Ossigeno #7

poche note a margine «Se l’arte ancora esiste, è dove meno ci aspettiamo di trovarla», scrisse Robert Musil nel suo capolavoro rimasto incompiuto L’uomo senza qualità. Dove meno ci aspettiamo di trovarla. Dunque, per eccellenza, nell’invisibilità. Ma è necessario un mutamento di immaginario, per tirarsi fuori vivi dalla dittatura dell’immagine. Volere sparire significa abbandonare un visibile alterato per potersi finalmente dedicare a un invisibile reale. Un invisibile che contiene la poesia della clandestinità, della multiformità, dell’umanità non contraffatta, anche qualora essa portasse una maschera, perché equivarrebbe alla tenerezza straniante del freak. Il racconto autentico si nasconde sempre nelle pieghe e si dipana lungo le storie, dei soggetti e degli oggetti. Nelle parole di Francesca Alfano Miglietti, «La forza dell’arte si trova nel gioco in maniera antagonistica rispetto a quella della spettacolarizzazione: lo spettacolo fa vedere ostentatamente, l’arte nasconde, e nascondendo non svela, nascondendo l’arte rivela quello che è stato nascosto dallo spettacolo. Lo spettacolo eleva il normale a sovrannaturale, lo spettacolo crea distanza tra l’uomo e l’esperienza, lo spettacolo decreta la validità assoluta della strada maestra. Dire che l’arte in generale faccia tutto il contrario non è esatto: l’arte funziona in termini di contrasto antagonistico solo quando crea un’improbabilità concreta, basata sulla realtà e non sulla finzione. Vista in questi termini, l’opera diventa cosa viva. Opere che non creano illusione: creano visione». Scegliere di diventare invisibili, di dedicarsi a vedere l’invisibile, comporta un cambio di visuale tanto più necessario quanto più si sceglie l’arte, non lo spettacolo. Il reale, non il virtuale. L’umano. Fu così che decisi di sparire. Sei sicuro di voler eliminare in modo definitivo il tuo account? *Conferma* 84

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