia. Stoccolma è una città magnifica, e l’host, il mio cicerone, ha capito immediatamente che non sono uno così accademico. Così abbiamo passato un’intera giornata all’Abba Museum. Mi ha portato lì perché ha intuito che ho sempre apprezzato la musica pop. Ha detto: «Le piacciono gli Abba?». E io: «Beh, non so, mi è piaciuta qualche loro canzone». Allora lui: «C’è un museo qui, le piacerebbe visitarlo?». E io: «Certo, mille volte lì piuttosto che all’ennesimo ricevimento. Andiamo». «Ma ne è proprio sicuro?». «ASSOLUTAMENTE». È stato allora che la sua impresa è diventata significativa, o ci sono stati altri momenti cruciali? Sempre in relazione ai moscerini della frutta, altre due svolte importanti sono avvenute una nell’84, quando il nostro laboratorio - assieme ad altri due a Boston e a quello di Young - quasi in contemporanea hanno identificato il gene-orologio del moscerino della frutta a livello molecolare. L’altro passo avanti accadde sul finire degli anni ’80, quando scoprimmo nei nostri laboratori di Boston che l’attività primaria e secondaria di questo geneorologio oscillava nell’intensità giorno dopo giorno. In altre parole, quando operi delle mutazioni sul gene trasformi radicalmente i suoi ritmi biologici, ma anche in uno stato di non-alterazione la sua attività cambia a seconda del ritmo giornaliero. Immediatamente abbiamo pensato: non può essere una coincidenza, intuendo che la forma non-modificata del gene ne definisce anche un ritmo molecolare giornaliero. Mettiamo il caso di altre forme di vita nell’universo: potrebbero anch’esse possedere un corrispondente gene circadiano? Se esiste vita in altri pianeti dell’universo, essa dipenderà dalla durata del ciclo del giorno del pianeta, e quasi certamente i suoi abitanti avranno impostato i loro orologi biologici di regolazione del ritmo in base ad essa. Come per i nostri ritmi circadiani... Sì. Ma ti faccio notare che l’aggettivo viene da ‘circa diem’, cioè ‘circa un giorno’ in latino. Una durata ciclica interna che si manifesta negli organismi, inclusi moscerini della frutta, umani e qualsiasi forma di vita in condizioni ambientali costanti negli esperimenti di laboratorio. La nostra durata ciclica, quando ci troviamo in condizioni ambientali costanti [cioè in assenza di cicli giorno-notte regolari], è di 24 ore e 15 minuti, ok? Di conseguenza la nostra durata ciclica è di circa diem, è di circa un giorno, e non di un giorno esatto. 94 95
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