Ossigeno #6

103 ³ La pratica di mettere in dubbio o smentire, in base a metodologie scientifiche, affermazioni false, esagerate, antiscientifiche è l'attività di un debunker. La tradizionale area tematica di intervento del debunker concerneva inizialmente fenomeni ufologici, teorie del complotto, affermazioni sul paranormale, eventi miracolistici o presunti tali, ricerche compiute al di fuori del metodo scientifico. Data la crescente diffusione del fenomeno fake-news - o, nella terminologia adoperata da Claire Wardle nel 2017, "ecosistema della disinformazione" - la figura odierna dello sbufalatore si occupa principalmente di verificare l'attendibilità delle fonti mettendone in dubbio la veridicità del contenuto. del sistema. Ad esempio, cosa vuol dire, oggi, progresso? Ovviamente l’aspetto sul quale potrei esprimermi è principalmente quello della comunicazione, che è anche quello più ricco di manipolazioni degne del miglior illusionista. L’impressione che ho è che televisione, giornalismo, politica, ma anche economia, scienza e medicina, siano oggi compromessi dal semplice fatto che tutti seguono un modello fondato principalmente sul profitto economico. �uesto lo sapevamo già, ma oggi più che mai si assiste al trucco della polarizzazione del dibattito al fine di non accettare un dialogo onesto. �ualsiasi idea fuori dal coro viene etichettata, ad esempio, come complottismo. Però affermare che la terra sia piatta o che il 5G possa essere pericoloso per la salute sono due cose ben diverse. I rettiliani nascosti sulla Terra sono una cosa, i dubbi sulla sicurezza di certi prodotti sul mercato sono un’altra storia. È buffo, perché sono cresciuto con un approccio scientifico e invece oggi mi ritrovo a nutrire antipatia per i debunkers³, che si definiscono paladini della razionalità. Ma occupandomi di comunicazione mi sono accorto che la narrativa dei debunkers può essere sintetizzata in poche parole: «Va tutto bene! State tranquilli: quello che vi racconta il sistema è affidabile, e se vi preoccupate non siete razionali». Eppure non va tutto bene, mi pare evidente. La principale accusa che i debunkers rivolgono ai complottisti, cioè di essere dei sempliciotti affascinati da misteriose teorie, è in sostanza la stessa trappola in cui cadono i debunkers stessi: la semplificazione di realtà complesse, in cui cortocircuiti di pensiero, scarsa comunicazione tra le parti, interessi economici, corruzione e - banalmente - alcuni aspetti della natura umana, si intrecciano in maniera indissolubile. Capisco il problema delle fake-news. Ma, in linea di principio, trovo più pericoloso esercitare forza per censurare il dubbio. Soprattutto quando, come succede attualmente, a controllare e decidere quali contenuti io possa trovare e consultare su internet è un algoritmo dentro Google, calibrato da alcuni giovanotti di Silicon Valley. Il mondo è andato avanti grazie ai dubbi, non grazie ai dogmi. �uesto principio dovrebbe rimanere valido sempre, anche a costo di dover tollerare con pazienza certe assurdità. Per quanto a volte possa risultare spiacevole, io vedo l’alternativa a quel principio condurci in direzione di un mondo intellettualmente distopico e orwelliano, con un sistema che limita il libero pensiero, il dialogo e il confronto, poiché cosa sia vero e cosa sia opinabile, cosa sia giusto e cosa sia tabù, è stato deciso a priori per noi dall’alto. A tal proposito, uno dei più grandi illusionisti viventi, James Randi, una volta ha detto: «Non importa quanto sveglio o istruito tu sia; potrai sempre essere ingannato». Condivide questa affermazione o crede che esista una categoria o tipologia umana che neanche il migliore dei mentalisti può ingannare? L’efficacia delle suggestioni del mentalismo non dipende dalle persone, ma dal mentalista, dalla sua esperienza. Le persone sono simili, ma anche tutte diverse e uniche. È fondamentale, quindi, sapere instaurare il giusto rapporto con chi abbiamo davanti, calibrare la propria comunicazione in base allo spettatore e guidarlo di conseguenza. �uindi, non credo che le differenze stiano nell’efficacia dello spettacolo, ma nella sua interpretazione interpretazione: ad esempio, un ingegnere vedrà il mio spettacolo con occhi diversi rispetto a un appassionato di meditazione, e ciò non vuol dire che uno abbia ragione e l’altro torto. Semplicemente, ognuno coglie ciò che risuona dentro di sé: chi è analitico di solito tende a “smontare” la performance in parti da studiare per cercare di capire il come, mentre chi ha un approccio più olistico ne apprezza l’insieme, il cosa. I miei spettacoli E =O

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