102 c’è una fusione di comunicazione, comunicazione, psicologia e illusionismo, e poi bisogna trasformare il tutto in uno spettacolo di cui curo testi, regia, musiche, e in cui lascio spazio anche all’improvvisazione, nei momenti di interazione con gli spettatori che chiamo a giocare con me. �uindi, tanto tanto lavoro. E tanta soddisfazione, considerando la sua riconosciuta eccellenza. �uella è solo la punta dell’iceberg. Immagini un centometrista professionista, i cui tempi di corsa si aggirano sempre in uno spazio di varianti molto ristretto: pochi decimi in più o in meno fanno la differenza tra vincere o perdere, tra partecipare o stabilire un nuovo record e diventare un’eccellenza, mi avvalgo del termine da lei usato. Per attuare quella minima variazione di tempo - uno o due decimi di secondo in meno - occorre un sacrificio che comprende varianti enormi: il tipo di allenamento, la dieta, il sonno, l’intero stile di vita. Ma c’è un dettaglio che a volte sfugge: molte variazioni di comportamento - nello sport, nell’arte, nella ricerca scientifica e in tutte quelle professioni potenzialmente totalizzanti, in cui è richiesto un alto livello di performance - non sempre avvengono a livello conscio, non sempre sono una scelta razionale, e soprattutto non sono necessariamente virtuose. Alan Turing Alan Turing era notoriamente introverso e asociale, mentre Steve Jobs Steve Jobs era irascibile e aggressivo. Non si può scindere la musica dei Rolling Stones Rolling Stones dal loro stile di vita. Togli l’alcool a Jim Morrison e forse non avremmo avuto Jim Morrison. È pressoché infinito l’elenco di indubbie eccellenze che nella vita avevano comportamenti facilmente etichettabili come sbagliati o sgradevoli. Curiosamente, il termine gradevole si traduce spesso in inglese con la parola agreeable, che significa anche ‘essere tendenzialmente d’accordo’; ma premiare chi è sempre perfettamente conforme alle regole sociali talvolta può comportare dei rischi, come hanno dimostrato gli esperimenti di psicologia esperimenti di psicologia sociale di Asch e di Milgram¹. A proposito di sperimentazione - e data come assioma l’infinità della mente - quali sono le aree del mentalismo ancora da esplorare? Mi è sempre piaciuto puntare l’indice sui pensieri che ci ingabbiano, sugli inganni della percezione soggettiva [sintetizzati dal pensiero di Anaïs Nin Anaïs Nin, di matrice junghiana, «Noi non vediamo le cose come sono. Noi vediamo le cose come siamo»], ma se prima affrontavo queste illusioni della mente dal punto di vista del singolo individuo, con il mio spettacolo più recente² la critica si è spostata a livello culturale e di società, affrontando il lato oscuro dei social network, la dipendenza che generano, la progressiva de-umanizzazione nei rapporti interpersonali attraverso surrogati tossici di amicizie vere. In futuro mi piacerebbe espandere questo lavoro, magari gettando uno sguardo “mentalistico” su alcuni aspetti ¹ Nell'Esperimento di Asch [1951], otto soggetti - di cui solo uno non era complice - dovevano eseguire un compito molto semplice: individuare due linee della stessa lunghezza in un'immagine. Il soggetto non complice veniva, dunque, testato in due modi: nel primo, gli si chiedeva di dare la risposta pubblicamente insieme agli altri partecipanti del gruppo. Confermando l'ipotesi iniziale dello scienziato, emerse che le risposte errate dei complici influenzavano quella del soggetto ignaro che, per non deludere le aspettative del gruppo, conformava la sua a quella degli altri membri. Nel secondo modo, al singolo si domandava con una scusa di segnare le proprie risposte su un foglio e, in queste condizioni, la persona - non più tenuta a dover dare pubblicamente la sua risposta - segnava le opzioni corrette a scapito degli errori commessi dagli altri membri che, invece, si esprimevano pubblicamente. Nell'esperimento originale di Asch, il 25% dei partecipanti non si conformò alla maggioranza, ma il 75% si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo. Nell'Esperimento di Milgram [1961], allievo di Asch, intervenne un'altra dinamica, quella dell'obbedienza all'autorità: il risultato è sempre una rimodulazione del comportamento a sfavore della propria volontà. Ad ogni partecipante era stato dato il ruolo di insegnante che doveva porre delle domande a uno studente, complice del nostro Milgram, e somministrare una scossa elettrica di intensità crescente a ogni risposta sbagliata. Lo sperimentatore supervisionava il finto esperimento stando di fianco al partecipante. Dopo le prime scosse lievi, il complice iniziava a lamentarsi in accordo con lo sperimentatore fino a gridare e supplicare di smettere quando riceveva le scosse più forti. Lo sperimentatore invitava il partecipante a proseguire con frasi prestabilite come Per favore continui, L'esperimento richiede che lei continui o È assolutamente necessario che lei continui. L'intensità massima delle scosse raggiunte dal partecipante prima di interrompere l'esperimento era la misura dell'obbedienza all'autorità: arrivarono fino alla fine il 65% dei partecipanti. In questi esperimenti si testa la logica meccanica che soggiace dietro al fatto che, per gran parte delle persone, pur sapendo di sbagliare, è meglio fare come mi dicono - sia essa un'autorità, come nel caso di Milgram, o un gruppo di pari, come nel caso di Asch. ² Human, in tour dal 2019. E =O
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