Ossigeno #13

32 33 Rigenerare il clima, dal suolo in su Nel 2015, un nuovo filo è stato intessuto nella trama del Biotic Pump Greening Group. Ancora una volta fu Antonio Nobre a fare da tessitore, proprio come nel 2004, quando invitò Victor Gorshkov e Anastassia Makarieva a studiare l’Amazzonia. In questo caso, però, a catturare la sua attenzione non fu un modello teorico, ma un approccio pratico alla gestione del territorio: l’Agricoltura Sintropica, sistema agroforestale rigenerativo sviluppato dall’agricoltore e genetista svizzero Ernst Götsch, attraverso un approccio che mira non solo a replicare la struttura delle foreste, ma anche la loro complessità funzionale. Attraverso scambi continui con Felipe Pasini e con me, in quanto operatori esperti e collaboratori di lunga data di Ernst Götsch, il gruppo ha così acquisito anche conoscenze sul campo e quadri pratici per tradurre la fisica della Pompa Biotica in strategie implementate a partire dal territorio. Nel 2019, Felipe e io siamo dunque ufficialmente entrati a fare parte del team, sancendo un’alleanza più profonda tra scienza ecologica avanguardistica e pratiche di rigenerazione. Una integrazione fondamentale, perché l’attivazione della Pompa Biotica non implica semplicemente l’aumento della copertura forestale. Il rimboschimento privo di coerenza ecologica – in particolare, attraverso la pratica diffusa di monocolture a crescita rapida – ha spesso condotto a scarsi tassi di sopravvivenza, al dissesto degli ecosistemi e, in alcuni casi, a un un ulteriore squilibrio dei cicli idrologici locali. I sistemi sintropici, invece, si fondano sui principi ecologici della stratificazione (l’organizzazione delle species in strati funzionali) e della successione naturale (la progressione delle comunità vegetali nel tempo). Tale complessità verticale determina la creazione di microclimi multipli e di differenziali di pressione che migliorano la circolazione dell’aria, mentre le dinamiche temporali favoriscono la rigenerazione verso sistemi maturi, in grado di attivare correttamente la Pompa Biotica. �uesta prospettiva integrata traina oggi i progetti del gruppo in ambienti eterogenei e impegnativi, dai paesaggi aridi dell’Arabia Saudita ai vigneti francesi sottoposti a stress climatico. Combinando la diagnostica climatica, l’idrologia del paesaggio e la progettazione sintropica, il team ha sviluppato strategie di utilizzo del suolo che consentono di recuperarne le funzioni ecosistemiche, sia attraverso il rimboschimento su larga scala, sia attraverso il miglioramento della resilienza climatica dei sistemi produttivi. Mentre la Teoria della Pompa Biotica fornisce dunque le basi scientifiche per mantenere intatte le foreste, l’Agricoltura Sintropica supporta questa esigenza con un piano pratico per rigenerare, attraverso la coltivazione, i terreni impoveriti. Grazie alla riforestazione produttiva, la pressione esercitata per convertire foreste naturali in terreni coltivabili non appare più come un mero obbligo morale o un sacrificio economico, ma come una scelta rigenerativa che è sia praticabile che auspicabile. Intelligenza a sviluppo verticale Osservate una foresta che rinasce da terreni agricoli abbandonati, e sarete testimoni di un fenomeno che sconfessa radicalmente la nostra logica industriale. Laddove, col passare del tempo, le macchine inevitabilmente si usurano, si danneggiano e si arrugginiscono, i sistemi viventi diventano via via più complessi, efficienti e fertili con il susseguirsi delle stagioni. Ecco la profonda differenza fra entropia e sintropia, fra sistemi che disperdono energia e sistemi che la riorganizzano secondo una complessità sempre maggiore. I motori a vapore industriali sono un ottimo esempio dell’entropia in azione: il combustibile brucia, il calore si disperde, il metallo si logora e ogni ciclo comporta sempre più usura. Il Secondo Principio della Termodinamica governa questo campo con una certezza granitica: l’energia fluirà sempre dallo stato organizzato a quello caotico, dall’utile allo spreco. Ora entrate in una foresta secolare, ed ecco a voi una diversa e affascinante fisica. �ui, la luce solare diffusa si fa legno vivo. Il caos atmosferico si orchestra in pioggia. I singoli microbiomi del suolo danno vita a vaste reti che comunicano lungo chilometri di sistemi radicolari. È la sintropia: un termine coniato per la prima volta dal matematico italiano Luigi Fantappiè nel 1944 e successivamente approfondito, in quanto entropia negativa, da scienziati come il fisico teorico austro-irlandese Erwin Schrödinger e il fisiologo ungherese Szent-Györgyi, per descrivere come i sistemi viventi riescano a conservare e incrementare il loro ordine interno. La foresta opera come una fabbrica in cui i macchinari non solo si mantengono da soli, ma si riprogettano costantemente per divenire più efficienti, più resilienti, più interconnessi. Una foresta primaria tropicale riesce a spostare più acqua sotto forma di vapore lungo un continente, rispetto a quanta il Rio delle Amazzoni ne riesca a trasportare fino al mare, e lo fa mentre al contempo rinfresca il pianeta generando precipitazioni e nutrendo milioni di specie, in una collaborazione di rara armonia. Non è magia. È il risultato di processi di autoregolazione nei quali le singole componenti dissolvono i propri contorni e funzionano come parti interdipendenti di un sistema più ampio e coevoluto. Ogni albero è sia sé stesso, che parte di qualcosa di più grande. Ogni rete di radici è autonoma e al tempo stesso interconnessa. Le foreste sono motori viventi che funzionano con la precisione di un orologio svizzero e la saggezza accumulata in milioni di anni di evoluzione. Le crisi attuali – il collasso climatico, la frammentazione sociale, il dissesto ecologico – non sono altro che la conseguenza di un tentativo di risolvere i problemi del XXI secolo usando il pensiero del XIX. Continuiamo a comportarci come vecchie macchine a vapore che sputano fuliggine, in un mondo che richiede lo splendore verde dell’intelligenza delle foreste.

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