14 pop-up chef «Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è l’essere normale», canta disperatamenteroticamente Lucio dalla mia autoradio, profetico come è sempre stato, ma come ancora non avevo consapevolezza, rispetto all’esperienza vissuta stasera. Sono le 21:00, e io sto andando dall’eccellenza scelta per questo numero di Ossigeno. Sto andando daGorini. Prima Stella raggiunta per la Guida Michelin 2020, Novità dell’anno per la Guida Espresso 2019 e Miglior Chef per la Guida Identità Golose 2019 sono solo le più recenti tra tutte le vetrofanie e gli attestati di merito ottenuti in una carriera così giovane e così fulminea. Il cuore profondo dell’esperienza che Gianluca Gorini Gianluca Gorini ha voluto creare è qui, in questo luogo in cui la preparazione è l’espressione ultima di un vissuto fatto anche di azzardi. Fra tutti, quello che l’ha portato a prendere le redini di un posto storico come la Locanda del Gambero Rosso, in una X frazione di una X località termale italiana, cambiarne il nome per risollevarla da una deriva in cui era caduta negli ultimi anni, cessata la storica gestione, e ripensarne da zero la filosofia. Perché di filosofia si tratta, quando sei in grado di colorare la normalità di relativismo situazionista e di comprendere, in controtendenza assoluta, che essa è unicamente collegata al tuo progetto di vita pieno di talento, unico, e quindi eccezionale. Era il 2017 quando l’impresa si è compiuta. Lo stereotipo dei luoghi in cui il tempo sembra in pausa è qui. I bar del centro si contendono l’intrattenimento, e non è raro incappare nel concerto di una delle band che gravitano attorno al collettivo discografico autoctono Soundido. In questo posto in cui la parola slow è troppo corta per rendere l’idea, una formazione di musicisti folli di nome Supermarket è riuscita a trasformare in world music un folk fatto di clarinetti, trombe, tromboni e sax. Le coincidenze. «Io suono il trombone - confida Gorini - o meglio, lo suonavo quando avevo tempo». Le coincidenze. �uesta è la cornice in cui Gorini ha deciso di stabilirsi, creando un’esperienza capace di attrarre non solo gli irriducibili delle metropoli, ma anche un red carpet di colleghi di esperienza internazionale - ultimi solo in ordine di tempo, Moreno Cedroni Moreno Cedroni e Mauro Uliassi Mauro Uliassi. Lui, che alla mattina va a camminare nei boschi del circondario «per rigenerare la freschezza mentale, perché il viaggio parte sempre nella testa». Lui, che da Pesaro si è spostato anche a Londra - raccontando divertito di quando, nella sua gavetta in un bistrot francese, il capopartita algerino dall’occhio di vetro inveiva contro chiunque, con la mano fissa sulla brace della carbonella - parla della sua scelta in controtendenza totale per quanti gli dicevano che era pazzo, con un talento come il suo, a decentrare la sua esperienza rispetto a circuiti all’interno dei quali la comunicazione è molto più facilmente sotto i riflettori. Ne parla come di una scelta di vita. Di qualità della vita qualità della vita. Un figlio d’arte, se così si può dire. La mamma e la zia gestivano una trattoria vecchio stampo, di quelle dove le recensioni sui piatti si leggono nel parcheggio, contando la pila di camion stipati fuori. «In generale, prendo ispirazione dal mio vissuto. Cucinare, ma penso valga anche in ogni processo creativo, è materializzare un tuo
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