Ossigeno #7

155 Cibo – I dati presentati a sostegno della strada intrapresa da Amsterdam riportano 41 chilogrammi di cibo buttati all’anno da ogni residente nei Paesi Bassi. Con l’obiettivo di dimezzare in un decennio tale valore, la città prevede specifiche politiche indirizzate a hotel e ristoranti per il recupero degli alimenti da salvare dallo spreco e distribuire a chi ne ha più bisogno. Materia – Amsterdam annuncia zero consumo di materie prime nel 2050, con sprechi disincentivati da tasse da spostare dal lavoro al consumo di materiali ed energia. �uesto per rendere anche meno costose le riparazioni. I circuiti di riuso e riparazione saranno incentivati dallo sviluppo di piattaforme online, per coinvolgere e diffondere i players di questa economia rigenerativa. Casa – Amsterdam necessita di alloggi. Sulla traccia dell’opera di Kate Raworth, la versione olandese è costruire senza superare gli obiettivi di inquinamento: impiegare la massima quantità di prodotti edili riciclabili, contabilizzare le emissioni di carbonio che in altri posti del mondo saranno emesse per consentire queste costruzioni e metterle sul piatto della bilancia contrapponendo, per esempio, un passaporto degli edifici, con indicazioni su tutti i materiali impiegati e i riutilizzabili. Amsterdam è la prima città al mondo. Sembrano in scia Philadelphia, Portland e Oregon. Il nuovo design ha un significato: equilibrio. Un oggetto circolare poggiato fermo su un piano. Tutto funziona se ognuno fa la sua parte, muovendosi tra i due confini posti per il rispetto dell’essere umano e del pianeta che lo ospita. La linea che dobbiamo osservare, dice Raworth, è quella del sole che scalda la terra e genera vita. Come sfruttare questa linea è l’interrogativo cui si dà risposta. La prima domanda che un’azienda deve farsi è: cosa faccio per il bene comune? �uanto vale il mio impatto sul pianeta? Nel linguaggio propositivo di Raworth, i pochi dati negativi presentati sottolineano ciò che già sappiamo con forte evidenza: due terzi delle persone nei Paesi sviluppati ha vissuto negli ultimi 30 anni un calo del valore del proprio reddito. La stessa proporzione ha visto deteriorarsi i suoi diritti. Con la determinazione di chi vuole rimettere le cose al loro posto, in L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, Raworth pone al centro del modello economico un nuovo concetto di famiglia, partendo dal fatto che i nostri cervelli sono collegati per empatia in iniziative collaborative e aiuto reciproco. Il concetto di Homo Oeconomicus è superato, non è legato alla realtà, va fatto un nuovo ritratto di famiglia. �uindi sfruttare il potenziale di business, finanza, beni comuni, Stati e natura umana, che comprende anche la salute del pianeta. Una ciambella. Un cerchio interno e uno esterno. La pasta è lo spazio buono. In base agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU, l’anello piccolo rappresenta il minimo indispensabile per condurre una buona vita e pone i suoi indici su accesso al cibo, all’acqua, all’abitazione, ai servizi sanitari, all’istruzione, al reddito, all’uguaglianza di genere e all’espressione politica. Sotto certi livelli c’è sofferenza, non c’è prosperità. L’anello più grande definisce il limite ecologico oltre cui l’uomo non deve andare, per evitare di minacciare la sua sicurezza. I parametri di studio della Doughnut Economy definiscono qui le derive negative verso cui si espone la società, in caso di consumo irresponsabile di risorse e di ambiente vergine. Un massimale ecologico al di là del quale scompare la biodiversità, si impoverisce l’ozono, si perdono risorse idriche e di suolo, si devastano i mari. Una ciambella di salvataggio si è già vista in mare. Nella versione di Raworth è un modo di intendere la nostra vita, dove l’economia, la finanza e la società tutta possono contribuire con i rispettivi geni e talenti. mediateca kate raworth, l’economia della ciambella. sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, ed. ambiente, 2017 www.kateraworth.com/animations www.ted.com/talks: kate raworth | TED2018, a healthy economy should be designed to thrive, not grow

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