80 giorno 7 Rendere visibile l’invisibile, una casistica: invisibilità del soggetto Pio XIII - Chi è lo scrittore più importante degli ultimi vent’anni? Attenta però, non il più bravo, la bravura è degli arroganti… L’autore che ha destato una curiosità così morbosa da diventare il più importante? Sofia Dubois - Non saprei… Philip Roth? Pio XIII - No, Salinger. Il più importante regista cinematografico? Sofia Dubois - Spielberg? Pio XIII - No, Kubrick. L’artista contemporaneo? Sofia Dubois - Jeff Koons… Marina Abramović? Pio XIII - Banksy. Il gruppo di musica elettronica? Sofia Dubois - Oh, non so assolutamente niente di musica elettronica! Pio XIII - E poi c’è chi dice che Harvard è una buona università… E comunque i Daft Punk. E invece la più grande cantante italiana? Sofia Dubois - Mina. Pio XIII - Brava. Adesso lei sa quale è l’invisibile filo rosso che unisce tutte queste figure che sono le più importanti nei loro rispettivi campi? Nessuno di loro si fa vedere. Nessuno di loro si lascia fotografare. (The Young Pope, regia di Paolo Sorrentino, ep. 02-10, 2016) Probabilmente è la dichiarazione pratica di volersi concentrare più sull’azione, che non sull’agente. Più semplicemente, una volontà di salvaguardia del proprio privato. Potrebbe essere un atto funzionale alla possibilità di svolgere un’attività, in differenti livelli di legalità, che deve per qualche motivo restare priva di un volto. Magari è un atto di vanità supremo, o una strategia decisa a tavolino per far parlare di sé, sortendo volutamente l’effetto diametralmente opposto a quello che solitamente produce l’essere invisibile. Per scommessa, per narcisismo, per necessità, per provocazione, per reazione, per concertazione, per protezione, agendo di sottrazione – dell’identità, rafforzando l’opera e la stessa identità sottratta, morbosi come siamo. Fatto sta che l’invisibilità del soggetto, per quanti l’hanno scelta o subìta, è diventata una potentissima cassa di risonanza del loro lavoro, nella gloria beffardamente anacronistica e idealmente perfetta dell’anonimato, perché nulla più dell’invisibilità amplifica e fomenta l’immaginazione, alimentando la narratività da leggenda metropolitana. �uelli che riporto di seguito, in aggiunta ai celeberrimi invisibili declamati dal bellissimo e cinicissimo Young Pope di Paolo Sorrentino, non sono che una rosa di nomi senza volto accompagnati, laddove possibile, dal titolo di una delle loro opere. Per chiunque, come me, voglia spaccare la vetrina, e scegliere di che invisibilità mettersi in mostra.
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