74 sola rappresentazione di una bellezza stereotipata e dare voce alla diversità, magnificando attraverso il gesto artistico l’estetica del brutto, la poesia dell’incompiuto, la santità del diverso, l’etica che esiste nello scandalo come quella voce fuori da un coro che sa solo belare. Per questo l’opera d’arte contemporanea è un’opera senza paura, sgraziata e disgraziata, ma che proprio in virtù di questo suo disgraziato essere contiene il più autentico soffio di grazia, come certi film del Neorealismo italiano la cui bellezza lirica sta nella miseria. In definitiva, abbracciando la tematizzazione estetica di Adorno, l’opera d’arte contemporanea è un’opera visionaria e coraggiosa. Essere contro, resistere all’inaridimento e pretendere riflessione, per favorire lo sviluppo del pensiero critico. Essere contro, immaginare strade alternative attraverso l’arte, per essere etica. (È arte di protesta? No. È molto di più. È arte, alleanza tra cultura e immaginazione. Ed è la più grande linea di difesa dell’umanità). interludio jam session «La bellezza sarà convulsa, o non sarà». - André Breton, Nadja, 1928 «Avete fatto voi questo orrore, Maestro?» «No, l’avete fatto voi». - Pablo Picasso in risposta al gerarca nazista Otto Abetz, che osservava una fotografia di Guernica, 1937 «Il tuo diploma in fallimento è una laurea per reagire». - Afterhours, Non è per sempre, 1999 «Ecco che essi ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece, Gennariello». - Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, 1976 track #05 unheimlich schön (feat. romeo castellucci) La mia amatissima nonna – ottantasei anni e non sentirli, per come è sempre bellissima e iperdinamica – quando le chiedono cosa faccio, risponde: «Lavora nelle belle arti». Chiaramente scuola platonica. Art must be beautiful, artist must be beautiful, ripete ossessivamente Marina Abramović in una performance storica del 1975, per un quarto d’ora estenuante, dapprima flautata, poi sempre più furiosa, mettendo in atto la stessa climax nel pettinarsi i capelli fino a farsi male. Fino a farci male, coinvolgendoci nella sua richiesta disperata del senso della bellezza in rapporto allo spirito del tempo. Perché non servono più le belle arti per come le intendono Platone e mia nonna, non serve più una bellezza la cui unica funzione sia la contemplazione statica e sterile; a quello ci pensa già la lobotomizzazione di massa perpetrata dall’industria mediatica. In risposta a una complessità sociale basata sulla difesa dell’orticello, la bellezza contemporanea nell’arte è, deve essere, dinamica, deve ferire per svegliare. La perla nasce dalla malattia della conchiglia, scrisse Karl Jaspers. Per essere etica, l’estetica nell’arte contemporanea deve essere unheimlich schön, bellezza turbativa, mutuata dal saggio di Sigmund Freud del 1919 Das Unheimliche, sul perturbante: una sensibilità che cominciava ad affacciarsi nell’estetica e nella letteratura e che, per il padre della psicanalisi, ha la fondamentale funzione di risvegliare la parte inconscia dell’uomo, quella che chiama alla responsabilità di fronte a se stessi e all’umanità. �uella che impone di non girarsi dall’altra parte, così come l’arte, attraverso soggetti disturbanti, chiede ai suoi fruitori di non girarsi dall’altra parte nell’incontrare una bellezza più umana che mai: la bellezza dell’altro da sé, dell’altro dallo stereotipo. Il perturbante freudiano è legato alla categoria estetica ottocentesca del sublime: sub-limen, al limite, sulla soglia. Gli artisti si prendono la libertà di oltrepassarla, quella soglia, e diventano problematizzatori, aprendo questioni altrimenti ridotte al silenzio attraverso una nuova estetica, lontana dalla decorazione: l’estetica del perturbante, del disagio, dell’incompiuto, del diverso, dello scarto.
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