Ossigeno #8

151 È finanziato dall’UE il progetto SustUrbanFoods, coordinato dall’Università di Bologna e teso a indagare e sostenere i benefici di questa biodiversità urbana: meno rifiuti, meno trasporti, inclusione, occupazione e collaborazione negli spazi comuni. I vantaggi sono sociali e ambientali. �ueste le conclusioni dedotte nei due anni di studi, alcuni dei quali divenuti soggetto di ricerche pubblicate sulla rivista Sustainability, una delle quali³ rappresenta un atto di calcolo preciso, nato dai presupposti di svariati studi, i cui esiti volevano essere dimostrati scientificamente attraverso il controllo di coltivazione e gestione di un orto urbano a Padova, nel Nord Italia, durante il corso di un intero anno solare. Condotta dal ResCUE-AB – Research Centre on Urban Environment for Agriculture and Biodiversity, dal dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna e dal DAFNAE – Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Università degli Studi di Padova, questi i dati grezzi: 30,6 m² di orto suddiviso in più porzioni, per un totale di 25 m² di superficie produttiva; 21 cicli di coltivazione e controllo di gestione della sostenibilità attraverso il software SimaPro, con metodo di indagine ReCiPe, su norma ISO 14040-44. Dalla piantina o dal seme, fino allo smaltimento, ogni costo è stato considerato. Dall’impatto sul cambiamento climatico, al consumo di ogni singola materia organica, fino all’eutrofizzazione marina, ogni dato è stato registrato. A dimora, con tecniche di coltivazione diverse e variabili in base al ciclo di vita delle piante, sono stati messi fagioli, lattughe, pomodori, cicoria, spinaci, finocchi, bietole, cavoli, sedani, piselli, zucchine. Il raccolto finale complessivo è stato di 161,8 kg. Il bilancio è confortante. Una produzione di ortaggi in house è sostenibile, economicamente e per l’ambiente. In termini di impatto sul pianeta, il minore è stato registrato dalle colture primaverili ed estive di cicoria, pomodori e melanzane, e dal raccolto invernale di bietole. Più impattante è stato l’estate-autunno della cicoria, il raccolto invernale di piselli e i due cicli di coltura dei fagiolini. In termini di contanti, il costo medio per la produzione di un chilogrammo di verdura è di 1,57 euro, in una forbice aperta tra i 0,46 e 3,56 euro. L’orto urbano funziona. E adeguandosi alle linee guida dell’OMS e ai dati sui consumi, l’orto urbano coltivato a Padova garantisce i nutrienti necessari per 1,11 persone, risorse per 1,31 e copre il consumo di 2,10 persone. Ma atteniamoci al metodo: se i 30 m² di Padova, di cui 25 coltivabili, hanno sortito il contributo nutritivo per 1,11 persone, allora 22,6 m² è l’area necessaria per il fabbisogno di una persona. Di conseguenza, per sfamare un milione e seicentomila abitanti di Manhattan, occorrerebbero 36,16 km² – dodici volte Central Park, oltre metà dell’intero borough. La regola dell’orto urbano come approccio positivo alla tutela dell’ambiente è corretta, ma un metodo di correlazione ne individua i lati deboli e può portare ai ripari. L’esito delle ricerche è chiaro, identificando l’orto urbano come sostenibile, ma al contempo evidenzia l’impercorribilità su vasca scala. Non può dunque essere intesa come soluzione, ma piuttosto come integrazione agli attuali sistemi di produzione. Un suo sviluppo necessita di un metodo più articolato e rigoroso, attraverso il quale analizzare un problema avvia il percorso della sua soluzione. Affinché, da green, non si rischi più di scivolare nel grey. ³ Esther Sanyé-Mengual, Daniela Gasperi, Nicola Michelon, Francesco Orsini, Giorgio Ponchia, Giorgio Gianquinto, Eco-efficiency assessment and food security potential of home gardening: a case study in Padua, Italy, in: Sustainability, 21/06/2018 – disponibile online @ www.mdpi.com

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