23 sostenibilità annuale, che abbiamo sempre cura di rendere disponibile online». Il buon esempio di questo percorso è una tavoletta di cioccolata datata 2005, quando il marchio mise in commercio cinquemila barrette prodotte secondo un metodo di lavorazione di carattere equo e solidale. �uesta la risposta di Tony’s Chocolonely a un mercato che non riconosceva l’esigenza del slave-free. Posto che siete leader del mercato nei Paesi Bassi e in espansione sul mercato mondiale, qual è la parte difficile di cui parli? La nostra rapida ascesa è una dimostrazione del fatto che le persone sono realmente motivate verso il cambiamento positivo, nell’industria cioccolatiera come in mille altri campi. Ma nonostante siamo presenti in trenta nazioni, con uffici in America, in Inghilterra, in Germania e in Austria, oltre che in Olanda, la grande sfida per noi resta sempre la stessa: riuscire a creare la consapevolezza necessaria su quella che è ancora l’amara realtà dell’industria, e dunque fare in modo che anche gli altri marchi possano effettuare una necessaria inversione di rotta. Il vostro è un esempio pratico luminoso, come è luminosa la teoria di Kate Raworth – docente a Oxford e a Cambridge – sulla cosiddetta Economia della Ciambella, un paradigma di sviluppo per il ventunesimo secolo che promuove la prosperità, più che la sola crescita… Assolutamente sì – e Kate è stata nostra graditissima speaker durante la nostra scorsa fiera annuale. Una crescita in nome della sola crescita semplicemente non ha senso, per un pianeta dalle risorse limitate. La crescita può avvenire solo in nome di un impatto positivo, e una base imprenditoriale etica è cruciale, nell’ottica dell’impostazione per un sistema più equo, più diversificato, più inclusivo, più giusto. In definitiva, per Tony’s Chocolonely individuare un valore rappresenta un profitto che va oltre il profitto, su un piano simbolico – penso all’inaugurazione della vostra nuova sede nel cuore del porto di Amsterdam, dove in passato approdavano proprio le imbarcazioni cariche di schiavi – oltre che concreto. Certo. Nella nostra nuova cioccolateria, in un palazzo storico di Amsterdam, ci occupiamo attivamente di informare sulla storia che connota quella sede. Il successo economico non può essere un fine in sé; piuttosto, lo adoperiamo come mezzo per raggiungere un fine. Nel nostro caso, il fine è cristallino: cioccolata 100 per cento libera dalla schiavitù su scala mondiale. Chi vi supporta nel vostro cammino? Mi viene da pensare a un team di Umpa-Lumpa con un’alta eticità, che lavorano per un Willy Wonka con un altrettanto alto senso etico… Pharrell Williams è un grande supporter della nostra missione, così come lo è Idris Elba. Ma mi urge apportare una piccola correzione: benché ci siano un sacco di similitudini tra noi, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, non possiamo assolutamente includere fra queste gli Umpa-Lumpa. (Errore mio: anche gli Umpa-Lumpa, sotto le divise scintillanti e le ipnotiche coreografie, restano schiavi di Mr. Wonka, NdR).
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