Ossigeno #9

La fiducia è un sentimento positivo, accordato a se stessi o al prossimo in virtù di competenza e affinità con i propri obiettivi e valori. Una valutazione istintiva o ponderata, attraverso cui si creano i legami. La fiducia è un carattere fondante le relazioni, e ogni crisi di questa affinità può trovare risposta nella verità. Le soluzioni più semplici sono le migliori, perché vanno dritte vanno al nocciolo della questione e, parlando di fiducia, l’elemento-chiave è l’aderenza tra fatti e parole, è condivisione di risultati per esigenze comuni. All’inizio del 2021 la fiducia è una delle monete più rare a livello globale; lo evidenzia la Edelman, con il suo ventunesimo sondaggio planetario sull’affinità tra le popolazioni dei cinque continenti e le istituzioni pubbliche e private: governi, media, ONG e aziende. L’Edelman Trust Barometer 2021 rileva come la fiducia sia ai minimi storici, e quello che le persone cercano lo si può riassumere in una parola, verità, nella logica di scelta delle emergenze da affrontare e nell’informazione. Su un campione rappresentativo della popolazione mondiale, è dal 2001 che annualmente Edelman compie sondaggi sulla fiducia delle persone. Ogni anno un’evidenza nuova, un riferimento, un valore o un’emergenza, a guidare l’opinione pubblica nel giudizio verso le istituzioni. Il 2001 fu l’anno dell’influenza delle ONG; nel 2007 le aziende superarono governi e media in termini di credibilità; dal 2014 nuovi valori iniziarono a determinare sfiducia verso istituzioni poco competenti o sorde alle nuove istanze sociali. Il Trust Barometer 2021 definisce i perché del calo senza precedenti della fiducia verso le istituzioni, individua le soluzioni e inquadra un’altra epidemia contestuale al Covid-19: quella dell’igiene dell’informazione. Nel quadro presentato, solo le aziende raccolgono giudizi positivi in entrambi i parametri di eticità e di competenza; e in assenza di riferimenti istituzionali, a loro si appellano i cittadini per guidare il futuro sulle sfide attese, operando con una prospettiva di lungo termine e un diverso approccio al concetto di “profitto”. La terza decade del millennio nasce nel segno di quattro scosse capaci di attraversare l’intero globo e aggiornare i valori della fiducia: l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, la crisi economica di ordine globale, le ribellioni al razzismo sistemico, la diffusa instabilità politica. Davanti ai fatti storici, tre sono le evidenze sociali rilevate: un’epidemia di disinformazione, sfiducia nelle istituzioni sociali e nei leader di tutto il mondo. I primi sei mesi dell’anno 2020 hanno costituito una bolla positiva per i governi. La prima risposta all’emergenza Covid ha visto una generalizzata crescita degli indici di fiducia, salvo poi tornare a precipitare nel secondo semestre. In una scala da 1 a 100, la fiducia porta ovunque segno negativo: governi -8; media -6; ONG -6; aziende -3. La fiducia viene dunque rilevata attraverso due ordini di indagine: etico e di competenza. Sull’asse orizzontale del piano cartesiano stendiamo la competenza, misurata con indici da -50 a +50. Solo le aziende, il cui valore si attesta a +14, portano segno positivo. A seguire: ONG -5, media -19, governi -34. Sull’asse verticale, da -35 a +35 muove l’eticità. ONG, con +16, e aziende, con +5, le uniche positive; in negativo, media con -3 e governi con -10, così come avviene sull’asse orizzontale. Se il riconoscimento di una maggior competenza è riservato alle istituzioni del business, recente è il credito per quanto riguarda l’etica. A determinare questa posizione sono stati, nell’ultimo anno, i risultati conseguiti dalle aziende per quanto riguarda la tutela dell’informazione di qualità, l’impiego di pratiche sostenibili, la risposta per la sicurezza e la salute durante la pandemia, il guidare l’economia verso la prosperità e il pensare a lungo termine, oltre i profitti del breve periodo. Così, alle aziende i cittadini chiedono quello che era atteso da governi e media: l’86 per cento degli intervistati si aspetta interventi pubblici dei CEO sull’impatto del Covid-19, sull’automazione del lavoro, sui problemi sociali e di comunità. All’area business del pianeta viene riconosciuta e richiesta attenzione anche su campi trasversali, nell’ottica di una più ampia visione del concetto di “profitto”. Per il 68 per cento del campione, i CEO dovrebbero intervenire sui problemi di ordine sociale quando i governi latitano; per il 66 per cento dovrebbero guidare il cambiamento; per il 65 per cento dovrebbero essere responsabili verso i consumatori, e non esclusivamente verso i consigli di amministrazione o gli stakeholders. La via della credibilità delle aziende è indicata dalle istanze raccolte: farsi responsabili della qualità delle informazioni, assicurando dati affidabili ai dipendenti e, di riflesso, alla comunità. Il fallimento dell’informazione è un capitolo importante del report, all’interno del quale si parla proprio di igiene – e quindi di sporcizia. La fiducia verso i media è ai minimi storici, sotto soglia 60100 per tutti e quattro i protagonisti indagati: motori di ricerca (56), media tradizionali (53), media di proprietà (41) e social network (35). Per il 59 per cento della popolazione i giornalisti mistificano con informazioni false/incomplete o esagerazioni; la stessa percentuale definisce “non credibili” i 139

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