Ossigeno #6

118 under pressure Il primo stretching è il balistico, costituito da un apparentemente impulsivo movimento oscillatorio degli arti e del busto. �ualcosa di affine all’indemoniato, dove il controllo cerebrale nella gestione del muscolo era affidato alla sua potenziale abilità di intervento in extremis. Dimostratasi dannosa, la pratica è ora solo letteratura. Il secondo stretching è il dinamico dinamico, dove quanto sopra avviene in modo controllato. Contraendo ripetutamente un arto, si estende necessariamente il muscolo antagonista, che in questo modo può essere allenato per l’allungamento. Una successione rapida di pugni richiede questa mobilità. Terzo stretching è quello statico, dove con lentezza si raggiunge una precisa posizione in grado di lavorare su un determinato gruppo di muscoli, e la si mantiene per qualche manciata di secondi. Ultimo - e ultimo sia poiché arrivato per ultimo, perché meno spontaneo per l’essere vivente - è lo stretching isometrico isometrico, suddiviso in PNF, CRAC e CRS. La poesia è del tutto persa, ma non la funzionalità. Il PNF, Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation, è l’esercizio base delle altre due opzioni di isometrico, che si differenziano tra loro per la parte finale del movimento. Lo scopo è garantire rapidi miglioramenti sulla flessibilità per chi pratica sport. �ui si cerca di portare il muscolo in un allenamento altrimenti impossibile, per l’ovvia reazione conservativa del suo antagonista. Nel momento del massimo allungamento del muscolo, una seconda persona aiuta l’atleta spingendo l’arto in esercizio oltre la posizione raggiunta, mentre l’atleta oppone resistenza con un movimento contrario, la contrazione isometrica. L’esperienza e la presenza di un assistente garantiscono l’integrità posturale nel dopo-sforzo. L’integrazione di allungamento data dal trainer in questo esercizio, e la relativa risposta dell’atleta, rappresentano l’elemento differenziante dello stretching isometrico rispetto al dinamico e allo statico.

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