Ossigeno #6

nome d’arte alterna Henry Purcell a Elton John [La Favorita], Ellie Goulding a György Ligeti [Il sacrificio del cervo sacro, 2015], i Carmina Burana di Carl Orff a Popcorn di Gershon Kingsley [Alpeis, 2011], i silenzi totali di Kinetta al canto depresso e stonatissimo di How deep is your Love dei Bee Gees, nella sua regia teatrale del Platonov di Anton Čechov [Teatro Nazionale della Grecia, 2011], in una costante distorsione di suoni, significati o tempi che vuole e ottiene spaesamento e disagio. Da Atene a Londra, dove si è trasferito nel 2011 con sua moglie Ariane Labed Ariane Labed, conosciuta sul set di Attenberg e portata sul set di molte sue produzioni, l’opera di Yorgos Lanthimos viene a romperti i pensieri per tenerti vigile, viene a pungerti come un cactus in un paesaggio arido; una cinematografia disinfettata dall’enfasi in cui un male oscuro permea sempre, morbosamente, il fuori campo. Cinema: presentato a Locarno lo scorso agosto Nimic, con Matt Dillon e il ritorno di Lanthimos al corto, mentre è in lavorazione il remake di Pop.1280, la cui uscita è prevista nel 2020. Teatro: quattro le pièces da lui firmate e portate sui palcoscenici ateniesi tra il 2002 e il 20114, e l’annuncio di una commissione da parte della Greek National Opera Greek National Opera, il cui debutto avverrà nella primavera del 2020. Fotografia: non solo progetti artistici indipendenti progetti artistici indipendenti, ma anche editoriali di editoriali di moda per V Magazine nel 2016 e, nel 2019, per W Magazine, per Vogue Greece e per il lookbook della cruise collection uomo di Gucci Gucci. Sebbene sia palpabile nel cinema di Lanthimos una cesura tra un ante-Grecia e un post-Grecia - che passa per una perdita di immediata connotazione geografica, con tutto quello che ciò può comportare a livello di caratterizzazioni - i suoi stilemi restano gli stessi, in una giovane opera che già si connota come complessiva, in un raggio d’azione oggi espanso dalla Grecia al resto del mondo. È recente il suo ingaggio in Superprime Superprime, società di produzione che annovera nomi quali quelli di Paul Thomas Anderson Paul Thomas Anderson, Martin Scorsese Martin Scorsese, Damien Damien Chazelle e Terrence Malick Terrence Malick, mantenendo il team creativo di sempre - non solo Efthymis Filippou, ma anche Thimios Bakatakis, direttore di una fotografia clinica e potente, e Vasilis Marmatakis Vasilis Marmatakis per la grafica dei suoi meravigliosi poster. Costruzioni diegetiche e dietetiche dell’immagine e del suono; carrelli eleganti o corse ansimanti con cinepresa a spalla; ralenti inquieti, dissolvenze patogene e grandangoli pittorici, a seconda del carico emotivo da chiamare all’appello. Doppelgänger accecanti dietro un vetro e occhi ciechi; teste decapitate da un’inquadratura monca, come quell’arte contemporanea che cancella i volti, e scoppi di violenza in un mare calmo. Un animale a caso che a caso non è mai, ricordando l’uso artistico dell’allegoria. Una hit pop in un sound design raffinatissimo, come un trapper a un concerto di musica da camera. Come Morgan con Zagrebelsky. È un’idea di cinema, quella di Yorgos Lanthimos, nata da una malattia epidemica, dunque politica. Tuttavia, i suoi non sono film politici, bensì realizzati politicamente realizzati politicamente, nell’accezione più aristotelica del termine. Perché vengono dalla Grecia, là dove si è formata la civiltà classica e l’idea stessa di politica. Là dove oggi, grazie a un regista che ha saputo tradurre in arte un virus da debellare partendo dalle radici, si è alzata una nuova Strana Onda. www.lanthimos.com www.instagram.com/yorgoslanthimos 46 4 Δ.Δ.Δ. di Dimitris Dimitriadis, Teatro Amore, Atene, 2002 - Blaubart di Dea Loher, Teatro Porta, Atene, 2004 - Natura morta in un fosso di Fausto Paravidino, Teatro Amore, Atene, 2008 - Platonov di Anton Čechov, Teatro Nazionale della Grecia, Atene, 2011.

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