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OSSIGENO

Case history: Masseria Amadeco, Puglia. Rispettare il futuro attraverso la Sintropia

Rispetto del futuro attraverso la tradizione: sulla base dell’Agenda Götsch, i giornalisti Andrade e Pasini analizzano il caso della loro masseria, che in soli due anni e mezzo ha quadruplicato il contenuto di materia organica nel suolo.

di Dayana Andrade, Felipe Pasini

da Dayana Andrade

Argomenti

Dayana Andrade e Felipe Pasini si dedicano allo studio e alla pratica dell’Agricoltura Sintropica dal 2007. Entrambi laureati in Giornalismo, hanno conseguito master e dottorati in Scienze Ambientali e Conservazione. Sono autori del libro Vivere in Sintropia. L’Agricoltura Sintropica di Ernst Götsch (ed. Terra Nuova, 2024). Andrade e Pasini vivono in Puglia dall’autunno 2021, dove mettono in atto i 15 Principi dell’Agenda Götsch nella masseria Amadeco.

 

La storia

La prima volta che siamo entrati in contatto con il suolo portoghese attraverso una zappa, il suono del metallo contro la roccia è riecheggiato fendente. La terra non solo era compatta, come molte incontrate in Brasile, ma anche arida e pietrosa. Ogni località, si sa, possiede una sua unica composizione pedologica. Ma presto ci siamo resi conto che non si trattava soltanto di geologia. Questo suolo era intriso di storia. Una storia di impiego agricolo che trascendeva di gran lunga tutto ciò che avevamo sperimentato in Brasile. Così come illustri musei europei mettono in mostra i retaggi della storia occidentale, i suoli di quella porzione di penisola iberica esibivano i resti delle tante civiltà che avevano solcato quelle terre sin dagli albori della pratica agricola.

Il suddetto episodio si svolse nel 2018, anno in cui ci trasferimmo nel Baixo Alentejo, Portogallo del sud. Muovemmo poi verso la Spagna meridionale prima di stabilirci in Italia, dove ci troviamo dall’autunno 2021. Praticare l’Agricoltura Sintropica in questi luoghi è stato un privilegio che ci ha permesso di applicare in contesti mediterranei tutto ciò che abbiamo imparato da Ernst Götsch. Sebbene il suolo, l’andamento delle precipitazioni e le specie botaniche fossero diversi da quelli a cui eravamo abituati a relazionarci nei tropici, ha giocato a nostro favore il fatto che l’Agricoltura Sintropica non si è mai basata su un’unica ricetta universale. Piuttosto, essa rappresenta una cornice concettuale e fattuale che consente a praticanti provenienti da ogni angolo del mondo di creare agroecosistemi simili in forma, funzione e dinamiche agli ecosistemi naturali originari del luogo cui appartengono.

In regioni con una tradizione agraria e pastorale profondamente radicata, la prima sfida consiste nel riuscire a distinguere quale potrebbe essere l’aspetto del loro ecosistema naturale originario. I dati paleobotanici indicano che, all’inizio dell’attuale periodo interglaciale, l’Europa meridionale e il Nord Africa erano ammantate da molte foreste: querce decidue e grandi olmi nella loro calotta superiore, frassini, terebinti e sorbi in quella inferiore. Ciò suggerisce che l’ecosistema naturale originario dell’intero bacino del Mediterraneo fosse una foresta semi-decidua a più livelli, con quella biodiversità tipica della successione ecologica avanzata. Il nostro obiettivo è dunque quello di raggiungere uno stato di rigogliosità analogo, integrando in questi sistemi altrettante specie agronomicamente preziose.

Il presente
Le condizioni iniziali di Amadeco, masseria di nove ettari nella costa adriatica pugliese, si presentavano come estremamente sfidanti. Il suolo deficitava di materia organica (inferiore allo 0,5%, secondo le analisi di laboratorio), l’acqua salmastra sotterranea era inadatta all’irrigazione, la biodiversità era scarsa e la rada vegetazione estiva lasciava il terreno esposto durante il periodo più critico dell’anno. Un quadro che somigliava ben poco alla terra che un tempo ospitava una florida comunità vegetale. Inoltre, ci troviamo nella zona di infestazione della Xylella fastidiosa, un batterio associato a una patologia che sta devastando gli oliveti tradizionali, pilastro dell’identità locale. Siamo consapevoli che questa regione porta le cicatrici di una recente crisi fitosanitaria che ha alterato drammaticamente il paesaggio, impattando su attività economiche e comunità locali. Ciò suggerisce dunque che siamo a un punto di svolta, in cui le risoluzioni alle sfide del luogo sono tanto necessarie quanto urgenti.

