11 Alberi, fiori, conchiglie evocano mirabilmente Madre Natura nella sua grazia e complessità. Più difficile identificarla attraverso il suolo, tanto esteso e vario da confondere le idee. La realtà è che dovremmo invece abbandonarci con la mente su questo primo orizzonte di terra clamorosamente sottovalutato perché il suolo è Madre Natura, e come ogni genitore coltiva ciò che fa bene e cattura ciò che fa male. In una manciata di terra fertile ci sono più esseri viventi che uomini, donne e bambini sulla terra. Il suolo, che occupa circa un sesto del pianeta, è secondo solo agli oceani (un terzo) per capacità di stoccaggio di carbonio: in ciò che calpestiamo ce n’è oltre il doppio di quello presente in atmosfera sotto forma di CO2. Il suolo è un parco giochi che, quando è in funzione, crea cose meravigliose. Miliardi di educate espressioni viventi, acqua che scorre, fiori che crescono, minerali che emergono. �uesti armonici cicli di vita generano e nutrono il terreno che accoglie le radici delle piante, che anche l’uomo concorre a far crescere. �uelli che chiamiamo strati, la scienza del suolo li classifica come orizzonti. Pura magia. Da quando, undicimila anni fa, l’uomo iniziò a coltivare la terra, l’agricoltore ne è divenuto il custode. L’attività agricola è la prima stanziale dell’uomo, e dalla condivisione del suolo è stato compiuto il primo passo verso il concetto di “società”. Da sempre custode di questo panorama, l’agricoltore ha il movente e le competenze per diventarne anche medico e ingegnere. L’alternativa è continuare a intervenire con un aratro sul parco giochi, cappottare zolle con tagli profondi e vedere fino a quando dura il divertimento – pur sapendo che il prossimo strato di suolo non lo calpesterà nessuno di noi, perché a realizzarsi impiega secoli. Il discorso-suolo è complesso, e all’agricoltore servono due ordini di input: uno sul cosa produrre, e lo decidiamo noi, l’altro sul come tutelare e diffondere la fertilità della sua terra. Le risposte che oggi l’agricoltura dà alla domanda alimentare generano pericolo per il suolo e disparità sociale, data da uno squilibrato accesso alla risorsa. Parallelamente, le conoscenze sono aumentate sia nelle scoperte della ricerca, sia nella rivalutazione di tecniche conservative antiche, quanto capaci di non perdere valore. Una alla volta, Ossigeno le riporterà nel segno di questa cura necessaria, del cui onere applicativo carichiamo l’agricoltore, custode e miglioratore del suolo – professione cui siamo tutti legati, più indispensabile del medico e del sindaco. Dobbiamo valutare con maggior attenzione l’agricoltore, e affiancarlo nella custodia del suolo. Il primo passo è sempre informarsi, perciò attraversiamo il suolo immedesimandoci nel flusso delle decine di migliaia di km3 di acqua che filtra e purifica ogni anno. Il profilo di un terreno è composto da più orizzonti. Il primo, battezzato O, è la copertura superficiale, realizzato da materia organica in via di decomposizione: si va dalle foglie degli alberi a composizioni di origine animale o vegetale, non più riconoscibili alla vista. Il secondo orizzonte, A, è quello di superficie. Tutta la materia organica qui presente è alimento e digestione degli innumerevoli cicli di vita che abitano lo strato. Benvenuti nell’humus, talmente complesso e ricco di vita che su di lui ci sono più leggende che verità. Procedendo dall’alto verso il basso, l’acqua meteorica attraversa questi orizzonti trascinando con sé minerali ed elementi chimici. Il processo si chiama eluviazione, e più il terreno ne è interessato e più il suo colore si fa chiaro, facendoci capire di essere arrivati al terzo orizzonte (E), dove la perdita di minerali traslocati dall’acqua verso il basso è massima. A questo punto della discesa si attraversa l’orizzonte B, ricco di argille e di materia trascinata dall’acqua piovana; strato che va a contatto con i minerali messi a disposizione dalla roccia madre, orizzonte D. Il suolo è un reticolo di vie, alcune a noi visibili, altre solo comprensibili. Miliardi di cicli di vita animano queste connessioni interagendo su reazioni chimiche per rigenerarsi costantemente. L’equilibrio che trasforma in fertile la terra non è precario, gode di flessibilità e di organizzazioni in grado di ammortizzare gli eccessi. Fondamentale che sia strabordante di vita. La sostanza organica di un suolo ospita elementi fondamentali quali il carbonio, il fosforo, l’azoto e lo zolfo. La biodiversità è assicurata rigogliosa in terra bruna, di marrone intenso, dove chi ha la fortuna di prenderla tra le mani è certamente circondato da piante floride. La componente mineraria del suolo emerge dalla roccia madre; nostro compito è conservare la materia organica superficiale, dove avviene la meraviglia, e sostenere e tutelare il suo continuo rinnovarsi.
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