45 stage name bandendo un reale dopato, brandendo un surreale a rilascio prolungato. È nella condivisione di ritratti di carni deboli, antichi ma ultra-contemporanei, pop ma sofisticatissimi, che il Tridente Ellenico degli Anni Tridente Ellenico degli Anni Zero - Lanthimos su tutti, la Tsangari e quell’Alexandros Avranas Alexandros Avranas che sconquassò Venezia con il suo Miss Violence - divenne visionario portavoce della desolazione industriale e urbanistica di un’Atene a strapiombo sulla solitudine, più che sul mare³. È ad Atene che Yorgos Lanthimos è nato, nel 1973, nel quartiere di Pangrati, lo stesso dello Stadio Panathinaiko: eretto in onore della dea di mente e arte Atena - eco del mito - e luogo che accolse le prime Olimpiadi dell’età moderna - culto del corpo. Un mito oscuro, un corpo inadeguato, che il cineasta traduce in sceneggiature originali - cinque su sei scritte assieme alla penna abbacinata di Efthymis Filippou Efthymis Filippou, il cui apporto è sempre riconoscibilissimo - a lastricargli d’oro la scalata del circuito festivaliero internazionale scalata del circuito festivaliero internazionale. Ed è nel Panathinaiko, in occasione delle cerimonie di apertura e di chiusura delle Olimpiadi del 2004, che Lanthimos suggella la lunga collaborazione con il direttore artistico delle due cerimonie, quel Dimitris Dimitris Papaioannou oggi testimone internazionale di una danza che sconcerta, incanta, commuove, che traduce in contemporaneo tutta la potenza del mito antico, con il quale Lanthimos collaborò continuativamente come direttore della fotografia sin dal 1999 - dopo il diploma, l’abbandono degli studi in marketing e la specializzazione in regia alla Stavrakos Film School Stavrakos Film School di Atene. Un rapporto di scambio fecondo culminato nel 2005 con Kinetta, la cui protagonista è Evangelia Randou Evangelia Randou, étoile dell’Edafos Dance Theatre Edafos Dance Theatre di Papaioannou. Danza che, nella regia di Lanthimos, è potente elemento narrativo. Nell’olimpionica constatazione della scarnificata burocratizzazione cui si è sottomessa la natura umana, nell’incapacità di comunicazione di un linguaggio che è anch’esso forma di controllo di individui atomizzati e cellule impazzite, quello di una danza tanto libera da potersi permettere il grottesco è l’unico territorio non colonizzato, zona franca di una possibilità di espressione individuale sempre più totalitariamente regolamentata - vedi tableaux vivants come la coreografia invasata della Figlia 1 di fronte a una famiglia sconcertata in Kynodontas; la stramba silent disco dei Solitari in The Lobster [2015]; il ballo a corte de La Favorita [2018] i cui passi, più che un’antica quadriglia, rimandano alla Saturday Night Fever di Tony Manero. Musica che, nella regia di Lanthimos, è potente elemento narrativo. Le sue prime direzioni sono spot pubblicitari e videoclip musicali [cui è ritornato, nel 2016, per la metaforicamente violentissima Insta-story di 30 secondi nel progetto collettivo dei Radiohead Radiohead, in occasione del lancio del loro album A moon-shaped pool], che gli hanno permesso di approfondire le possibilità audiovisive della macchina da presa e comunicative della sua visione. Come per la struttura della tragedia greca, Yorgos Lanthimos conferisce un solido ruolo da protagonista al paesaggio sonoro dei suoi film, sia esso potenziante o totalmente alienante rispetto alla scena che avvolge. In omaggio al Maestro del riutilizzo di musica non originale Stanley Kubrick Stanley Kubrick, Lanthimos ¹ La ripresa della tragedia greca è uno dei campi fertili della drammaturgia teatrale contemporanea, i cui più noti esempi possono essere rintracciati in larga parte dell’opera di Luca Ronconi - da Le Baccanti [1973] al Prometeo Incatenato [2002]; nell’Antigone del Living Theatre [1980]; nella Medea [1984], nell’Alcesti [1986] e nell’Oedipus [2018] di Robert Wilson; in Iphigenia at the Bridge of Arta e The Aeschilus’Suite, entrambe del 1995, di Dimitris Papaioannou; nell’Orestea - una commedia organica? [1995] e nella Tragedia Endogonidia della Socìetas Raffaello Sanzio di Romeo Castellucci [2002-2004]; nel Mount Olympus. To glorify the cult of tragedy di Jan Fabre [2015]; nell’Orestea degli Anagoor [2018]. Anche la cinematografia si è ampiamente misurata con il teatro greco; tra i più noti, Pier Paolo Pasolini con l’Edipo Re [1967] e la Medea [1969], Woody Allen con La dea dell’amore [1995], Arturo Ripstein con Così è la vita [2000], Yorgos Lanthimos con Il sacrificio del cervo sacro [2017]. ² In realtà, Kinetta segue una co-regia con Lakis Lazopoulos del 2001 pur non rappresentativa della sua visione, al punto che Yorgos Lanthimos sceglierà di non inserirla nella sua biografia. ³ Feroce è in tal senso una riflessione in Attenberg: «È come se stessimo calcolando con matematica precisione la catastrofe finale. Specialmente per un paese che ha saltato l’era industriale tutta insieme. Dai pastori ai bulldozer, dai bulldozer alle miniere, e dalle miniere direttamente alla piccola isteria borghese. Abbiamo costruito una colonia industriale su un recinto di pecore, e pensato che stavamo facendo la rivoluzione».
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