104 fanno sorgere molte domande, perché spingono il pubblico a doversi confrontare con il mistero. Per chi ha un’indole scientifica il mistero è qualcosa da risolvere, mentre per chi ha un’indole più artistica il mistero è qualcosa da gustare. Pertanto, le risposte mentali ed emozionali degli spettatori saranno inevitabilmente diverse tra loro, perché in realtà sono risposte che descrivono aspetti degli spettatori stessi: il proprio background, le proprie convinzioni, il proprio approccio nell’interpretare la realtà. A me tutto questo sta più che bene: in fondo, l’arte dovrebbe fungere da specchio per rivelare qualcosa della natura di chi ne fruisce, altrimenti rischia di essere masturbazione autocelebrativa. Considerando allora la diversa natura delle persone, la domanda nasce spontanea: come costruisce i suoi spettacoli? Dipende dal contesto: se si tratta di televisione, allora devo innanzitutto tenere in considerazione il tempo a mia disposizione, mentre se si tratta di un evento privato cerco di inserire temi sulla comunicazione che stiano a cuore all’azienda che mi ospita, e che di solito concordiamo con alcuni meeting prima del giorno della mia esibizione. �uando scrivo per il teatro, invece, ho mesi di tempo e massima libertà per scegliere un tema che mi piaccia e trovare il modo di esplorarlo attraverso i vari esperimenti dello show, insieme al mio storico collaboratore Deniel Monti, con il quale ho scritto i miei ultimi due lavori teatrali The Game e Human e l’intera serie tv per Sky Il Mentalista. Nei suoi spettacoli, il pubblico e le sue “vittime” rimangono sempre a bocca aperta. C’è mai stata una situazione in cui è stato lei a rimanere sorpreso per un’evoluzione inaspettata degli eventi? Direi che qualcosa di sorprendente succede quasi ogni volta, all’interno di quello spazio di improvvisazione che lascio sempre nelle mie performance. Di solito sono sorprese piacevoli, in cui lo spettatore fa qualcosa di straordinario, ma una volta è stata una sorpresa che mi ha gelato il sangue: uno spettatore ha rischiato di bucarsi una mano con un chiodo nascosto sotto un bicchiere. Per il pubblico l’errore era stato dello spettatore: gli avevo chiesto di sollevare la mano dal bicchiere, invece lui l’ha schiacciato con forza e solo per fortuna ha colpito male il bicchiere, evitando un grave incidente. Ragionandoci in seguito, però, mi sono reso conto che avevo sbagliato io: avevo accompagnato le mie parole [«Alza la mano»] con un battito delle mie mani. �uando uno spettatore è sotto pressione, in un leggero stato di trance ipnotica, il linguaggio non-verbale è più importante di quello verbale, nel senso che un gesto del corpo arriva in maniera più diretta di quanto espresso a parole. Malgrado avessi detto una cosa, il mio gesto di battere le mani con forza aveva comunicato un ordine diverso all’inconscio dello spettatore. Ho presentato quell’esperimento centinaia di volte e una cosa del genere non mi era mai capitata, ma anche una sola volta è troppo, quando fai qualcosa di pericoloso. È stata una lezione importante. L’ho vista portare sul palco gente comune, personaggi dello spettacolo, campioni di scacchi, e mi chiedo: e se invece ci fosse un altro mentalista di fronte al lei, chi vorrebbe che fosse e cosa dovremmo aspettarci da questo scontro epico? [ride] In effetti mi è già capitato varie volte di chiamare uno spettatore a caso dalla platea e poi accorgermi, quando mi raggiungeva sul palco, che era un mio collega! Ed è successo anche il contrario, cioè che partecipassi io a una esibizione di un altro mentalista. Ma il mentalista che si ritrova sul palco, ospite del protagonista, si comporta sempre come se fosse un normale spettatore: è una specie di regola non scritta, di codice di condotta. E comunque il mio modo di presentare gli esperimenti non è mai quello di una sfida, dove ci si deve aspettare un vincitore e uno sconfitto: gioco insieme alle persone, non contro di loro. L’aspetto di sfida lo abbiamo accentuato solo per alcune situazioni televisive, perché è un linguaggio che in tv funziona. Esiste un lato oscuro del mentalismo? Il mentalismo è un’arte per certi E =O
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