Ossigeno #6

I fiori di Kama inducono ogni turbamento dell’amore, ogni trepidazione, apprensione, eccitazione e suggestione, e il mango è vettore di delusione/infatuazione. La freccia di questa leggenda doveva innescare il desiderio e ci riuscì. La devastante reazione di Siva fu seguita dalle preghiere di Parvati che spinsero la divinità a rimettere in vita Kama, fatto risorgere tuttavia senza corpo, ma come brivido. Diverse versioni³ caricano di simboli questa storia, con un punto di equilibrio ben preciso. C’è, e ci deve essere, il tempo per la mente, e c’è, e ci deve essere, il tempo per il corpo. Ogni fase della vita ha le sue propensioni, ma non manchi il desiderio non manchi il desiderio. L’Induismo è definito ‘religione’ per semplicità. Sotto questa definizione sono annoverate svariate dottrine, differenti ma convergenti. Non c’è una pratica collettiva identica. L’approccio alla sapienza dei libri sacri dell’Induismo è per esempio possibile attraverso i sei Darśana [Mīmāṃsā, Vedānta, Nyāya, Vaiśeṣika, Yoga e Sāṃkhya], sistemi filosofico-religiosi per nulla simili tra di loro, tuttavia proiettati verso la stessa via di fuga. Tutte queste teologie accompagnano per strade diverse allo stesso sapere. A tutte sono comuni le leggende, esattamente come la presenza della Mangifera indica. MANGO: GANESHA E LA CORSA SAGGIA DELL’ELEFANTE Ganesha sta alla saggezza come Kama al desiderio. Figlio di Siva e Parvati, Ganesha fu coinvolto - insieme al fratello Kartikeya, dio della guerra - in una sfida di saggezza. Al primo che avesse compiuto tre giri del mondo, sarebbe stato dato in premio un mango magico benedetto da un saggio. Sfruttando il volo del suo pavone, Kartikeya partì all’istante per il suo viaggio, desideroso di primeggiare in questa sfida tra dei. Più calmo, Ganesha rimase sul posto e continuò a svolgere le sue mansioni, sottolineando come ogni cosa straordinaria non debba comunque allontanare dall’ordinario. Ganesha non si limitò a questa decisione: raggiunse i genitori e per tre volte girò intorno a loro, ritenendo così concluso quello che per lui era il giro del mondo. Del suo mondo. La sua reazione davanti alla sfida sbalordì gli dei, giudici della gara, e portò alla furia il fratello Kartikeya. Ganesha è una delle divinità più venerate dell’Induismo e la passione verso il suo culto è sospinta anche da questa leggendaria sfida divina. Il mango magico venne perciò conferito a Ganesha, e da quel tempo posa nella mano del dio con la testa di elefante quale simbolo di saggezza e perfezione simbolo di saggezza e perfezione. 1_C. Philips, M. Kerrigan, D. Gould, Ancient India’s Myths and Beliefs, ed. Rosen publishing, 2011 2_C. Benton, God of desire: tales of Kamadeva in Sanskrit story literature, ed. State University of New York Press, 2006 3_A. Daniélou, Miti e Dei dell’India, ed. Feltrinelli, 1992 25 to the core

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