Ossigeno #9

60 interludio breviario etico anti-ipocrita Il rispetto è etica | La tolleranza è anestetico La comunità è etica | Il luogo comune è anestetico Il decoro è etica | La decorazione è cosmetica Il pensiero è etica | L’opinione è anestetico La comprensione è etica | L’integrazione è anestetico Prometeo è etica | Narciso è cosmetica L’ecologia è etica | L’ego-logia è cosmetica La memoria è etica | La nostalgia è anestetico L’altruismo è etica | Il benaltrismo è anestetico L’immersione è etica | La mostra immersiva è cosmetica L’accoglienza è etica | L’accettazione è anestetico L’ironia è etica | Il sarcasmo è cosmetica #wikilove è etica | #cancelculture è anestetico L’allegoria è etica | La didascalia è cosmetica Lo ius soli è etica | Lo ius sanguinis è anestetico Esporsi è etica | Mettersi in mostra è cosmetica Il distanziamento fisico è etica | Il distanziamento sociale è anestetico Le pari opportunità è etica | Le quote rosa è cosmetica Il futuro come pensiero è etica | Il futuro come procedura è anestetico Il diritto di asilo è etica | Il permesso di soggiorno è anestetico Il progresso è etica | Lo sviluppo è cosmetica La cura è etica | La curatela è cosmetica Nessuno escluso è etica | Non sono [razzista-omofobo-misogino] ma è anestetico antiumano. track #02 pose assolute (feat. la agrado) Nel racconto dell’umanità c’è stato un tempo in cui l’alfabetizzazione era un privilegio, e l’arte un luminoso strumento per tramandare un codice comportamentale a partire dall’uomo, da un modo umano di saper stare al mondo. Un tempo lungo diciannove secoli in cui l’arte è stata l’unica e la più immaginifica insegnante, messa in cattedra dal potere centrale, che fosse lo stato o la chiesa. Un tempo scalfito per un attimo dal rigore spoglio del Protestantesimo, ma risvegliato con ancor più potenza dallo splendore del Rinascimento – perché non c’è mai stato un rinascimento politico e sociale che non sia stato anche artistico e culturale. Un tempo costellato da capolavori senza tempo, perché le grandi questioni dell’umanità sono granitiche rispetto al fluire del tempo e alle acquisizioni (più o meno etiche) del progresso: vita e morte, libertà, amore e fratellanza, dignità, uguaglianza, lavoro, il rapporto con se stessi, il rapporto con la natura. Tutto ciò che ne deriva – smarrimento, classismo, verticalismo, predazione dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente, autoritarismo, tortura vivisezione e pena di morte, aborto, eutanasia; i porti chiusi, tanto quanto le menti; le lotte per i diritti LGBTQ+, con persone ancora oggi giustiziate, e per la parificazione di genere, con donne ancora oggi infibulate e lapidate, in un’Italia in cui il delitto d’onore non è stato abrogato che nel 1981; la libertà di parola e l’abusare di essa, con l’odio sdoganato in nome di una democrazia fraintesa, sfuggitaci di mano – sono sclerosi multiple dei grandi valori etici, che si acutizzano di pari passo con il crescere negli anni della complessità sociale. Le grandi questioni etiche sono le grandi questioni culturali, che l’arte ha saputo individuare, cristallizzare e tramandare attraverso i tÒpoi: motivi ricorrenti, pose assolute, che si adattano alla forma degli stili e dei linguaggi ma che restano incontaminati nella loro sostanza, fertili per chi vuole mettersi in ascolto dell’immagine e renderla riflessione sull’umano, renderla esperienza, renderla azione, renderla viva. C’è il tòpos della Vesperbild, la Pietà – dal ciclo scolpito da Michelangelo (1499 - 1564), a Van Gogh (1890), a Bill Viola (2016) – che cristallizza la Madonna con in grembo il corpo esanime del Figlio, invocando compassione. C’è il tòpos della Vanitas, indagato da Holbein il Giovane (1533), da Caravaggio (1596) da Damien Hirst (2007), una natura morta accompagnata da allegorie sulla caducità della vita – un frutto

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