53 «La verità è che si tratta di realizzazioni che provengono da una società chiamata Olivetti, da un uomo chiamato Adriano Olivetti. Per questa ragione io mi inchino rispettoso alla sua leadership» Thomas Watson jr., presidente IBM, durante la cerimonia di assegnazione del Premio Kaufmann, 1965 - in Antonio Larizza, Da Olivetti a Steve Jobs. L’Apple Store? Nato nel ’54 dal genio di Adriano, Il Sole 24 Ore, 10/07/2018 «L'anomalia era troppo forte. Il Presidente della Confindustria di allora, Angelo Costa, non poteva sopportare che Adriano imputasse pubblicamente agli imprenditori di perseguire “la fallace e limitata logica del massimo profitto”. Forse non piaceva un uomo che si alzava alle quattro del mattino, ti incontrava nel suo studio alle sei e che, alla domanda su cosa facesse ogni giorno fra le quattro e le sei, ti rispondeva “io progetto”» Furio Colombo - in Paolo Bricco, I ragazzi di Olivetti, Il Sole 24 Ore, 21/02/2010 “classifica: sovversivo” Olivetti Adriano, di Camillo. Classifica: sovversivo. �uesta la copertina del dossier che la Pubblica Sicurezza di Aosta, nel 1931, apriva sul trentenne Adriano Olivetti, figlio di Camillo, per deliberare sul rilascio della certificazione di appartenenza alla razza ariana messa in dubbio a causa delle origini del padre, ebreo. Sovversivo. Suo malgrado, il questore valdostano in camicia nera seppe dare di Adriano Olivetti la migliore e più tranchant definizione. Ma non per i nostri stessi motivi. Lui, il nero questore, si sarà riferito al ruolo attivo che Adriano Olivetti aveva avuto nell’agevolare la fuga di Filippo Turati dal regime fascista, nel 1926, assieme a Sandro Pertini, Carlo Rosselli e Ferruccio Parri, e nel favorire il cambio del cognome di Gino Levi, suo cognato, in Martinoli, per salvarlo dal repulisti in odioso nome di una presunta razza. Noi ci riferiamo a un uomo che, entrato nel 1926 nell’azienda paterna – la Ing. C. Olivetti & C. Prima fabbrica nazionale macchine per scrivere – come semplice operaio, dopo una laurea in Ingegneria Chimica e due anni di ricerca negli Stati Uniti per conoscere il sistema fordista, ne diventa direttore nel 1932 e presidente nel 1938, dilatandone i confini ben oltre l’orizzonte della fabbrica di mattoni rossi edificata dal padre, per trasformarli in metodo e visione celebrati su scala mondiale. In un metodo sovversivo. Nasce dall’amore, la Olivetti. Nasce nel 1908 da mille baci affettuosi, queste le prime parole battute sul prototipo della M1, prima macchina da scrivere italiana, indirizzate da Camillo a sua moglie. Laureatosi in Ingegneria Industriale a Torino, socialista attivo quando ancora non esisteva un Partito Socialista, di ritorno dall’America e da Palo Alto con un capitale sociale di trecentocinquantamila lire, due soci e una trentina di operai tira su una fabbrica di mattoni rossi e si mette a costruire, al tramonto del 1800, amperometri, wattometri, galvanometri, fino a quando non consegnerà all’Ufficio Brevetti, nel 1902, quell’oggetto visto negli Stati Uniti che in Italia ancora non c’è. �uando, nel 1911 e dopo minuziosi anni di perfezionamenti, presenta la M1 all’Esposizione Universale di Torino, Camillo venderà le prime cento alla Marina Militare e al Ministero delle Poste. Tutto per il meglio, finché non piomba la Grande Guerra. Camillo converte la produzione in componenti per aeroplani, in ausilio allo Stato, servendosi di questa pausa per riprogettare la M1. Terminata la guerra, nel 1919 esce la M20, più leggera e con carrello fisso, a differenza delle concorrenti americane. Le macchine per scrivere Olivetti diventano le più competitive a livello mondiale. �uando, nel 1926, Adriano entra in fabbrica, la Olivetti vende ottomila macchine all’anno e lui non è che uno dei cinquecento operai tassello della catena di montaggio. Tre anni di lavoro in prima linea, e sulla propria pelle, gli permetteranno di presentare al padre un progetto di riorganizzazione e razionalizzazione della produzione che porterà a risultati sorprendenti, in termini di risparmio economico dell’azienda e di miglioramento delle condizioni di lavoro degli operai. Camillo inaugura per Adriano, e per suo cognato Gino Levi, l’Ufficio Studi e Progetti da cui usciranno gioielli di tecnologia come la M40 (1930), venduta in più di mezzo milione di esemplari, e la MP1 (1932), prima macchina da scrivere portatile e declinata in sette diversi colori, per entrare sulle scrivanie di casa e non solo su quelle da ufficio. Per permettere di immaginare e di scrivere, e non solo di rendicontare.
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