Ossigeno #6

64 jeremy bentham, panopticon, 1791 nome d’arte È un cinema di geometrie autoritarie, quello di Yorgos Lanthimos. Un cinema di rapporti di potere raccontati attraverso una precisa strategia scopica, una dinamica dello sguardo in cui l’occhio del regista non si pone mai alla stessa altezza dei suoi protagonisti. Fratto, con inquadrature che spesso decapitano i personaggi, nella trilogia greca di Kinetta, Kynodontas e Alpeis. Calato dall’alto ne Il sacrificio del cervo sacro. Incombente dal basso ne La Favorita. Un cinema di cavie intontite in laboratori sociali, di [s]oggetti di cui studiare i comportamenti attraverso l’occhio invisibile e onnipotente della macchina da presa, a simboleggiare l’occhio invisibile e onnipotente del potere. Un cinema di prigionieri sotto tiro, privi finanche di un nome in cui identificarsi. L’architettura del cinema di Yorgos Lanthimos è quella del Panopticon. Ancora, affondare nelle sue radici. Panopticon, il cui nome deriva dal mito greco del gigante dai cento occhi Argo Panoptes, che dormiva chiudendone cinquanta per volta - ritenuto, in virtù di questo, un ottimo guardiano. Battezzato nel 1791 - anni di Rivoluzioni in nome della Liberté - dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, autore di un opuscolo dal titolo Panopticon o la Casa d’Ispezione, il Panopticon è l’architettura idealtipica di una prigione attraverso cui l'uomo può appropriarsi di una delle più invidiate prerogative della divinità: quella di vedere tutto14. In opposizione alle incisioni delle Carceri settecentesche di Giambattista Piranesi - segrete buie e asfittiche all’interno delle quali il carcerato era abbandonato a languire con le sue sole chimere di fuga, sottratto allo sguardo del mondo ma proprio per questo, almeno nel pensiero, libero - Bentham, nella sua umanità di facciata, fu infinitamente più spietato. Un’architettura radiocentrica con una torre centrale in cui alloggia un guardiano, che può osservare senza essere osservato, a presiedere una raggiera di celle detentive, ognuna con due finestre - una affacciata verso l’esterno, per ricevere la luce, l’altra verso lo spiazzo, per consentire il controllo. Il riferimento a cui Jeremy Bentham si rivolse nel progettare il Panopticon fu il Serraglio del Re nella Reggia di Versailles, dove gli animali non erano disseminati in un parco, bensì in un It is a cinema of authoritarian geometries, that of Yorgos Lanthimos. A cinema of power relations told through a precise scopic strategy, a dynamic of the gaze in which the director's eye never stands at the same height as his protagonists. Fracted, with shots often decapitating the characters in the Greek trilogy of Kinetta, Kynodontas and Alpeis. Descended from above in The killing of a sacred deer. Looming from the bottom in The Favourite. A cinema of stunned test-subjects in social laboratories, of objects whose behaviours are investigated through the invisible and omnipotent eye of the camera, symbolizing the invisible and omnipotent eye of the power. A cinema of prisoners under fire, without even a name to identify with. The architecture of the cinema of Yorgos Lanthimos is that of the Panopticon. Again, sinking into his roots. Panopticon, whose name derives from the Greek myth of the giant with a hundred eyes Argo Panoptes, who slept closing fifty eyes at a time - considered, by virtue of this, an excellent guardian. Baptized in 1791 - years of Revolutions in the name of Liberté - by the philosopher and jurist Jeremy Bentham, author of a pamphlet entitled Panopticon or the House of Inspection, the Panopticon is the ideal typical architecture of a prison through which a man could take possession of one of the most envied prerogatives of the deity: to see everything14. In opposition to the engravings of the eighteenth-century Prisons by Giambattista Piranesi - dark and asphyxiated dungeons in which the prisoner was abandoned to languish with his only escape chimeras, removed from the gaze of the world but, for this very reason, at least in his thought, free - Bentham, in his cosmetic humanity, was infinitely more ruthless. A radiocentric architecture with a central tower housing a guardian, who can observe without being observed, presiding over a range of detention cells, each with two windows - one facing outwards, to receive the light, the other towards the clearing, to allow control. The reference to which Jeremy Bentham thought in designing Panopticon was the King’s Menagerie in the Chateau de Versailles, where animals were not scattered in a park, but in an octagonal pavilion on the perimeter of

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