L’approccio Sintropico
L’Agricoltura Sintropica è un particolare sistema agroforestale che si basa su una biodiversità a più livelli, organizzata meticolosamente, che accoglie una sequenza di gruppi di piante prevalenti in varie fasi di sviluppo del sistema. È come un puzzle in 4D: le piante si distribuiscono lungo le tre dimensioni spaziali (densità di piantagione e stratificazione) e una quarta dimensione temporale (successione). La perfetta coordinazione di tali parametri assicura la giusta corrispondenza delle esigenze eco fisiologiche di ciascuna specie, tenendo conto dei cicli di vita unici e complementari, delle esigenze di luce, della tolleranza all’ombra e dello stadio evolutivo dell’ambiente, definito da vincoli edafoclimatici. Per gli agricoltori, la padronanza di questi strumenti si traduce in autonomia decisionale, consentendo loro di adattarsi alla realtà locale, prescindendo da pacchetti tecnologici prestabiliti o progetti predefiniti.

Sebbene numerosi esempi pratici mostrino la validità di questi principi in numerosi contesti, tale approccio nel Mediterraneo risulta a volte insolito, quando non addirittura sospetto. Ma la storia, ancora una volta, offre indizi su come questo ecosistema, culla di molte civiltà, sia stato un tempo descritto in termini familiari da attenti osservatori:

«All’ombra della maestosa palma cresce l’olivo, e sotto l’olivo il fico, sotto il fico il melograno, e sotto di esso la vite, sotto la vite il grano, poi i legumi, infine la verdura: tutto nello stesso anno e tutte le piante vengono nutrite l’una all’ombra dell’altra»

Questa citazione, tratta dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (77-78 d.C.), descrive la dinamica dei sistemi agrari nel bacino del Mediterraneo prima della diffusione del ferro e, di conseguenza, dell’aratro. Tali sistemi rispettavano comportamento e dinamiche delle foreste semi-decidue, permettendo la coltivazione di ortaggi e cereali all’ombra degli alberi durante l’inverno. Con il calo delle temperature, alcune piante entravano in dormienza e perdevano le foglie. Gli alberi sempreverdi, come gli olivi e molte varietà di querce, venivano potati dopo la raccolta, agevolando l’ingresso di più luce verso il sottobosco e immagazzinando sul suolo una grande quantità di biomassa sotto forma di foglie e di rami. La primavera vedeva prosperare colture a ciclo breve sotto la luce filtrata dalle chiome in fioritura di viti, fichi, pioppi e frassini. Dopo il raccolto, al culmine dell’estate, arrivavano i frutti. Questo ciclo annuale relativamente stabile preservava l’equilibrio, rispettando il funzionamento dell’ecosistema.

Invitati a lavorare nel sud Italia, abbiamo colto subito l’opportunità di implementare, e testare ancora una volta, la validità dell’approccio Sintropico nel ripristino di ecosistemi al loro pieno potenziale, garantendo la produzione agricola e affrontando al contempo le sfide locali. È questo il nostro fine, perseguito attraverso quattro distinti progetti Sintropici avviati alla masseria Amadeco. Siamo ancora alle prime fasi, ma ci sono già risultati che ci assicurano che il cammino è fecondo.

Le aree di sperimentazione
Amadeco è una masseria con aree delimitate da mura in pietra, incantevole testimonianza del patrimonio culturale del Salento. Ci siamo serviti di queste ripartizioni preesistenti per definire progetti con scopi e dimensioni differenti.

Accanto all’architettura principale si trovano due modelli replicabili anche su progetti più ridotti: il Giardino Sintropico e l’Orto Sintropico. Entrambi ospitano una ricca varietà di piante, da ortaggi stagionali e arbusti perenni ad alberi da frutto e silvestri. Mentre il primo è incentrato sulla generazione di un giardino multifunzionale, il secondo privilegia la produzione orticola. Viste dall’alto, le due aree hanno diverso aspetto. L’organizzazione delle consociazioni botaniche in nidi circolari dona al Giardino percorsi sinuosi. Un design che offre non solo appeal estetico e interattivo, ma anche una resilienza nella gestione dell’acqua che lo rende ideale per aree, rurali o urbane, a limitata disponibilità idrica. La bassa dipendenza dall’irrigazione è un tratto distintivo di tutti i nostri progetti, ma è particolarmente degna di nota nell’Orto Sintropico, data la significativa necessità di acqua richiesta tipicamente dagli ortaggi. L’innovatività qui consiste nella creazione di aiuole perenni dove gli ortaggi, ruotati stagionalmente, si alternano con piante aromatiche. Impianti di irrigazione vivente, composti da piante grasse regolarmente potate, ne completano il supporto.

