82 di rispetto, nel disprezzo e nell’odio diffuso verso tutto quello che non viene ratificato dal timbro di conferma al conforme: «�uesto è quello che accade a una cultura quando non gliene frega più niente dell’arte». «Abbiamo un occhio di attenzione anche per i nostri artisti, che ci fanno tanto divertire e appassionare» - Giuseppe Conte, 14 05 2020, prima ondata pandemica vs. «Gli eventi culturali sono di estrema importanza per la nostra vita, perché nell’interazione tra gli artisti e il loro pubblico si creano prospettive completamente nuove sulla realtà. Ci confrontiamo con le emozioni, sviluppiamo nuovi pensieri, comprendiamo meglio il passato e possiamo anche guardare al futuro in un modo completamente nuovo» - Angela Merkel, 09 05 2020, prima ondata pandemica Tu da che parte stai? La retorica caustica del lupo di Wall Street, 100% performante 100% vincente 100% di facciata, fomentata dai social networks che trasformano la vita in vetrina dove esporre la mercanzia più attraente, ha del totalitario, e il totalitario è il regime del pensiero unico. L’imperativo a divertirsi, confuso per felicità, fossilizza l’individuo sul consumare la vita più che viverla, quando non ci si propone la cura di indagare la potente poesia e l’insegnamento che può venire dal senso della perdita, del fallimento – Pasolini docet – da metabolizzare e tradurre nella forza della ripresa. «La società di massa non vuole cultura, ma svago», scriveva nel 1961 Hannah Arendt. È chiaro che per i vertici la facilità nel governare è infinitamente maggiore se rivolta verso una massa omologata, superficiale e facilmente influenzabile; per questo è molto più comodo mettere l’arte al silenzio e schiacciare la cultura, la sua funzione e la sua percezione alla sola dimensione dell’intrattenimento, dello svago, della deresponsabilizzazione, complici sedicenti artisti che barattano l’etica con un raffinato rinfresco al vernissage. Ma l’artista – che non è, con il dovuto rispetto, il vetrinista – ha il sacrosanto diritto di essere maleducato, cane sciolto, cortocircuito, scheggia impazzita, quando il sistema politico e valoriale è al collasso; sa prevedere dove nessuno vede, deve fare esplodere le contraddizioni quando l’etica è in pericolo, non rifare loro il trucco per renderle gradevoli. L’artista non potrà mai chiedere garbatamente «A che ora è la rivoluzione, signora? Come si deve venire, già mangiati?», come faceva un laconico Vittorio Gassman a Stefania Sandrelli in La terrazza di Ettore Scola (1980). La rivoluzione non può essere regolamentata, l’arte non può essere regolamentata. Tanto più che la logica politica difficilmente può applicarsi a quella artistica, mentre è vero e brillantemente dimostrato il contrario (un’evidenza che, peraltro, molti grandi industriali illuminati come Adriano Olivetti hanno capito e attuato, nel farsi guidare dall’arte): Edi Rama – attuale primo ministro albanese, professione: artista – sta guidando la sua nazione verso la rinascita, dando valore al pensiero laterale e alla creatività come risorsa. Giulio Carlo Argan – sindaco di Roma dal 1976 al 1979, professione: critico d’arte – difese l’ambiente e la riqualificazione della città, di concerto con l’illuminato urbanista Antonio Cederna. Andrea Cusumano – assessore alla cultura di Palermo dal 2014 al 2018, professione: artista – sotto la sua egida ha reso il capoluogo siciliano crocevia internazionale dell’arte, costantemente attento a mettere in luce la bellezza della convivenza tra i popoli che a Palermo regna. Tu da che parte stai? Perché c’è sempre una parte da cui stare, c’è sempre una posizione da assumere, per assumersi la responsabilità di essere umani in senso etico, non solo uomini in senso biologico. L’arte e la cultura sono la nostra più splendida, più potente risorsa. E quando la likeability diventa meccanismo di potere, la posizione più etica da prendere è stare contro, è stare fuori, ma non potrà mai, mai, essere l’indifferenza (bandiera grigia della non-differenza). interludio odio gli indifferenti «Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà vs.
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