123 in questi blocchi mezzo milione di anni fa. Tutto a firma dell’Erectus. In questi passaggi evolutivi c’è lo sviluppo del cervello, un’idrovora di energia, quella liberata dalla funzione digerente previa cottura. �uesta teoria trova conforto nella comunità scientifica, e Wrangham l’accompagna con il fatto che cuocere il cibo fosse la condicio sine qua non per dare nutrimento a un cervello sempre più grande e sveglio. Il nostro è tre volte più grande di quello di un qualunque primate, e richiede il 20% del fabbisogno energetico a riposo. Con la cottura, il rapporto dell’Homo con il cibo cambia, tanto da richiedere meno intestino e destinare al cervello il contributo necessario alla sua evoluzione. Raccogliamo così i resti dell’Homo Heidelbergensis, vissuto 700mila anni fa, con un cervello superiore del 30% in quanto a massa, di certo capace di accendere il fuoco quando lo desiderava e i cui resti sono stati portati alla luce in Germania, Grecia e Cina. �uindi l’Homo Neanderthalensis, che sicuramente mangiava e cucinava verdure e grandi bestie. Con queste evoluzioni di Erectus le prove non mancano. Se i fuochi e le ossa di animali risalenti a 2 milioni di anni fa non possono essere necessariamente ricondotti alla cottura e alla macellazione della carne, dimezzato il tempo che ci separa da questo scenario, un’abbondanza di prove dimostra l’evoluzione culinaria di questa specie. Ossa, feci, tartaro. Nei microscopici lasciti di fibre e depositi rinvenuti sugli esemplari scoperti, l’evoluzione conosce qui il fuoco applicato all’alimentazione e le sue conseguenze sull’uomo. �ueste tracce si trovano anche lontano dall’Africa, accomunano tutte le espressioni della medesima specie, la prima che i giorni nostri ritroveranno a varie latitudini e longitudini del globo. Un viaggio cominciato in coincidenza con l’evoluzione del cervello che, una volta alimentato, si è aperto al mondo e alle sue interazioni.
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