Grazie alla concessione da parte della città della cima della collina, infatti, questa rinasce come orto e frutteto cittadino, e al contempo viene lì preservato quello che era il campo da gioco dell’Atlanta Black Crackers, squadra locale che giocava nella Negro Southern League tra il 1920 e il 1951. L’intreccio tra presente e passato, come tra agricoltura e politica, è oggi come mai fitto quanto la selva che gli fa da quinta architettonica. Sulla stessa linea d’onda è la Gratitude Botanical Farm, un’oasi verde in un’area a prevalenza afroamericana afflitta da crimine e povertà, dove i giovani del quartiere trovano riscatto nella rinascita e combattono il fenomeno dilagante del food desert. Il 5 Points MARTA Garden è invece un esempio di agricoltura dove meno te la aspetteresti. La fattoria sorge sul tetto della grande stazione metropolitana dalla quale prende il nome. Il principio del riciclaggio come essenziale alla costruzione dell’orto urbano è qui soddisfatto dal riutilizzo di abbeveratoi per cavalli come contenitori di singoli piccoli lotti di terra, che vengono concessi su richiesta ai cittadini del quartiere e non. Ma il progetto più ambizioso è forse quello della foresta urbana del Brown Mill, prima comunità appartenente a Urban Food Forest e modello di un nuovo concetto di parco cittadino. Sorta dalle ceneri di una fattoria i cui proprietari solevano lasciare la produzione in eccesso a disposizione dei vicini, il progetto di recupero della foresta di Brown Mill prende le mosse da questo atto di generosità verso la comunità e si basa su un progetto ambizioso, che prevede il restauro della foresta alluvionale pedemontana con focus sul recupero dell’habitat, della fauna selvatica e sulla produzione di cibo. Dalla tutela degli alberi protetti, come quelli di noce pecan, alla creazione dei giardini di fiori che supportano le colonie di api, tutto mira alla creazione di equilibri: tra il selvatico e l’antropizzato, il bisogno del singolo e quello della comunità, gli errori del passato e le ammende del presente. Laboratori comunitari e di resilienza, perché la storia della capitale dello Stato della Georgia è un alternarsi ininterrotto di opposti: disperazione e fede, morte e rinascita, schiavismo e liberazione, rassegnazione e lotta, segregazione e solidarietà, desertificazione e abbondanza, crisi e prosperità. Su tutto, il sigillo della fenice e il motto della città: Resurgens. 151
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