148 i sensi e la città Che pizza! Niente paura: non vi racconterò come dove e quando è nata, né fornirò gli indirizzi migliori [semplicemente considerando il proverbiale imbarazzo della scelta]. Fritta, cotta nel forno a legna, piegata a portafoglio. Elastica, saporita, col cornicione soffice e gonfio. La pizza è Napoli, così come il caffè. Pastoso, talvolta zuccherato di default, tale da lasciare nella tazzulella - rigorosamente bollente - una densa patina marroncina. Cosa lo rende così speciale? L'acqua, l'umidità, l'aria, la cremina? Mistero. I dolci, croce e delizia. Specie per ogni expat che prima o poi verrà sottoposto all'ordalia della pastiera [«la sai fare?» «me la fai?»], dolce pasquale riassunto dai forestieri in tre aggettivi: difficilissima; buonissima; pesantissima. A proposito, se coltivate la perversione secondo la quale il dolce è buono quando non è troppo dolce, non mettete piede da queste parti: sfogliatelle [ricce o frolle], delizie al limone, brioche col tuppo, zeppole di San Giuseppe, fiocchi di neve e perfino il babà potrebbero esservi fatali. Per non parlare dell'arsenale glicemico natalizio, tra paste di mandorle, mustaccioli, raffiuoli, struffoli e roccocò. Per tentare di smaltire i sensi di colpa, due consigli deambulanti tra dolce e salato, pop e sublime. Compratevi un bel gelato [gelse e mela annurca, ad esempio] e, mentre ve lo godete, arrampicatevi tra i �uartieri Spagnoli e il �uartiere Stella, cercando le case in cui abitò quel golosone di Giacomo Leopardi, ardente appassionato di granite, sorbetti, confetti e tarallini zuccherati. Oppure spingetevi sul Lungomare, dove si erge Castel dell'Ovo, un tempo dimora del più celebre buongustaio dell'antichità, Lucio Licinio Lucullo. �ui, cullati dalla brezza, potete addentare cocco fresco, lupini e un sostanzioso tarallo sugna, pepe e mandorle, preferibilmente caldo, non senza una fresca birretta. Infine, se siete satolli di pasta e patate [con provola o senza], sugo di cipolle alla genovese, spaghetti con la pummarola o con le vongole [l’indirizzo di riferimento, in questi casi, è la Trattoria da Nennella ai �uartieri Spagnoli]; se avete già approfondito la differenza tra mozzarella, fiordilatte e provola, vi sfidiamo a provare due piatti genuinamente tradizionali: la zuppa di cozze del Giovedì Santo e la minestra maritata. �uest'ultima più vecchia della pizza e dei maccheroni di Pulcinella. Prima del dilagare dei carbs, infatti, i napoletani erano detti mangiafoglia per la loro dieta ricca di verdure. Raramente a tavola compariva qualche pezzetto di carne, ma semel in anno anche i più poveri avevano diritto a un po' di ciccia: accadeva e accade ancora oggi a Natale, quando cicoria, verza, bietole, scarole, broccoli, borragini incontrano nella pentola maiale, manzo, pollo, gallina e abbondante formaggio. Si tratta di un matrimonio combinato, certo, e ogni famiglia provvede diversamente alla sua riuscita. In ogni caso, è un sacramento, e come tale va rispettato. ‘o ssapùre
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