Immaginiamo due città, separate da un magnifico fiume e unite dall’esigenza di svilupparsi scambiando beni e ampliando le proprie conoscenze. Costruire un ponte per congiungerle significa stabilire il primo contatto; edificarne un altro rende più snella l’interazione. Realizzare collegamenti soddisfa l’esigenza primaria, e nel corso del tempo nuove scoperte concorrono a superare la distanza: invece di attraversare il fiume si può fare una telefonata, inviare una mail e, un domani, nuovi percorsi nasceranno grazie all’aggiornamento tecnologico, di pensiero e di necessità. L’esempio sopra vive di praticità, e allo stesso modo funziona la morale: modello pratico di comportamento con cui le persone agiscono per tutelare il valore fondante della loro comunità, l’esigenza intorno cui si sono strette, dando così via alla loro società. Volendo individuare un valore assoluto cui tende l’azione di ogni civiltà, tutto potrebbe condurre al rispetto: del prossimo perché simile nelle necessità, dell’ambiente di vita, di chi, a vario titolo, ha reso possibile il tutto. Nell’interpretazione di questo valore, ciò che ha differenziato le civiltà è stato innanzitutto il concetto di “prossimo”: di quanti e quali esseri viventi vengono considerati meritevoli delle attenzioni del valore fondante. Nel corso dei secoli gli scenari sono enormemente cambiati: il rispetto dell’ambiente, per esempio, trovava nelle primordiali tribù una radice divina, che si manifestava con una morale di tutela e venerazione della natura e delle sue espressioni. Oggi il medesimo rispetto verso l’ambiente ha una differente concezione, è frutto di un’emergenza, di una conoscenza che ha suggerito un cambio di passo della morale. E se venti anni fa gettare il filtro della sigaretta a terra era la naturale conseguenza dell’ultimo tiro, oggi questo gesto è deplorevole e condannato grazie alla morale e alla sua aggiornata consapevolezza. Se osserviamo i diritti umani, il discorso viaggia sugli analoghi binari. Pensiamo alla schiavitù, fino a 157 anni fa ancora riconosciuta da nazioni degli Stati Uniti d’America, schiavitù che per millenni ha caratterizzato nutrite classi sociali. Il giudizio di immoralità lo diamo ora che la conoscenza del prossimo e delle sue esigenze sta abolendo ogni forma di discriminazione e di privazione autoritaria della libertà altrui. La morale è dunque mutevole: usi e costumi diventano tradizioni, incontrano nuova conoscenza, aggiornano il punto di vista e migliorano la strategia. Le società evolvono quando sono nelle condizioni di ampliare l’osservazione, di raccogliere nuovi dati che inevitabilmente aiutano a individuare benefici e sfide del futuro. Come nei videogiochi di strategia, quando con l’esplorazione si porta luce su zone d’ombra e la mappa a disposizione si arricchisce di ulteriori elementi. La morale ha il dovere pratico di rimanere fedele a se stessa per tramandare il valore iniziale e soddisfarne l’esigenza; contemporaneamente è l’unica che può, attraverso l’esempio, aggiornare l’opinione collettiva, a differenza del moralismo che la paralizza. La morale cambia sulle vie del rispetto e alla luce delle conoscenze raggiunte per esercitare il valore fondante. Nozioni e competenze che ampliano il campo visivo e aggiornano le risorse a disposizione e la priorità delle esigenze. 29
RkJQdWJsaXNoZXIy NDUzNDc=