14 hanno internet, e di certo non possono recarsi in un centro fiscale, in carcere». Problemi del genere rendono questo piccolo miracolo ancora più grande. «Ci sta ‘o “Miracolo, miracolo!” e ‘o “Miracolo!”» suggeriva Lello Arena a Gaetano (Massimo Troisi) in Ricomincio da tre. E Dolci Evasioni è evidentemente un “Miracolo, miracolo!”. �uando mi chiedo, e chiedo a Bruno e a Salvo, qual è il segreto del loro successo, di sapori e commerciale, mi rispondono: «La rete di contatti». �uella creata dalla cooperativa Arcolaio in 16 anni conta migliaia di persone, e altrettanti potenziali clienti per ogni prodotto. Ma anche, come nel caso delle Lazzarelle, i tanti premi vinti. Tra gli ultimi anche due riconoscimenti all’International Taste Awards 2020, e alcune conquiste di fiducia fondamentali per lo stesso sistema detentivo. Il nuovo direttore del carcere, Aldo Tiralongo, permette da sei mesi che la tecnologia entri nel penitenziario con colloqui via Skype per i detenuti, e ha concesso al laboratorio una connessione internet, con un computer collegato sempre alla rete, in grado di gestire in tempo reale gli ordini. Le spedizioni in alta stagione, Natale e Pasqua, sono così numerose che il numero dei detenuti pasticceri aumenta da 5 a 9, e anche i turni di lavoro si allungano. Dal lunedì al venerdì si resta in laboratorio fino alle 18, rispetto all’orario normale che prevede un impiego fino alle 14 al massimo. Il prossimo obiettivo della pasticceria? «Il panettone» rispondono decisi. «Abbiamo già fatto diverse prove. Viene, viene anche bene, ma fin quando non avremo un prodotto eccellente, non se ne parla». È soltanto dopo aver salutato i pasticceri, mentre attraversiamo il sistema di porte automatizzate verso l’uscita, che realizzo di essere stato in un carcere. E di essere davvero Salvo. �uando scopro come un componente della squadra è finito dietro a una di quelle porte, e per quanti anni ancora dovrà restarci. Perché quando vi raccontano che in carcere tutti giurano di esserci finiti per sbaglio, potete star certi di una cosa: chiunque vi stia parlando, in carcere non c’è mai stato. In carcere una persona perde tutto. E rimane solo quello che è. Per questo non si ha vergogna ad ammettere le proprie colpe, e tutti sanno chi è innocente e chi no. Ci si riconosce a pelle, al primo sguardo: ma riguardo ai primi, gli innocenti, l’idea che uno di loro possa entrare in carcere da ragazzo e uscirne da vecchio, questo sì, ti prende il cuore e te lo strizza fino a quando non rimane più niente, davvero.
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