141 Bugiarda mitomane? Ma come osano? Nessuna è più sincera di me, questa è la verità. Conoscete la Nuda Veritas? Così la definiva Cesare Ripa nella sua Iconologia: «Fanciulla ignuda, con alcuni veli bianchi d'intorno, per dimostrare, che essa deve essere ricoperta, e adornata in modo, con le parole, che non si levi l'apparenza del corpo suo bello, e delicato, e di se stesso, più, che d'ogni altra cosa, si adorna, e si arricchisce […] Et però è dimandata Figliuola del Tempo, e in lingua Greca ha il significato di cosa, che non stà occolta…». E così sono io, come s’è detto, senza nulla da nascondere, senza menzogna, e il tempo stesso mi darà ragione. Se i botanici mi definiscono falso frutto è per pura invidia, se si dice che non sono protagonista assoluta è solo per gelosia. Ma sapete com’è, la gente parla, e si sa che di rovi ne crescono anche nei frutteti del re, figuriamoci in quelli che hanno dato i natali a me. Non lo dico per vantarmi, ma contenendo lignina, la mia presenza costante nella dieta quotidiana aiuta ad abbassare il colesterolo, e il boro di cui sono portatrice migliora i riflessi, la memoria e l’attività cerebrale in genere. Forse è per questo che sono molto ambita, oltre che per il fatto che contengo vari composti ritenuti anticancerogeni come le antocianine, l’acido cinnamico, i flavonoidi. Col nome di William, sono stata selezionata per essere la prediletta nell’Inghilterra del Settecento, dove – magari ne avete sentito parlare – caddi in testa a Sir Isaac Newton mentre se ne stava seduto sotto un albero della sua tenuta a Woolsthorpe. Come dite? Voltaire nelle Lettres Philosophiques dice tutt’altro? Ma che credibilità volete che abbia quello lì di fronte a me, ricordate che chi ha scritto Candido ha qualcosa da nascondere… Io, protettrice dell’umanità, che in Giappone sono invocata per tenere lontano il male al solo pronunciare del mio nome in giapponese, nashi, ovvero non esiste. Per questo nel periodo Edo, detto anche Tokugawa, era d’uso piantare nell’angolo NordEst del giardino un mio albero, per scongiurare la disgrazia e la mala sorte. Era quello, infatti, considerato l’angolo del diavolo. Diavoli antichi o moderni che siano, sono io l’Advocata vostra, se consumata regolarmente. Salvo vite ogni giorno, quindi. Pensate poi al posto d’onore che occupo nei libri di storia dell’arte. Pensate alla Madonna della Vittoria del Maestro rinascimentale Andrea Mantegna, pala oggi esposta per merito mio nel Museo del Louvre, dove dal giorno in cui la mia presenza venne offerta al pubblico, sono divenuta per tutti e per l’eternità il simbolo stesso di quell’istituzione. Anche se non mi importa molto di quel titolo di regina assoluta, mi piace che tutti si soffermino ad ammirarmi, mentre adorno lo sfondo della Sacra Conversazione. Un esempio di come un’attrice che non si trovi apparentemente in primo piano si riveli in realtà protagonista. (E a proposito di piani: quello americano dedicato alla Genesi, sotto il Trono della Vergine, non sembra essere servito a un certo altro frutto per risplendere di luce propria. I Teatri Sacri non sono un palcoscenico per tutti, d’altronde). E dato che parliamo di teatri, sottolineo con modestia che ho calcato i palcoscenici di tutto il mondo, e con vari pseudonimi: di William vi ho già detto, ma non ancora di Abate Fétel, Kaiser e Coscia, i più popolari tra di essi. Da giovane ero nota come Moscatello, San Giovanni, Lardara e Spina-Carpi, soprattutto in produzioni di serie B – quando facevo la gavetta – e per un ristrettissimo club Slow Food mi presento come Martinone, Volpina e Scipiona. Una così lunga carriera… Ma sia chiaro: non ho nessuna intenzione di ritirarmi dalle scene. Ogni sera è ancora e sempre un tripudio, una pioggia di petali di rosa (che poi è una mia parente, facendo io parte della grande famiglia della Rosaceae). Ho sempre riscosso notevole successo in Italia, dove sono apprezzata in particolar modo dagli ultrasessantenni, ma devo ammettere che l’Asia orientale è dove sono più popolare – in Cina, dove copro il 90% della produzione globale, e al secondo posto c’è il Giappone. Direi big in Japan, se non fosse che non c’è Paese che non mi ami. Restando in Oriente, poi, avrete letto ovunque che in Corea incarno il simbolo della bellezza femminile, della grazia, della purezza e ovviamente della nobiltà. Secondo la mitologia locale dono fertilità alla donna, porto fortuna a chi ne ha bisogno ed elargisco saggezza e salute a tutti. C’è però a quelle latitudini, devo notare con disappunto, chi insiste nel paragonare i miei fiori alla caducità dell’esistenza e quindi alla tristezza, per essere essi così delicati e di vita breve. Senza dubbio e senza appello gente di poco conto, quella. Eppure, nonostante le mie virtù, i miei indiscutibili successi e l’affetto del pubblico, io talvolta li sento ancora bisbigliare alle mie spalle, come quando ero giovane: «Sarà sempre seconda a quell’altra», «Una pera è una mela fallita». Direi meschini e vili, se il mio motto non fosse «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa». pear - Tav. 002 graphite and charcoal on paper, 2020 p. 143 Carlo Pastore for Ossigeno #08
RkJQdWJsaXNoZXIy NDUzNDc=