Ossigeno #8

52 La soluzione sta, per Lipovetsky, nel potenziamento dell’insegnamento umanistico e artistico, affinché la sensibilità artistica dei consumatori possa affinarsi e possa renderli, da turisti della bellezza, veri e propri fruitori di essa. Per un piacere etico ed estetico, e non solo cosmetico. Per amare visceralmente la bellezza, come Re Mida. Per sfruttare l’intelligenza e volare, come Dedalo. C’è stato un uomo che, nell’apogeo del Capitalismo Artista, ha saputo essere entrambi: Re Mida, rendendo oro ciò che toccava senza per questo farsi toccare dall’avidità, e Dedalo, riuscendo a far sì che la sua visione volasse al di là di tempi e luoghi per divenire di esempio su scala mondiale, senza per questo peccare di superbia. Un uomo che ha saputo rendere etica l’estetica, migliorare la qualità della vita di un’intera comunità servendosi della bellezza. Portava il nome di un imperatore romano che la storia ricorda come colto e giusto. Si chiamava Adriano Olivetti. memorie di adriano «Lo incontrai a Roma per la strada, un giorno, durante l'occupazione tedesca. Era a piedi; andava solo, con il suo passo randagio; gli occhi perduti nei suoi sogni perenni, che li velavano di nebbie azzurre. Era vestito come tutti gli altri, ma sembrava, nella folla, un mendicante; e sembrava, nel tempo stesso, anche un re. Un re in esilio, sembrava» Natalia Ginzburg, Lessico Famigliare, 1963 «Il design, per Adriano, non era soltanto una cipria da mettere sopra il prodotto per vendere di più, ma piuttosto il metaforizzare la responsabilità continua verso l’ambiente, verso la gente, verso il destino dell’oggetto nella società» Ettore Sottsass - in Lezioni di design: La cultura della forma entra nell’industria. Il caso Olivetti, a cura di Ugo Gregoretti, Rai Cultura, 2002 «È una invenzione, è pieno di inediti e di valori poetici» Gio Colombo, recensione dell’Olivetti Store a New York - in Domus, Settembre 1954 «Ricordo che il vecchio Adriano Olivetti, quando già si lavorava ai primi grandi computer, quelli che occupavano uno stanzone e funzionavano a valvole e schede perforate, assumeva certamente dei bravi ingegneri, ma non aveva esitazioni ad assumere un laureato che avesse fatto una tesi eccellente sui dialetti omerici» Umberto Eco, Elogio del classico, L’Espresso, 10/10/2013 «Avevo deciso di fare la mia tesi di laurea in Sociologia del Lavoro, e chiesi al mio Professore di Perugia di poter approfondire la catena di montaggio. Mi fu consentito e, siccome avevo la possibilità di vivere a Napoli con i miei, scelsi di farla a Pozzuoli. Fui fortunato, perché scrissi ad Adriano Olivetti spiegandogli della mia tesi ed ebbi subito una risposta da parte della sua segreteria. Entrai in azienda per quindicimila lire al mese per tre mesi, che allora erano tanti soldi e per quel periodo fui il più ricco dei miei amici. Un giorno una collaboratrice mi disse: “Il presidente ti vorrebbe conoscere”. Adriano Olivetti mi chiese del mio segno zodiacale e poi mi domandò della laurea. “Appena ti laurei – mi disse – mandami una cartolina postale e io ti assumerò”. Così finì il mio colloquio con Adriano Olivetti. Mi laureai, gli inviai la cartolina e fui assunto in una settimana. Ho lavorato poco alla Olivetti, perché presto ebbi una borsa di studio per il dottorato a Parigi, ma quel periodo segnò per me una svolta epocale. Iniziata con una domanda sul segno zodiacale» Domenico De Masi, estratto dall’intervento Un futuro mai visto. Adriano Olivetti, un’altra impresa, Napoli, 08/09/2016

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