Come molti poderi rurali pugliesi, Amadeco aveva due oliveti piantati nella tipica dimensione di 10 x 10 metri e 12 x 12 metri. In una di queste aree abbiamo scelto di rispettare questa tradizione, arricchendola però con una più ampia varietà di alberi da frutto. È nato così il nostro Frutteto Sintropico. Ogni olivo si accompagna a tre diverse specie di alberi da frutto: una emergente e due appartenenti a uno strato inferiore, per garantire una corretta stratificazione dell’alberata. L’altro oliveto preesistente sta divenendo il nostro Oliveto Sintropico. Il design ci è qui stato suggerito da Ernst Götsch, con l’intento di offrire un’alternativa alle controverse piantagioni intensive e super-intensive di olivi. L’innovatività di questo modello risiede nella sua capacità di conciliare la densità di piantumazione tipica delle monocolture intensive (tenendo conto delle pressioni economiche spesso utilizzate per giustificare tali pratiche), preservando però tutte le funzioni ambientali necessarie per un sistema Sintropico. In questo caso i filari di olivi saranno gestiti come siepi, occupando il 50% dello strato sommitale. Tra le siepi di olivi abbiamo aggiunto una ulteriore fila di alberi da frutto tra cui fichi, cedri, avocado, noci pecan, alberi da frutta a nocciolo e una ampia varietà di arbusti mediterranei. Inoltre, negli intervalli tra i filari di alberi, stiamo sperimentando provini con mix di semi studiati per generare un nuovo strato verde erbaceo estivo. Una volta attecchite, queste fasce saranno pronte per accogliere una produzione di cereali esentata dall’aratura del terreno e dall’impiego di erbicidi. Sia il Frutteto che l’Oliveto sono stati progettati per consentire l’impiego di macchinari a basso impatto per la coltivazione e la raccolta.

Il senso
Affermare semplicisticamente che dovremmo emulare la natura non ne garantisce la replica, o il rispetto degli aspetti essenziali delle dinamiche naturali. Anche laddove animata da buone intenzioni, la pretesa di imitare la natura senza modificare significativamente la progettazione agraria può portare soltanto a una vaga somiglianza visiva di un paesaggio rigenerato, venendo meno le caratteristiche funzionali cruciali per un ecosistema equilibrato. Questa profonda consapevolezza ecologica è la linea guida etica dell’Agricoltura Sintropica, poiché ogni intervento è considerato appropriato solo se contribuisce a un bilancio netto positivo di energia convertita in biomassa, che a sua volta evolve in forme di vita sempre più complesse.

Dopo due anni e mezzo ad Amadeco, abbiamo registrato un incremento quadruplicato del contenuto di materia organica nel suolo. Inoltre, i dati raccolti dai nostri sensori del suolo hanno rivelato che la sua temperatura e la sua umidità si sono stabilizzate nell’arco delle stagioni, rispetto alle aree non curate. Ciò è benefico per la sua microbiologia e riduce la necessità di irrigazione, richiedendo acqua solo una volta alla settimana da fine giugno ad agosto. Finora abbiamo piantato circa ventimila arbusti, tra alberi da frutto e da foresta, tra cui una varietà molto simile a quelle menzionate negli studi paleobotanici cui abbiamo fatto riferimento in precedenza. Le specie appartenenti a stadi successionali più avanzati vengono piantate unitamente alle consociazioni suddette, che le proteggono nei primi anni e creano le condizioni necessarie per il loro sano radicamento.

A livello sociale, consideriamo l’attenzione che questo lavoro ha suscitato da parte di molte persone nella regione come un altro indicatore positivo. Agricoltori, insegnanti, chef di ristoranti o semplici abitanti, da vicino e da lontano, costituiscono la biodiversità di relazioni che il nostro team ha organicamente costruito nella regione. La storia della Puglia è segnata da cicli agricoli caratterizzati da picchi cui segue il declino. Cicli che lasciano cicatrici sia sulla terra che nella vita delle persone. Quando giovani salentini si interessano al nostro lavoro e sono per ciò motivati a rimanere nel territorio, non per partecipare a un nuovo ciclo di sfruttamento, ma piuttosto per essere parte attiva di una nuova narrazione di rigenerazione della terra, ci chiediamo: il modo più alto per rispettare una tradizione rurale non è forse quello di restituirle un futuro sostenibile?

www.amadeco.it

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