nome d’arte Morgan e Zagrebelsky, il musicista synth-pop e il costituzionalista - perché gli accostamenti apparentemente nonsense sono le più potenti casse di risonanza del senso - come baluardi della sacrosanctitas del dubbio. In un tempo, il nostro, della caduta dei miti caduta dei miti. Il nostro tempo. Il tempo della crisi. Ma nella radice di crisi c’è anche il suo superamento, quando si ha il coraggio di opporsi a quel riduzionismo opportunista che paralizza, rispetto alla ricerca delle radici. Vedi critica, crisi alla sua radice, che quando luminosa è esercizio della Ragion Pura. In medicina, crisi - dal greco κρίσις, scelta, decisione - è anche quel crinale a partire da cui si intravede guarigione nella malattia. Crisi come svolta. Ma occorre prima toccare il fondo. Come è accaduto in Grecia, nel nostro tempo, quando il virus-crisi ha avuto un’incubazione lunga un decennio dal 1999, proliferando su falsi in bilancio innestati come batteri per garantire l’accoglienza del Paese nell’Eurozona, scoppiando poi devastante, nel 2009, su un corpo-Stato infetto nel suo sistema linfatico e nervoso, economico e sociale. Panico nelle economie mondiali, terrore di contagio, Grecia in quarantena. In questa sfera che lambisce la malattia prende le mosse la cinematografia greca contemporanea cinematografia greca contemporanea: uno stato patologico critico che, materialmente dilagato nei linfonodi del Paese, venne intellettualmente combattuto con ciò che sin dalle radici è nel dna ellenico: la drammaturgia drammaturgia. Alla realtà della krisis si rispose con un cinema della krisis carnale, cui non interessava il moralismo dell’eziologia ma l’anatomia del corpo, la fisiologia del morbo, il decorso con cui infettò narrativamente ed esteticamente rapporti umani e costrutti sociali, per sua natura conscio del potere della metafora e della potenza delle radici greche - mito e tragedia, innanzitutto¹. Una terapia alternativa cui il critico Steve Rose per primo, dalle colonne del Guardian nel 2011, diede il nome di Greek Weird Wave, la Strana Onda Greca - come fosse talassoterapia, perché sin dalla Nouvelle Vague il cinema procede a onde, come il mare - scrivendo che «il Paese più a soqquadro del mondo sta producendo il cinema più a soqquadro del mondo». Zeitgeist, cinema specchio del suo tempo e registi figli del loro contesto, che immaginano e dirigono scene quotidiane nonsense per reagire a uno scenario sistemico di totale perdita di senso. Era il 2009, dunque, quando il governo di Georges Papandreou annunciò l’avvio di una rigidissima politica di austerity nel tentativo di contenere il virus-crisi. Combattendolo nel solo modo in cui potessero, privi di budget e di sostegno statale ma forti di quello reciproco, la nascente Greek Weird Wave rispose nello stesso anno con un manifesto assoluto: Kynodontas di Yorgos Lanthimos, realizzato e distribuito con soli 250.000 € [per lo più presi in prestito da amici e sostenitori privati] dalla Haos Film di Athina Rachel Tsangari Athina Rachel Tsangari - già produttrice di Kinetta, primo lungometraggio di Lanthimos del 2005² - che il regista ricambierà nel 2010 producendo e recitando nel suo Attenberg. Kynodontas, Canino, seconda opera di Lanthimos, immediato premio Un certain régard a Cannes e nomination come Miglior Film Straniero agli Oscar, è la storia di un nucleo familiare nel quale i genitori educano tre figli, i cui denti da latte sono già caduti da tempo, a un mondo che non va oltre la loro bella casa, sabotando il linguaggio e manomettendo la cultura, ricreando leggi, instillando paure e instaurando superstizioni, nello scellerato tentativo di rendere quel microcosmo autosufficiente, finito. Chiuso. Nel loro totalitarismo a misura di affetto familiare - in cui, tradotto simultaneamente dal setaccio a maglie strettissime del pater familias, Frank Sinatra è il nonno caro estinto che in Fly me to the moon canta i valori insostituibili del focolare - l'esterno avrà modo di essere esplorato solo per coloro ai quali, secondo la dittatura domestica, cadrà un canino. Ma l’esterno irromperà detonante, sotto forma di cinema. Grecia come una casa bella e isolata per mano di un’amministrazione perversa, in nome di una protezione morbosa. Salvifica è l’immaginazione più di ogni cosa in Yorgos Lanthimos, che nella sua giovane e potentissima cinematografia raccoglie il testimone di Rainer Werner Fassbinder quando scrisse «i film liberano la testa», 44 Id. no. NOME, COGNOME, GENERALITÀ. «Molto spesso una crisi è tutt’altro che folle, è un eccesso di lucidità» [Bluvertigo, La crisi, et. Mescal, 1999] «�uando i tempi si faranno feroci, i primi a essere fatti fuori saranno i miti, perché si troveranno a fare i conti ad armi impari con lupi a destra e lupi a manca. Il loro tempo è questo» [G. Zagrebelsky, La virtù del dubbio, ed. Laterza, 2007]
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