Ossigeno #9

Evangelizzare è un verbo autorevole, di buon auspicio e con un preciso significato: annunciare una buona notizia, una vittoria. Un termine che si impone orizzonti diversi rispetto a quelli osservati quotidianamente, difficilmente trascinabile nello straparlato e che trova vie nuove per il suo senso. Non deve sorprendere se questo verbo, nella sua intima accezione, prende spazio nei ranghi di un’azienda quando questa trova il perché di un profitto ulteriore al conto economico: un impatto positivo sulla comunità attraverso un qualunque aspetto, purché vincente per tutti. Così, Ynzo van Zanten è brand evangelist del perché una cioccolata senza schiavitù aggiunta e del percome cambiare la rotta del rispetto dei diritti. �uesto è il lavoro di Ynzo van Zanten, brand evangelist olandese di Tony’s Chocolonely, la tavoletta di cioccolato che ha avuto l’ambizione di portare in giro per il mondo un valore etico importante tanto quanto il gusto: una produzione al 100 per cento slavefree. Senza schiavi. I numeri restituiscono la portata dell’impresa. In Nord Europa, tra Germania, Belgio e Olanda, secondo l’Eurostat si concentra oltre il 40 per cento della produzione di cioccolato europea. Cioccolato che non può fare a meno della sua materia prima, le fave di cacao, che – stando agli ultimi dati forniti dalle Nazioni Unite – vengono importate in particolare dall’Africa subsahariana: Costa d’Avorio in testa, con oltre 1 milione 400 mila tonnellate l’anno, poi Ghana (835 mila tonnellate), Nigeria (367 mila), Camerun (275 mila) e a seguire tutte le altre, tra Sud America e Asia, dove l’Indonesia spicca per le sue 777 mila tonnellate l’anno. Paesi in cui la schiavitù è un fenomeno nient’affatto superato. E coinvolge e stritola nei suoi ingranaggi in particolare i bambini. È questo il messaggio e la storia di cui Ynzo van Zanten parla nei suoi discorsi che, prima della pandemia, portava in tutto il mondo. Non solo le famose Conferenze TEDx, ma anche quelle organizzate da South by Southwest, gli eventi promossi da Sustainable Brands, oltre le interviste a media internazionali che ospitano angoli etici e di cultura, come la CNN. Una delle figure di rappresentanza di un’azienda, chiamata dalla CNN per parlare di diritti umani. Ecco il cambio di passo dei tempi, dove si trovano le fonti credibili per il bene di tutti. Imprese e ideatori di illuminanti ruoli aziendali che cambiano il tiro. Obiettivo dell’evangelizzazione è informare e coinvolgere, far emergere la verità e dare esempio sul corretto intervenire. La bibliografia da cui deriva l’impegno e il vangelo di Tony’s Chocolonely è ormai vasta, dai numeri sulle maggiori nazioni esportatrici delle fave di cacao stilati annualmente dalla FAO, al protocollo Harkin-Engel, sottoscritto nel 2001 da tutte le maggiori marche di cioccolato per regolamentare il settore e raggiungere l’obiettivo della messa al bando della manodopera minorile nelle piantagioni di cacao entro il 2005. Un protocollo sottoscritto, ma puntualmente ignorato proprio a quelle latitudini in cui una sua applicazione avrebbe potuto fare la differenza, come racconta Ynzo nei suoi discorsi. Le piantagioni africane erano infatti talmente lontane da sparire dai radar e da sfuggire a qualsiasi controllo, all’insegna del banalissimo occhio non vede, cuore non duole. Tanto da condurre a una velata, ma neanche troppo, ammissione di colpa collettiva. La World Cocoa Foundation, che riunisce i maggiori produttori di cioccolato del mondo, è stata costretta a spostare il suo obiettivo. Di quanto? Più o meno vent’anni. La nuova scadenza dell’impegno preso dall’organizzazione è il 2025. Anche per questo, la missione di Ynzo ha visto un’ascesa irresistibile. Dalla prima tavoletta confezionata nel 2005, in poco più di quindici anni Tony’s Chocolonely ha rosicchiato il vantaggio di tutti i concorrenti e si è affermata in Olanda come la cioccolata numero uno del paese. B Corp certificata, testualmente azienda che «sceglie volontariamente e formalmente di produrre contemporaneamente benefìci di carattere sociale e ambientale, mentre raggiunge i propri risultati di profitto». «Ammetto che non è esattamente una passeggiata – dice Ynzo tra un webinar online e il progetto di un nuovo viaggio, ora che le frontiere cominciano a riaprirsi e tornerà a macinare miglia da frequent flyer – ma è impagabile per noi poter dimostrare che puoi essere finanziariamente vincente anche facendoti carico di una precisa responsabilità etica interna alla catena del valore. Difficile, per noi, non può e non deve significare impossibile». «Crediamo fermamente che la combinazione di cinque specifici punti-cardine nella fornitura rappresenti la chiave per ottenere una cioccolata libera dalla schiavitù su scala mondiale: la tracciabilità delle fave di cacao, una remunerazione equa per il coltivatore (il cosiddetto prezzo di riferimento per un reddito dignitoso), la costruzione di relazioni di fornitura a lungo termine, supportando i coltivatori nel potenziamento della loro produttività e della qualità delle fave di cacao, e infine, e non certo per importanza, la solidità dei coltivatori stessi. Tutti andamenti consultabili nella nostra relazione di 21

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