156 157 Ci hanno insegnato a riconoscere la condivisione nelle masse. Nelle piazze brulicanti, negli stadi, nei cortei, in blocchi compatti che riempiono il campo visivo fino a far sparire l’orizzonte. Ci hanno insegnato che quando i corpi si addensano nasce una comunità, che la vicinanza è una forma di appartenenza, che la simultaneità è già relazione. Ma le fotografie di Masses, il progetto di Angelo Del Negro che attraversa come un controcanto questo numero di Ossigeno, incrinano questa certezza. A ben guardare, dove crediamo di vedere un insieme, scopriamo una somma. Dove immaginiamo un tessuto, schizzano atomi. Dove pensiamo di riconoscere un gesto collettivo, ci troviamo di fronte a una moltitudine di assoli. Spazi saturi di corpi, che si sfiorano senza toccarsi. Luoghi pubblici come campi di tensione solcati da linee di fuga che separano anziché unire, che propagandano condivisione e invece, a ben guardare, parlano di divisione. Sono immagini che la condivisione non la fotografano: la interrogano. Perché quelle masse non sono mai davvero una. Perché in quelle masse la condivisione è sospesa. È tra le pieghe di questo stand-by che Masses, allora, diventa il fondale perfetto per questo numero di Ossigeno – perché le immagini sono sempre state il luogo privilegiato del racconto collettivo, ma nel contemporaneo viviamo immersi in flussi visivi continui. Attraverso le immagini le masse diventano pubblico, il pubblico diventa traffico, il traffico diventa valore da monetizzare. È in questo passaggio silenzioso che qualcosa si perde: il tempo necessario perché uno sguardo diventi relazione, perché una presenza si faccia ascolto, perché uno spazio possa dirsi davvero comune. Nel succedersi di queste pagine, le tavole di Masses congelano simultaneità – la superficie della condivisione; ma i testi raccontano legame, l’essenza della condivisione. Fiumi di corpi mascherati, alienati, fuori fuoco, la cui corrente si disperde in un ammasso di traiettorie individuali – in piazza, in file transennate, al mercato e sul mercato – accanto al fiume di Andreas Weber, quello scorrere originario che fa di tutte le vite un unico corpo fluido. Una qualche spiaggia ipersatura di colore, giostre e corpi che separano il cemento dall’oceano, per vendere intrattenimento a tutti i costi – e un paradigma, quello Nature Positive, che rimpasta quei colori con la responsabilità di un intrattenimento condiviso tra educazione, istituzioni e ambiente. Riprese dall’alto, cromie più fredde, corpi ridotti a puntini che brulicano, in composizioni quasi entomologiche – e un saggio, quello di William Charles, sui limiti del volontarismo, perché senza supporto attivo la massa non è nient’altro che sciame. E quando lo stadio contiene automatismi di braccia tese, e quando le braccia diventano protesi per una levata di telefonini che fanno dello sguardo uno schermo, Ventura ci ricorda che non basta un gesto, tantomeno quello automatico dello sharing, per mettere in atto la condivisione. Occorre fare comunità, riconoscerci non perché siamo nello stesso spazio, ma perché siamo propensi a costruirne uno comune. Forse è per questo che Masses non accompagna questo numero sulla condivisione come una semplice sequenza da consumare, ma come una soglia da attraversare, per potere avere finalmente libera e chiara la visuale. Guarda, ma poi sappi leggere, perché la vera condivisione nasce quando lo sguardo diventa cura. Occorre attraversare la superficie, darsi il giusto tempo che non è quello di un reel, avere il coraggio e la volontà di mettere in questione ciò che ci viene venduto come dato, sapere interpretare. È dentro le voci che interrogano la condivisione da prospettive diverse – la filosofia, l’economia, la pedagogia, scienza e tecnica, e l’arte contemporanea – che ciò che in Masses appare diviso, torna a pensarsi comune. Guardare non basta, per parlare di condivisione. A ben guardare, occorre leggere. La rinascita, forse, appartiene a chi ha la pazienza di osservare davvero questi istanti congelati nel tempo – a chi sa riconoscere in un dettaglio, in un movimento, in un volto che procede controcorrente, qualcosa che affiora, che si distingue, che riesce a resistere, anche nelle masse. – Angelo Del Negro, dalla sinossi di Masses, 2022 A ben guardare. Masses di Angelo Del Negro
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